Sant'Antonio e Maria, uniti nell'umiltà

Padre Oliviero Svanera, Rettore della Basilica di Sant'Antonio
Foto: Messaggero di Sant'Antonio - YouTube
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La devozione di Sant’Antonio alla Vergine Maria è al centro del Messaggio che il Padre Rettore della Basilica del Santo Oliviero Svanera e i Frati della stessa hanno inviato in occasione della Festa di Sant’Antonio, in calendario il prossimo 13 giugno. 

Oltre alla figura della Vergine - di cui ricorre quest’anno il centenario delle apparizioni di Fatima - padre Svanera ricorda anche quella del francescano martire Massimiliano Maria Kolbe. 

Citando gli scritti di Sant’Antonio il Padre Rettore ricorda che il Santo “nota che anche noi, nella preghiera che ci unisce a Dio e fa arrivare a noi la vita divina, possiamo davvero essere innalzati a Dio, non rimanere sottoterra, nella nostra morte quotidiana. Come Maria, anche ciascuno di noi è chiamato a diventare – dice Antonio – il luogo dove poggiarono i piedi del Signore. Il Signore scendendo sulla terra ha avuto bisogno di un luogo pulito dove appoggiare i piedi, la Vergine Maria gliel’ha offerto. Per questo Maria è salita con il Signore che non dimentica quanto ha fatto per Lui: l’ha glorificata al di sopra degli angeli perché si è resa piccola, umile e accogliente”.

Sant’Antonio intercede presso Dio e viene ascoltato in quanto “ha imparato da Maria santissima l’umiltà. Ha annunciato il Vangelo vincendo la tentazione del potere, la tentazione della superbia, la tentazione – direbbe oggi papa Francesco - delle mondanità, di tante mondanità che ci sono e ci portano a recitare la vita o a voler apparire. Non c’è infatti servizio in politica, nel lavoro, nella scuola o nella famiglia senza umiltà. Il Vangelo di Gesù è annuncio di gloria, ma tramite l’umiliazione. Tramite l’amore che si china sull’altro – profugo, migrante, disoccupato, solo, malato, carcerato, emarginato, povero… - e si prende cura di lui”.

“Saremo cristiani efficaci se come sant’Antonio - conclude Padre Svanera - usciamo da noi stessi per predicare Cristo crocifisso, scandalo e pazzia, e se facciamo questo seguendo Gesù con uno stile di umiltà, di vera umiltà, di amorosa umiltà. Che parlino le opere, predicava sant’Antonio. Così come parla una lingua comprensibile a tutti il gesto di san Massimiliano Kolbe che dona la propria vita per salvare quella di un padre di famiglia”.