Chiesa di Germania, mai così pochi sacerdoti

Papa Francesco ascolta il Cardinale Reinhard Marx, presidente della Conferenza Episcopale Tedesca, durante la visita ad Limina dei vescovi di Germania, 20 novembre 2015
Foto: L'Osservatore Romano / ACI Group
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Sono stati solo 58 i sacerdoti ordinati in Germania nel 2015. I dati sono stati resi noti dalla Conferenza Episcopale tedesca in questa settimana, e sono solo gli ultimi arrivati a certificare la crisi della Chiesa di Germania. Una crisi che lo stesso Papa Francesco ha affrontato con toni critici durante la visita ad limina dei vescovi tedeschi il 20 novembre 2015.

Scorrendo i dati, si nota che le ordinazioni sacerdotali si sono dimezzate nel corso degli ultimi dieci anni: nel 2005, erano stati 122 i preti diocesani ordinati. Ma il dato è ancora più preoccupante se si guarda ancora più indietro: nel 1965, c’erano stati 500 preti ordinati. In pratica, le 58 persone ordinate nel 2015 rappresentano un decimo delle ordinazioni di 50 anni fa.

Il calo delle vocazioni è aggravato dal calo generale del numero di sacerdoti in Germania: nel 1990, c’erano 20 mila sacerdoti in Germania; oggi sono poco più di 14 mila. Non solo. Anche il numero dei seminaristi è crollato vertiginosamente, e per la prima volta nel 2015 non si è raggiunto nemmeno il centinaio: solo in 96 hanno cominciato il percorso verso il sacerdozio. E ci sono anche alcune defezioni: 309 preti sono deceduti quest’anno, e altri 19 hanno lasciato l’abito.

Ma la crisi di Germania non riguarda le loro vocazioni. Anche qui, sono i dati a parlare. Lo scorso luglio, una ricerca ha testimoniato che la media di partecipazione alla Messa in Germania è del 10,4 per cento dei fedeli (dieci anni fa, erano il 18,6 per cento), mentre il numero di persone che lasciano la Chiesa è cresciuto fino a toccare le 200 mila persone l’anno. Tra queste, si deve considerare che molte lasciano formalmente la Chiesa per non pagare la Kirchensteuer, la tassa della Chiesa che se non pagata provoca effetti simili a quelli dell’apostasia. Un sistema recentemente criticato anche dall’arcivescovo Georg Gaenswein, Prefetto della Casa Pontificia, durante una sua recente visita in Germania.

Di certo, la fedeltà alla Chiesa non è stata aiutata dai casi di abusi, che hanno toccato anche la Germania nell’annus horribilis del 2010. Proprio in quell’anno, i vescovi tedeschi hanno riformato le linee guida per rispondere ai casi di abusi, e hanno fatto un ulteriore aggiornamento nel 2013. Sempre dalla Germania era partito il grande movimento “Verso la Guarigione e il Rinnovamento”, il cui lavoro è stato di ispirazione per la Pontificia Commissione per la Protezione dei Minori.

Nonostante il lavoro fatto, i media tedeschi sono ancora molto sensibili sul tema. E così, la notizia che il Cardinale Marx non abbia propriamente affrontato un caso di abuso sessuale quando era vescovo di Treviri hanno avuto ampio spazio sui giornali.

L’attuale arcivescovo di Monaco-Frisinga, presidente del Consiglio per l’Economia e tra i collaboratori più vicini di Papa Francesco sta affrontando in questi giorni una tempesta mediatica per il caso di un sacerdote – che i giornali tedeschi identificano solo con l’iniziale M – che avrebbe continuato a lavorare in diocesi sotto la sua giurisdizione nonostante i casi di abusi.

Il sacerdote ha ora 52 anni e – secondo SR, l’emittente pubblica del Saarland – avrebbe parzialmente confessato gli addebiti. Il caso risale al 2006, e la Chiesa di Treviri fu informata del caso, ma non chiese i files. Il Cardinale Marx – sempre secondo i report – accettò il fatto che l’accusato avesse negato ogni addebito, e considerò chiusa la questione. Così, l’uomo ha potuto continuare a servire come parroco nella comunità in cui l’abuso avrebbe avuto luogo, anche andando in escursione con i giovani. La condotta del sacerdote sarebbe stata oggetto – secondo la rivista tedesca Focus – di altre due investigazioni nel 2013 e nel 2015, indagini poi cadute per mancanze di prove.

Il Cardinal Marx non ha risposto alle accuse, ma di fatto agì secondo le linee guida che erano allora in vigore alla Conferenza Episcopale tedesca, non essendo un obbligo di riportare il caso. Oggi, probabilmente, la Chiesa condurrebbe una indagine per comprendere la veridicità di quanto addebitato al Cardinale, o perlomeno per avere un quadro più chiaro.

Di certo, l’immagine della Chiesa tedesca ne viene fuori colpita. È forse anche per questo che viene proprio dalla Conferenza Episcopale tedesca la spinta verso l’ “agenda della misericordia” che, puntando sul linguaggio della non esclusione, cerca di rendere appetibile la Chiesa cattolica anche ai lontani.

Uno sforzo che non sembra però fruttuoso. I cattolici sono la denominazione religiosa più grande in Germania e contano 23,7 milioni di membri, ovvero il 29 per cento della popolazione. Ma le persone che lasciano sono sempre di più: se quasi 200 mila hanno lasciato la religione cattolica, 2.685 persone si sono convertite e 6474 sono tornate al cattolicesimo. In tutto, meno di 10 mila persone, ovvero meno di un ventesimo di quanti hanno abbandonato la Chiesa.