Cinema, “Ignacio de Loyola” miglior pellicola al Festival del Film Cattolico

Sant'Ignazio
Foto: sanpietroepaolo.org
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Si è conclusa l’altra settimana a Roma l’VIII edizione dell’International Catholic Film Festival Mirabile Dictu, con la cerimonia di premiazione presso Palazzo Taverna. Il Premio per il miglior film è andato a “Ignacio de Loyola: Soldier, Sinner, Saint di Paolo Dy”.

“Di solito il cinema viene definito come la decima Musa, in realtà non perché sia la più recente, ma perché riesce a riassumere in sé molte iridescenze, molti volti delle Muse precedenti – ha notato nel suo saluto introduttivo il Cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio per la Cultura, che ha accordato l’Alto patronato al Festival fin dalla prima edizione nel 2010 –”.

“Il nostro vedere – ha ricordato il Cardinale – è sostanzialmente un’attività simbolica. È una sorta di grande via della conoscenza, assieme alla parola, e di comunicazione suprema. Noi sappiamo bene che nella nostra lingua, che è molto ricca, c’è un ventaglio, un arcobaleno di parole per descrivere l’atto visivo – pensiamo per esempio alla differenza sostanziale tra ‘guardare’ (atto di percezione fisica) e ‘vedere’ (intuire, scrutare, contemplare, osservare): verbi diversi che esprimono la funzione principale che esercita lo spettatore che vede un’opera”.

 “Ogni opera cinematografica non marginale – ha proseguito – ha al suo interno anche un messaggio da comunicare e ha soprattutto, nel suo cuore, una delle realtà fondamentali per l’occhio e dell’esistere, cioè la luce. Nell’interno della luce, noi abbiamo una delle parabole, uno dei simboli fondamentali, teologici, trascendenti, perché sappiamo bene che la luce è esterna a noi, come Dio: è totalmente altro, ci supera, ci precede e ci eccede. Però al tempo stesso la luce è una realtà che ci fascia, ci avvolge, ci fa riconoscere, passa sulla nostra pelle, entra nei nostri corpi, ci riscalda e in ultima analisi ci fa esistere, perché se si spegnesse la luce, il nostro pianeta cadrebbe inesorabilmente nel nulla, nel silenzio, nel vuoto”. “Ecco, per questo motivo il cinema che ha la luce – non per nulla i suoi inventori si chiamavano paradossalmente fratelli Lumière, ‘luce’ in francese – ha anche un grande simbolo religioso come il vedere, la visione mistica… E il desiderio di questo Festival è quello di far sì che nell’interno del vedere e nell’interno della luce che regge il film, che regge il cinema, ci sia anche qualcosa di Trascendente, ci sia appunto anche un’eco, un irraggiamento, una irradiazione di quella luce suprema che è la luce di Dio”.

La pellicola dedicata alla vita di Ignazio di Loyola, giovane e arrogante ufficiale dell’esercito spagnolo, cresciuto durante i disordini politici nella Spagna del Cinquecento, che si ergerà fino a diventare uno dei santi più famosi di tutti i tempi, ha vinto il premio come miglior film di questa edizione.