Cardinale Pell, udienza preliminare in Australia. "Mi dichiaro innocente"

Il Cardinale Pell durante la conferenza stampa in cui ha annunciato il suo congedo per tornare in Australia a difendersi dalle accuse, 29 giugno 2017
Foto: Massimiliano Valenti / ACI Group
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Pochi minuti di udienza preliminare, e una dichiarazione di innocenza: il Cardinale George Pell è comparso nella mattinata australiana presso il tribunale che lo ha messo sotto accusa per reati sessuali, a Melbourne, dando così il via ad un processo che, in fondo, è cominciato sui media prima che in tribunale.

Determinato a “ripulire la sua reputazione”, il Prefetto della Segreteria dell’Economia ha preso una aspettativa dal suo incarico, ed è volato in Australia, nonostante le difficoltà dovute all’età e alla salute, per affrontare il processo.

Lo aveva già fatto nel 2002, da poco nominato arcivescovo di Sydney, quando una serie di accuse per copertura agli abusi lo colpirono. Poi, venne fuori che le accuse non avevano alcun fondamento, e la commissione incaricata di investigare, presieduta dall’ex giudice Southwell, certificò anche che il principale accusatore aveva seri problemi di affidabilità.

Alcune di quelle accuse sono riemerse in questi ultimi anni, fino a questo nuovo processo che ha portato il cardinale ad affrontare un viaggio in Australia. Il processo si preannuncia lungo: la prossima udienza è stata fissata al 6 ottobre.

Vestito in clergyman nero, il Cardinale Pell è rimasto impassibile di fronte ai protestanti che davanti al tribunale avevano portato cartelli con scritte come “Non sei mai troppo vecchio per essere arrestato per pedofilia” e “Grazie al Parlamento per aver creduto ai sopravvissuti”.

Non era prevista alcuna dichiarazione di innocenza, ha detto Robert Richter, l’avvocato del Cardinale, ma “per fugare ogni dubbio e a causa dell’interesse suscitato dal processo, indico che il Cardinale Pell si dichiarerà non colpevole di tutte le accuse che gli sono mosse”.

L’udienza preliminare è durata in tutto sei minuti e mezzo. Il magistrato Duncan Reynolds, in maniera del tutto inusuale, ha spiegato il motivo della convocazione, sottolineando che solo se l’accusato verrà portato a processo sarà chiamato a fornire una dichiarazione di innocenza o colpevolezza.

Dato che era citato in giudizio, il Cardinale Pell avrebbe potuto anche evitare di comparire davanti alla corte per questa udienza preliminare, ma ha voluto esserci, insieme al suo team legale composto da tre avvocati. Era lì già un’ora prima della citazione, prevista alle 10, e si è seduto silenziosamente in prima fila.

Ora, l’accusa ha tempo fino all’8 settembre per fornire una lista delle prove a carico del Cardinale al Cardinale stesso e al suo tema legale.

In molti si sono anche mossi in difesa del Cardinale Pell. Angela Shanahan, in un articolo sull’Australian, ha sottolineato l’impossibilità per il Cardinale di avere un processo equo, data la grancassa mediatica che si è creata intorno al caso. E Amanda Vanstone, ex ministro ed ambasciatore di Australia in Italia, ha scritto: “Spero che la Royal Commission sugli abusi sui minori sia in cerca della verità, non di un sacrificio di sangue per placare la folla urlante”.