Il Cardinale Bagnasco: "Il Papa va preso a 360°"

Il Cardinale Bagnasco
Foto: AA ACI Stampa
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Il Cardinale Angelo Bagnasco - dopo 10 anni e 3 mesi di servizio - sta per lasciare la Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana e, ieri sera, ha voluto incontrare a Roma i giornalisti che lo hanno seguito in questi anni per un saluto conviviale. Ma salutando la stampa il Presidente della CEI non ha mancato di rispondere ad alcune domande rivolte dai cronisti presenti. Nell’Assemblea Generale della prossima settimana i Vescovi italiani indicheranno al Papa una terna di nomi per la nuova presidenza.

Nel corso del “botta e risposta” il Cardinale Bagnasco ha rivolto ai giornalisti una domanda. Perché certi argomenti che tratta il Papa - quali quelli etici - non vengono mai (o quasi mai) rilanciati? “Se noi leggiamo i testi del Santo Padre - ha spiegato - vediamo che né più né meno dice queste cose. Un esempio: la Laudato sì che parla di ecologia integrale. Ed ecologia integrale vuol dire la somma di due cose, l’ecologia della natura e l’ecologia dell’uomo. Soltanto che spesso nell’opinione generale ed attraverso i media certe tematiche che il Papa tratta, scrivendo o parlando, non emergono. Sempre certi aspetti, ma non altri. Eppure li tratta. Come mai questo? Perché? Eppure ci sono, in modo molto chiaro e a volte addirittura rivoluzionario. Nella Laudato sì, nel capitolo sulla ecologia umana, il Papa dice che forse c’è stato un eccesso di modernità o di illuminismo. Un eccesso: è una affermazione straordinaria e nessuno l’ha riportata. Un eccesso di modernità poteva essere interpretato dal mondo intero come il fatto che la Chiesa fosse contro la modernità. Il che non è vero perché il Papa parla di eccesso, che è una parola precisa. Anche un valore buono quando diventa eccessivo può diventare negativo. Su questo, silenzio assoluto. Su queste cose che sono anche rivoluzionarie, silenzio. Grandi fanfare invece su altre tematiche… Perché?”.

Il Cardinale Bagnasco ha parlato anche dei 10 anni alla guida della CEI. Tra ricordi belli e brutti. “I ricordi belli - ha ammesso - sono molti. Tra i molti ricordo questo: tutte le volte che qualche mio confratello mi ha dato una pacca sulla spalla o verbale o gestuale, un segno di consenso, vicinanza, affetto, stima e mi fa piacere scegliere questo perché riguarda la mia persona insieme ai miei confratelli. Quello peggiore… Uno generico, perché ha un aspetto difficile e sono quelle situazioni in cui la tensione per alcune situazioni la tensione si tagliava con il coltello. Lo sentivo io e anche i miei confratelli. Sono segnato profondamente da questi passaggi che poi però si sono sciolti”. 

Il pensiero del Presidente della CEI è andato anche a Benedetto XVI, al momento della rinuncia e al pontificato di Papa Francesco. “Io ero presente occasionalmente - ha ricordato il Cardinale Bagnasco - a quel concistoro. Ero a Roma e avevo dovere di partecipare. Nessuno di noi sapeva nulla, tanto che tutti abbiamo pensato - ce lo siamo detti dopo - di non avere capito il latino. E quindi tutti abbiamo fatto questo pensiero…  poi abbiamo capito ed è stato un momento di sconcerto. Poi con i confratelli abbiamo vissuto sia lo sconcerto, sia la fede. Il grande condottiero sappiamo chi è: è Gesù e siamo tutti a servizio. Abbiamo vissuto sì lo sconcerto, ma la fede e la preghiera fino al conclave. La elezione del Santo Padre Francesco ha suscitato in tutti i cuori simpatia, speranza e fiducia e ci siamo presto abituati allo stile dell’umanità pastorale del Santo Padre. Ogni Papa ha portato nella storia sé stesso, e ci siamo presto entrati in questa sua umanità pastorale che ci ha dato innumerevoli stimoli. In particolare fin da subito ha insistito con vigore che la Chiesa deve essere vicina alla gente. Perché metto in evidenza questo input? Perché noi vescovi italiani la troviamo in particolare sintonia con la nostra storia. Potremmo avere tutti i difetti di questo mondo, ma la Chiesa italiana ha una storia di prossimità alla gente, basta vedere la storia. Basta vedere le 25.000 parrocchie, le 225 diocesi italiane e tutti i sacerdoti che vivono accanto alla gente. E allora quella indicazione del Santo Padre ecco è un tesoro che fa parte della nostra storia e che non dobbiamo dimenticare, però la nostra gente ci riconosce questo, con tutti i nostri limiti e i nostri peccati. Nelle mie prolusioni su questo tema sono tornato quasi sempre: spessissimo ho detto parlando al Paese che quello che i vescovi dicono lo hanno letto nel cuore della gente e mettono questo patrimonio a servizio della società. Il contatto con il territorio la Chiesa italiano lo ha e nessuno lo può negare e quando parliamo della vita della gente parliamo perché lo vediamo sul territorio. E’ un sigillo che abbiamo avvertito immediatamente da Papa Francesco che ci ha confortato e confermato”.