Alla Pontificia Università Urbaniana una tavola rotonda per la pace in Sud Sudan e Congo

La tavola rotonda "Costruire insieme la pace"
Foto: Marina Testino, ACI Group
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“Noi cristiani crediamo e sappiamo che la pace è possibile perché Cristo è risorto. Lui ci dona lo Spirito Santo che abbiamo invocato”. Così Papa Francesco invitava tutti i fedeli a pregare durante la celebrazione di preghiera per la pace in Sud Sudan e nella Repubblica Democratica del Congo lo scorso novembre a San Pietro. E su questo “speciale invito” del Pontefice nasce la Tavola Rotonda “Costruire la pace insieme” per il Sud Sudan e la Repubblica Democratica del Congo, che si è tenuta ieri alla Pontificia Università Urbaniana.

A promuoverla è la Solidarity with South Sudan e la Commissione Giustizia, Pace e Integrità del Creato”, ambedue dell’ Unione dei Superiori Generali (USG) e dell’Unione Internazionale dei Superiori Generali (UISG). La Tavola Rotonda in primis ha voluto sviluppare il messaggio del Papa suscitando consapevolezza sull’urgenza di costruire la pace in queste due Nazioni e, attraverso il dialogo, di suggerire azioni concrete di riconciliazione.

“La pace è la base fondamentale per lo sviluppo umano integrale e per il benessere della nostra casa comune. La non-violenza attiva è un processo essenziale di transizione per costruire una pace giusta e per contrastare la violenza”, aveva detto ancora Papa Francesco durante la celebrazione di preghiera per la pace in Sud Sudan e nella Repubblica Democratica del Congo a San Pietro.

E lo ripete anche il Cardinale Peter Turkson, Prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, intervenuto ieri all’Urbaniana: “ Abbiamo bisogno del sostegno di tutte le comunità. Perché non esiste lo sviluppo di una nazione senza la pace. La pace è un requisito necessario per qualsiasi tipo di sviluppo e innovazione. E dobbiamo promuovere la dignità dell’essere umano”. Il Prefetto ha poi aggiunto che “il più grande nemico al raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile non è la mancanza di fondi ma la mancanza di pace”. Il Cardinale Turkson ha visitato il Sud Sudan e conosce bene la situazione della Repubblica democratica del Congo: “Siamo vicini al dolore e alla sofferenza di questi due popoli”, ha concluso.

La pace, la lotta alla povertà, la mancanza di educazione e di opportunità lavorative per i giovani, i matrimoni forzati: sono solo alcune delle sfide principali per costruire la pace in Sud Sudan. Tutti sanno l’attenzione speciale del Papa per l’Africa e la volontà più volte espressa di andare in Sud Sudan. E per questo il progetto di Solidarity with South Sudan, nato nel 2008, ora si rivolge proprio al Pontefice.

Ogni sessione della tavola rotonda è stata accompagnata da un breve documentario che ha illustrato le cause della situazione di disagio in entrambe le Nazioni. Con un messaggio per un’auspicata assistenza da parte dei loro governi e del mondo intero e con esempi che mostrino tutti i loro impegni per la pace.

I relatori, per ambedue i Paesi, hanno condiviso le loro riflessioni su tre argomenti: come impegnarsi per la pace individuale, come vivere in pace e come sostenere la pace. Ma soprattutto quale contributo può dare ciascuno di noi per raggiungere gli obiettivi di solidarietà.

Ad accompagnare i lavori la Corale Bondeko della Repubblica Democratica del Congo. La corale è fedele al suo nome essendo composta da uomini e donne: laici adulti, sacerdoti, consacrati e giovani.

Durante la Tavola Rotonda un momento particolare è stato dedicato anche alla preghiera comunitaria. Proprio come desiderato ed espresso da Papa Francesco durante la veglia per la pace: “Sappiamo che la preghiera è più importante, perché è più potente: la preghiera opera con la forza di Dio, al quale nulla è impossibile. Per questo ringrazio di cuore quanti hanno progettato questa veglia e si sono impegnati per realizzarla”.