San Callisto, le testimonianze della carità nella primitiva Chiesa di Roma

Il Cubicolo di Orfeo
Foto: B. Petrik/ CNA
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Il nome è suggestivo: il cubicolo di Orfeo. Il luogo è ricco di significato e di spiritualità: le catacombe di San Callisto sulla via Appia a Roma. É uno dei complessi funerari più grandi della città con circa 500 mila sepolture. Un cimitero ecclesiastico dove poveri e ricchi erano uniti nel “riposo eterno”. Cubicoli e cappelle si alternano a lunghi corridoi. Uno di questo è delicatamente decorato con una immagine di Orfeo, immagine pagana che per i Padri della Chiesa era diventato simbolo di Cristo. Dopo un lungo lavoro di restauro oggi quelle pitture tornano a splendere.

Negli ultimi anni i responsabili e i tecnici della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra hanno concentrato la loro attenzione sulle Catacombe di San Callisto che sono l'area funeraria cristiana più antica del suburbio romano, iniziata da Papa Zefirino (199-217), che incaricò il suo diacono e futuro papa Callisto (217-222) di sovrintendere al primo cimitero ufficiale della Chiesa di Roma.

Un sepolcreto che fu riscoperto da Giovanni Battista de Rossi a metà ‘800, lo scavò sistematicamente e ritrovò la Cripta dei Papi, dove riposano alcuni pontefici del III secolo, la cripta di S. Cecilia e cinque cubicoli dipinti con i primi affreschi cristiani sinora noti risalenti agli anni '30 del III secolo.

Proprio dinanzi alla Cripta dei Papi si situa un piccolo cubicolo dipinto, che era in pessimo stato di conservazione. Nel restauro si è deciso di  asportare un antico restringimento in muratura , ed è emersa una grande parte affrescato in una grande progetto iconografico che spiega la centralità di Orfeo dipinto sulla volta centrale. La  figura di Orfeo citaredo è attorniata da immagini cosmiche come pavoni, uccelli in volo, mostri marini, fiori che rappresentano il mondo e tutti gli elementi che lo compongono. L'affresco, databile tra il 230 e il 240 d.C., ricorda l'Eden, il paradiso, in cui Orfeo, che si giustappone alla figura di Cristo-Logos, ammalia con il suo canto e la sua musica melodiosa anche i cuori più restii.

Oltre al restauro c’è stato un vero e proprio scavo cha portato alla luce molte tombe, dove erano deposti i defunti che volevano riposare vicino ai martiri e ai pontefici dei primi secoli. Durante lo scavo sono venute alla luce ben 300 monete, che documentano una frequentazione sino al Medioevo, quando i pellegrini di tutto il mondo giungevano alle tombe sante, lasciando sulle pareti di tufo, con rozzi graffiti, i loro nomi e i motivi della loro devozione. Nell'interro sono stati rinvenuti molti frammenti di lampade di vetro, che rischiaravano gli ambienti, e di marmi colorati, che rivestivano le cripte dell'area.

Tanto materiale da far decidere la Commissione a creare una museo diffuso del comprensorio callistiano,  che si va ad aggiungere a quelli della Tricora orientale e della Tricora occidentale, rispettivamente interessate dall'antico allestimento degli inizi del '900 di Joseph Wilpert e da una mostra con i reperti scoperti durante i recenti scavi del cubicolo di Orfeo.

É nato così il Museo della Torretta, situato in un antico Casale del comprensorio, con più di 100 frammenti,  tra sarcofagi ed iscrizioni,  del III e del IV secolo d.C. dalla catacomba di San Callisto ma anche da Domitilla, S. Ippolito, S. Valentino, Ss. Pietro e Marcellino. Alcuni materiali sono stati miracolosamente recuperati negli ultimi anni dalle Forze dell'Ordine , Nucleo Tutela Patrimonio, Guardia di Finanza,  e tornano ad essere mostrati, dopo lunghi restauri, nella sala principale del Museo.

Un modo nuovo e didattico per mostrare la connessione tra mondo pagano e mondo cristiano perchè i reperti provengono da una necropoli nata per i pagani e poi, tra il IV e il V secolo d.C., adattata per i cristiani. Accanto ai sarcofagi con scene bibliche, compaiono sarcofagi pagani con scene recuperate dal repertorio classico, decorati con immagini pastorali, marittime, stagionali, filosofiche mitologiche, ma anche con i  ritratti dei defunti.

Nell’ultima sala del Museo splendono i sarcofagi lavorati appositamente per una committenza cristiana, con scene ispirate alle storie del Vecchio e del Nuovo Testamento, ma anche  ritratti a mezzobusto inseriti al centro e colti nel gesto della preghiera. Un modo per testimoniare il loro essere cristiani anche grazie ai testi di  commoventi epitaffi, dove ricordano l'affetto per i propri cari, e le qualità morali e religiose che li hanno contraddistinti in vita.

Il restauro e le nuove strutture sono una occasione in più, alle soglie del Giubileo, per  accogliere i pellegrini che, alla ricerca di quella misericordia, che Papa Francesco ricorda e che è testimoniata fin dagli albori della vita cristiana di Roma proprio grazie all’ opera della Chiesa che la praticava insieme alla carità.