Amoris Laetitia, c'è una coerenza? Un vademecum

La copertina del libro "Amoris Laetitia" di Granados, Kampowski e Perez Soba
Foto: PD
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Come interpretare l’Amoris Laetitia? Attraverso l’unità che viene dalla fedeltà al Vangelo. Utilizzando le categorie della coerenza, più che quelle della frattura. Guardando alla necessità di una pastorale del vincolo coniugale. E arrivando a comprendere che una dichiarazione di nullità non è mai la soluzione del problema, ma piuttosto la certificazione di un problema.

Sono queste le risposte date da un libro che è fondamentale per andare oltre il dibattito che si è creato intorno all’Amoris Laetitia, superando scogli dottrinali che sembrano insormontabili. In Amoris Laetitia. Accompagnare, discernere e integrare (Cantagalli) I professori José Granados, Stephan Kampowski e Juan José Perez-Soba mostrano uno sguardo più largo sulla vicenda. Non la casistica della comunione ai divorziati risposati, ma piuttosto la necessità di un maggiore impegno personale. Non l’adattamento della legge, ma la comprensione della legge. Una bussola con un approccio pratico, perché “pratiche” sono le questioni che ha sollevato l’Amoris Laetitia, quelle “dei pastori che ascoltano le confessioni, quelle dei vescovi che indicano line di azione pastorale ai loro sacerdoti, quelle di famiglie attive nella pastorale famigliare”.

La consapevolezza degli autori è che “i problemi delle famiglie e della pastorale famigliare non si risolvono, certo, ricorrendo a nuove normative o ad eccezioni alle antiche regole”, ma che questo no rappresenta piuttosto “il sì al Vangelo della Famiglia”.

Un sì che viene dal riconoscere tre coerenze all’interno del testo dell’Amoris Laetitia: la coerenza rispetto all’itinerario sinodale, la coerenza del documento in sé che renderebbe assurdo parlare di un discernimento soggettivo, e la coerenza della tradizione della Chiesa.

E così, ci vuole l’accompagnamento, che “si oppone alla frettolosa soluzione dei problemi”, ed è piuttosto consapevole del tempo necessario “affinché mature la verità dell’amore nella persona”. La richiesta dell’accesso ai sacramenti “non può essere intesa come la richiesta di un diritto” e “il sacerdote o una persona incaricata non può in nessun modo concedere un permesso affinché tale persona si possa accostare ai sacramenti”, tanto più che “non è quello che ha fatto Papa Francesco.

Come si vede, c’è molto di più da considerare. E così, il problema dei matrimoni falliti va affrontato con una maggiore pastorale del vincolo sacramentale. Il problema dell’educazione viene affrontato con la necessità di una maggiore catechesi, a partire dalle famiglie. E Papa Francesco lo sa, non va mai oltre il Sacramento del matrimonio, notano gli autori, e questo “ci permette di concludere che finora non c’è stata nessuna chiarificazione autorevole di Amoris laetitia, e che le diverse interviste o lettere particolari, alcune pubblicate senza autorizzazione, non hanno vero valore magisteriale”.

Insomma, “ogni nuovo insegnamento del Papa su questo punto deve essere espresso con chiarezza, in modo che non ci sia dubbio che si eserciti l’autorità propria del ministero petrino, ricevuta dal Signore Gesù. In ogni caso rimane valido il principio generale che ogni interpretazione di Amoris laeti- tia, anche se fatta dal Papa, per essere vincolante deve sem- pre rimanere fedele alle parole del Vangelo e alla costante tradizione e insegnamento della Chiesa”.

Il problema è piuttosto nella pastorale, e Papa Francesco ci spinge soprattutto a “colmare queste lacune”. “L’esperienza pastorale – dice - ce lo insegna: la più grande fragilità consiste nel fatto che le persone si sposano con un’idea di amore romantico sentimentale molto superficiale e poco cristiana, e con una personalità adolescente caratterizzata da gravi carenze che emergono al momento di costruire una vita”.

Ci vuole, alla fine, una pastorale matrimoniale ricca, magari con un catecumenato per i fidanzati, come già proposto da Papa Francesco.

C’è molto della prassi della Chiesa, in queste proposte, e poco di quell dibattito fortissimo, ideologicamente diretto, che si è creato intorno all’esortazione apostolica. Tutti tesi a vedere le possibili contraddizioni o le possibili rivoluzioni senza guardare alla concretezza dei fatti, che è poi quello che Papa Francesco ha invitato a fare.

Pe questo, il libro va letto come se si mettessero un paio di occhiali per meglio leggere la vita della Chiesa. E per comprendere che c’è sempre uno sguardo amorevole sulle situazioni difficili, e che nessuno è scomunicato. Ma che il solo pensare che le norme vadano cambiate per andare incontro alle difficoltà di alcuni, non solo indebolirebbe le norme: mostrerebbe la scarsa considerazione che abbiamo di quanti non sarebbero capaci di vivere seguendo quel grande ideale che è il Vangelo della famiglia.