Dall'alto dei suoi mille anni, la Cattedrale di Strasburgo è ancora un monito per l'Europa

Cattedrale di Strasburgo, novembre 2014
Foto: Andrea Gagliarducci / ACI Group
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La città si chiama Strasbourg, che significa incrocio di strade. E proprio all’incrocio di quelle strade si staglia la Cattedrale di Strasburgo. Un monumento dell’arte gotica il cui campanile si staglia per oltre 140 metri. Ma soprattutto, il luogo in cui, da secoli, c’è un orologio astronomico che segna il battere del tempo in attesa del giudizio universale. Sospesa tra cielo e terra, incompiuta eppure completa, la Cattedrale di Strasburgo racconta un po’ dell’Europa di oggi. Ma lancia anche un monito all’Europa di domani.

Non è un caso che per la celebrazione del millenario della Cattedrale, Papa Francesco abbia scelto come suo inviato il Cardinal Paul Poupard. Perché il cardinale rappresenta, ancora oggi, quel legame tra cultura e Chiesa cattolica che furono i pilastri della Chiesa del pre e del post-concilio. Dopo aver lavorato in Curia con Giovanni XXIII e Paolo VI, divenne rettore dell’università Cattolica di Parigi, in tempi di grandi contestazioni. E poi fu richiamato in Curia, a gestire il dialogo con i non credenti, inviato oltre la Cortina di Ferro a combattere il comunismo a suon di cultura. La fede incrollabile unita alla cultura, e cullata dalla preghiera: tutto questo in fondo è la Cattedrale di Strasburgo.

La sua costruzione cominciò nel 1015, e terminò nel 1493. È arte gotica pura, e persino il poeta tedesco Goethe la celebrò. Ma è un arte gotica monca, perché il progetto originale prevedeva due campanili, in perfetta simmetria. Ma ne fu costruito uno solamente, che pure si staglia per 142 metri, e domina la città, che si può vedere nella sua completezza dopo essere saliti su per 330 scalini. L’altra guglia non fu mai completata. Poi, Notre Dame divenne chiesa protestante, poi – negli anni della Rivoluzione francese – persino Tempio della Ragione. E con la ragione e con la forza, ma anche con la tradizione, la Chiesa cattolica si è riappropriata del suo spazio, centrale e bellissimo.

Un “angelo rosa,” l’ha definita il poeta Claudel. Un angelo rosa nel cuore dell’Europa, a contrastare il demone nero delle ideologie che imperversano nell’Unione. Eppure, l’Unione Europea è stata concepita lì. Robert Schuman, alsaziano, in odore di beatificazione, pensò il progetto di Unione Europea meditando tra i suoi arazzi e le sue vetrate. È lì che portò Jean Monnet, non credente, ma sensibile ai valori della pace, per costruire l’architettura dell’Europa insieme ai due leader cattolici De Gasperi e Adenauer. Ed è lì, dall’azzurro delle vetrate, che la leggenda narra sia venuta l’idea della bandiera europea. Ed è proprio questa splendida cattedrale intitolata a Notre Dame che forse rappresenta meglio di tutte il sogno europeo. Quello di un architettura bella, perfetta da vedere. Ma incompiuta.

Come renderla allora compiuta? Forse non c’è nessuno meglio del Cardinal Poupard in grado di comprendere quali sono le strade da percorrere. Vie culturali, prima di tutto, che contrappongano la forza della ragione all’irragionevolezza di tante delle risoluzioni e scelte che passano per gli uffici dell’Unione Europea di Strasburgo. Dal non pronunciamento della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo sui bambini nati vivi dopo un aborto tardivo, fino ai rapporti (il Tarabella, l’ultimo) che introducono la teoria del gender e provano in maniera subdola ad inserire il diritto all’aborto tra le pieghe delle leggi dell’Unione, fino all’indifferenza di molti politici, sempre più stregati dal germe dell’economia e sempre meno presi dal fuoco della politica.

Da quel crogiuolo di strade che ha fatto nascere la città di Strasburgo si deve allora pensare una nuova strada per l’Europa. Una strada che può, deve essere cattolica. E lo testimonia in particolare una vetrata, dal colore blu, che rappresenta Notre Dame, e che è stata donata proprio dall’Unione Europea. Perché in pochi sanno che la bandiera dell’Unione ha un chiaro riferimento cristiano.

Un riferimento che c’è anche nella bozza di Costituzione Europea del 2003. Non faceva riferimento alle radici cristiane dell’Europa. Ma sottolineava che la bandiera europea era di 12 stelle su fondo azzurro. Sono le dodici stelle di Maria, le dodici stelle dell’Apocalisse, che si trovano sulla medaglia miracolosa che il giovane artista Arsene Heiz portava sempre con sé. È a quella che lui si ispira nel proporre la bandiera europea. E quelle dodici stelle restano sempre dodici, nonostante ora gli Stati che compongono l’Europa siano 28 (e quando fu fondata erano solo 6).

Quella bandiera, quel riferimento, forse resta l’unico baluardo cui si può aggrappare l’Europa cristiana. In cerca delle sue radici, deve sempre lottare in favore dell’essere umano, ovvero in favore del progetto di Dio. Lo sottolineò Giovanni Paolo II, nel suo discorso al Consiglio d’Europa nel 1988: “Riuniti nelle famiglie, nelle città, nei popoli, gli esseri umani non soffrono invano: il cristianesimo insegna loro che la storia non è un ciclo indifferente che eternamente ricomincia, ma trova un significato nell’alleanza che Dio propone agli uomini per invitarli ad accettare liberamente il suo regno”.

Lo ricorderà anche il Cardinal Poupard, celebrando i 1000 anni di questa cattedrale nel cuore dell’Europa? Il suo discorso sarà in grado di trovare quella sintesi tra fede e ragione di cui l’Europa ha tanto bisogno? Intanto, la Cattedrale di Strasburgo è lì. E ricorda all’Europa di guardare alle sue vere radici.