Che peso hanno le esortazioni post-sinodali?

Alcuni documenti della Santa Sede esposti in una libreria LEV
Foto: Andrea Gagliarducci / ACI Stampa
Facebook Twitter Google+ Pinterest Addthis

Quale è il peso di una esortazione post-sinodale? Quanto pesa come magistero papale? Alla vigilia della pubblicazione dell’esortazione post-sinodale Amoris Laetitia, che chiude due anni di percorso sinodale sul tema della famiglia, vale la pena comprendere in che modo i documenti pontifici possano eventualmente “aggiornare” la dottrina (è bene comunque sapere che la dottrina della Chiesa è stata rivelata, e non può essere cambiata).

In una lettera inviata ai vescovi di tutto il mondo, nella quale presentava una sorta di “guida alla lettura” per l’esortazione, il Cardinal Lorenzo Baldisseri, segretario generale del Sinodo dei Vescovi, ci teneva a sottolineare il carattere eminentemente pastorale del documento, cercando di tranquillizzare sul fatto che “la preoccupazione pastorale non deve essere interpretata come opposta alla legge”.

Di fatto, però, dottrina e pastorale sono molto difficili da separare. La forma utilizzata dal Magistero è, di fatto, di natura secondaria: talvolta, una semplice lettera del Papa (come ad esempio la Ordinatio Sacerdotalis) contiene affermazioni molto autorevoli; sebbene l’esortazione sia normalmente un testo più pastorale ed esortativo, si deve ricordare che la Familiaris Consortio era sì una esortazione post-sinodale, ma conteneva alcune affermazioni di grande rilievo.

L’esortazione post-sinodale, come documento, ha comunque un valore inferiore – nell’ordine – a quello della Costituzione Apostolica e dell’enciclica, ma è comunque superiore in peso al semplice messaggio del Papa.

Ma quali sono i documenti pontifici?

L’enciclica è il documento più importante. Si tratta di una lettera del Papa, indirizzata tutto l’orbe cattolico, che riguarda importanti materie dottrinali, morali o sociali.

Di assoluta importanza, poi, è la Costituzione Apostolica, un atto promulgato direttamente dal Papa come Capo della Chiesa. Le Costituzioni apostoliche riguardano disposizioni che hanno una particolare rilevanza e sono generalmente di natura giuridica.

L’esortazione apostolica post-sinodale si elabora a partire dai suggerimenti del Sinodo, ma ci sono anche esortazioni che non sono frutti del lavoro di un Sinodo.

E poi ci sono le lettere, i messaggi, e i motu propri, vale a dire documenti, nomine, o decisioni prese dal Papa di propria iniziativa.

In tutti questi documenti, dunque, può essere contenuto magistero del Papa, a vari livelli. Ma quando questo magistero può essere davvero portatore di una novità? Quando l’insegnamento del Papa è infallibile?

Al di là della natura del documento, si deve ricordare che la dottrina della Chiesa insegna che quando il Papa parla, da solo ex cathedra o in unione con i vescovi nel Concilio, è sempre infallibile.

Ma un pronunciamento è infallibile se risponde a tre requisiti. Ovvero: che il Papa parli in quanto Papa e pastore della Chiesa universale; che si esprima su fede o costumi; che il modo in cui esprime deve essere solenne e definitivo, con l’intenzione di obbligare tutti i fedeli. Se una di queste condizioni manca, il Magistero è sempre autentico, ma non è infallibile.

L’infallibilità della Chiesa non si limita solo a questo caso straordinario. Si estende anche al magistero ordinario universale. Ovvero, che un pronunciamento, anche se non è di per sé infallibile, lo diventa quando riafferma una dottrina proposta da sempre dal Magistero ordinario universale della Chiesa. Secondo la Costituzione Dei Filius del Concilio Vaticano I, ci sono verità che debbono essere credute, con fede divina e cattolica nella Chiesa, proprio perché espresse dal magistero ordinario universale, e senza che sia necessaria una definizione solenne.

Quando il magistero ordinario universale è infallibile? Quando si esprime su una dottrina riguardante la fede e la morale, insegnata in maniera autorevole in ripetute dichiarazioni dei Papi e dai vescovi, con un carattere indubitabile e impegnativo. E la parola universale – come spiegava il Cardinal Joseph Ratzinger nella Nota Dottrinale illustrativa della formula conclusiva della Professio Fidei del 1998 – sta a significare non il fatto che impegni tutta la Chiesa in senso geografico, ma nel senso che esprime un consenso che abbraccia tutte le epoche della Chiesa.

Da qui viene la definizione di cattolico. È cattolico non solo quello che in un momento particolare viene creduto da tutti in “ogni luogo”, ma quello che è sempre e ovunque creduto da tutti, senza equivoci o contraddizioni. Vale a dire che anche le eventuali novità pastorali – o la “rivoluzione del linguaggio” – che potrebbero essere contenute nel documento post-sinodale non possono cambiare di una virgola la dottrina.