Simposio CCEE, Baldisseri: “Un sinodo sui giovani con lo sguardo centrato su Cristo”

Il Cardinale Lorenzo Baldisseri durante un intervento in Sala Stampa vaticana
Foto: Archivio CNA
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Cosa ha da offrire la Chiesa ai giovani oggi? Gesù Cristo, l’incontro con questo personaggio storico, realmente esistito, che è il Figlio di Dio resuscitato. Lo dice ad ACI Stampa il Cardinale Lorenzo Baldisseri, “ospite d’onore” al simposio del Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee dedicato all’accompagnamento dei giovani.

Perché, dopo il sinodo della famiglia, il Papa ha voluto un sinodo sui giovani?

Perché un sinodo dei giovani rappresenta una scelta in continuità con il Sinodo della famiglia. E poi perché i giovani sono “decisionali”, devono decidere il futuro, e per questo sono le componenti più importanti nel grande processo della famiglia. Credo che il Papa abbia voluto rispondere alle esigenze e anche alle proposte che sono state fatte.

Come si è arrivati alla scelta?

Se ne è cominciato a parlare partendo dall’ultima consultazione fatta al termine dell’assemblea sinodale, da cui è partita una inchiesta che ha coinvolto tutte le conferenze episcopali. Come segreteria generale del Sinodo, noi abbiamo catalogato le risposte e abbiamo presentato tutto al Consiglio di Segreteria del Sinodo: la stragrande maggioranza di risposte chiedeva un sinodo sulla gioventù Il Papa, quindi, ha chiesto un ulteriore consiglio a cardinali e ad altre personalità. Dopo questo, abbiamo scelto il tema.

Il tema pone particolare accento sulla vocazione…

Quando abbiamo scelto il tema, abbiamo pensato proprio alla formulazione, basata su discernimento e vocazione. La nostra volontà era di fare un discorso non ad intra, ma soprattutto ad extra. La Chiesa si occupa di tutti i giovani del pianeta, non solo dei cattolici. E cosa proponiamo ai giovani? La fede! La Chiesa La Chiesa propone Gesù Cristo. Propone una persona concreta, storica, che ha le caratteristiche della fede nostra che è quello del figlio di Dio resuscitato. La figura di Gesù diventa centrale, e il discernimento vocazionale per i giovani è orientato sulla figura di Gesù. La vocazione è ampia, perché Gesù è un modello. Vogliamo dire che la vita deve essere vissuta come Gesù l’ha vissuta, la proposta del modello di Gesù deve andare a tutte le categorie, a tutti i membri della vita e della società. Discernimento vocazionale vuol dire progetto di vita, la necessità di aiutare questi giovani a poter fare una scelta di vita.

Cosa porta a casa da questo simposio?

Questo simposio organizzato dal Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee è molto interessante. Testimonia, prima di tutto, che gli europei sono stati i primi a capire quanto era importante affrontare la questione, nonostante i problemi in seno all’identità stessa dell’Europa – anche politici – che si sono creati negli ultimi tempi. Questa iniziativa può essere una spinta per altri continenti ad affrontare il tema, a fare altrettanto. Io so che le conferenze episcopali stanno muovendosi, ma non mi risulta ancora che un gruppo di conferenze episcopali continentale abbia programmato un simposio o uno studio approfondito sul tema. Ma c’è ancora un anno e mezzo di tempo.

Quali sono i prossimi passi?

Raccoglieremo i questionari inviati con l’Instrumentum Laboris del Sinodo entro il 31 ottobre, ma intanto abbiamo molte iniziative nelle diocesi. C’è molto interesse sul Sinodo, io andrò nel mese di maggio a Hong Kong e Taiwan a parlarne. Il nostro obiettivo è quello di non limitare il tema del discernimento vocazionale alla parrocchia o alla diocesi. Bisogna guardare oltre la Chiesa, rivolgersi a tutti. Il Papa, in questo, ci dà un esempio formidabile.