A Santa Marta, Papa Francesco chiede: "Quale è il vero digiuno?"

Papa Francesco durante una Messa nella Domus Sanctae Marthae
Foto: L'Osservatore Romano / ACI Group
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Cosa è il digiuno? È “soccorrere il prossimo” dice Papa Francesco, commentando il Vangelo del giorno nella consueta omelia del mattino alla Domus Sanctae Marthae riportata da Radio Vaticana.

Perché è vero - osserva il Papa - che il digiuno è “la penitenza che siamo chiamati a fare” in Quaresima, e che Dio “gradisce il cuore penitente”, ma è anche vero che il digiuno non deve essere ipocrita.

Il Papa parte dalle letture, dal rimprovero agli “ipocriti” che digiunano “mentre curano i propri affari”, compiono ingiustizie. Ma il Papa afferma che il Signore chiede un digiuno vero, attento al prossimo, non il digiuno “per farsi vedere o per sentirsi giusto ma nel frattempo ho fatto ingiustizie, non sono giusto, sfrutto la gente. ‘Ma io sono generoso, farò una bella offerta alla Chiesa’ – ‘Ma dimmi, tu paghi il giusto alle tue domestiche? Ai tuoi dipendenti li paghi in nero? O come vuole la legge perché possano dare da mangiare ai loro figli?’”.

Papa Francesco racconta poi che padre Pedro Arrupe, che fu generale dei gesuiti, quando era missionario in Giappone ricevette una donazione per la sua attività evangelizzatrice da un ricco uomo d’affari. La donazione fu fatta in presenza di fotografo e giornalista, la busta conteneva solo 10 dollari.

“Questo – commenta il Papa - è lo stesso che noi facciamo quando non paghiamo il giusto alla nostra gente. Noi prendiamo dalle nostre penitenze, dai nostri gesti di preghiera, di digiuno, di elemosina, prendiamo una tangente: la tangente della vanità, del farci vedere. E quella non è autenticità, quella è ipocrisia. Per questo quando Gesù dice: ‘Quando pregate fatelo di nascosto, quando date l’elemosina non fate suonare la tromba, quando digiunate non fate i malinconici’, è lo stesso che se dicesse: ‘Per favore quando fate un’opera buona non prendete la tangente di quest’opera buona, è soltanto per il Padre’”.

Quindi Papa Francesco cita la prima lettura di Isaia, parole che sembrano “dette per i nostri gioni”, in cui il digiuno è “sciogliere le catene inique”, è piuttosto “dividere il pane con l’affamato, nell’introdurre in casa i miseri, senza tetto, nel vestire uno che vedi nudo senza trascurare i tuoi parenti?’.

Il Papa invita dunque a pensare “a queste parole, pensiamo al nostro cuore, come noi digiuniamo, preghiamo, diamo elemosine. E anche ci aiuterà pensare cosa sente un uomo dopo una cena, che ha pagato 200 euro, per esempio, e torna a casa e vede uno affamato e non lo guarda e continua a camminare. Ci farà bene pensare quello”.