Biotestamento, a rischio l’obiezione di coscienza degli ospedali cattolici?

Una immagine dell'ingresso della Casa Sollievo della Sofferenza
Foto: Casa Sollievo della Sofferenza
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Il paziente avrà il diritto di abbandonare le terapie, il medico potrà rifiutarsi di staccare la spina. Ma non gli ospedali cattolici. Così, l’obiezione di coscienza della legge sulle Dichiarazioni Anticipate di Trattamento, che oggi viene inviata al Senato, diventa un’arma a doppio taglio per gli ospedali cattolici.

Ma che la legge avesse un impianto contestabile lo aveva segnalato il Cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, in apertura dell’ultimo Consiglio Permanente. “La legge sul fine vita – aveva detto il Cardinale Bagnasco - è lontana da un'impostazione personalistica; è, piuttosto, radicalmente individualistica, adatta a un individuo che si interpreta a prescindere dalle relazioni, padrone assoluto di una vita che non si è dato". 

Le reazioni delle associazioni cattoliche non si sono fatte attendere. Gian Luigi Gigli, presidente del Movimento per la Vita, sottolinea che si tratta di una legge che “malgrado le pie intenzioni di alcune anime belle, introduce nei fatti il suicidio assistito e l’eutanasia omissiva da sospensione di idratazione e nutrizione anche quando non costituiscono trattamento di una specifica patologia. Alla prima applicazione, vedendo morire in modo molto disumano un paziente per denutrizione e disidratazione, sarà difficile constatare la maggiore umanità di una fiala letale. Per questo si tratta di una legge grimaldello per forzare l’ordinamento giuridico italiano, non a caso prevedendo esenzioni per i reati di istigazione al suicidio e omicidio del consenziente, oggi puniti dal Codice penale”.

Alberto Gambino, presidente dell’Associazione Scienza & Vita, mette in luce che “le cure e l’assistenza sanitaria costano, e alcune strutture cinicamente potrebbero assecondare i desideri mal posti e fatti magari in un momento di sconforto del paziente prendendoli come autodeterminazione assoluta. In altri ordinamenti prima dell’autodeterminazione c’è la dignità della persona. Se qualcuno vuole fare delle cose che vanno contro il proprio essere e contro la propria dignità questi ordinamenti non le assecondano”.

Massimo Gandolfini, presidente del Comitato Promotore del Family Day, ha definito la legge "inutile ed iniqua”, dato che “una persona privata di idratazione e alimentazione non muore di malattia ma di fame e di sete. Il fatto che non sia fissato il momento e lo stato di salute in cui sarà possibile sospendere questi sostegni vitali rende ancora più evidente che stiamo parlando di vera e propria eutanasia. Accompagnare alla morte senza accanimento e sofferenze è ben altra cosa.”

Tra gli articoli approvati, anche il controverso articolo 1, che regola il consenso informato nel fine vita. Secondo l’articolo, verrà garantito l’accompagnamento terapeutico nel fine vita, aprendo anche alla possibilità di ricorrere alla sedazione palliativa profonda continua, e riconosce al medico di non avere obblighi professionali qualora il paziente, ad esempio, gli chieda di sospendere terapie fondamentali per la vita, come la nutrizione e l'idratazione, o addirittura l'interruzione dei macchinari che lo tengono in vita. 

È l’apertura all’obiezione di coscienza, seppure non esplicitata. Eppure, l’articolo specifica che nessun distinguo o trattamento particolare verrà riconosciuto alle strutture sanitarie private convenzionate. È stato così bocciato un emendamento che mirava a consentire alle "istituzioni sanitarie private" di poter essere "esonerate da applicazioni non rispondenti alla carta dei valori su cui fondano i propri servizi".

Da qui, l’allarme lanciato da Domenico Crupi, direttore generale dell’Ospedale Casa Sollievo della Sofferenza. Conosciuto come l’ospedale di padre Pio, che lo costruì con le donazioni dei fedeli, la Casa Sollievo della Sofferenza è di proprietà della Santa Sede.

Crupi ricorda che “le posizioni degli ospedali cattolici sul morire con dignità, sull’eutanasia, sull’accanimento terapeutico e sul principio di proporzionalità delle cure sono o dovrebbero essere ben note e sono state da ultimo ancora ribadite nella Nuova Carta degli Operatori Sanitari, a cura del Pontificio Consiglio per la Pastorale della Salute”, e si dice colpito dalla “la norma, in conseguenza della quale anche le strutture sanitarie cattoliche, convenzionate con il Servizio Sanitario regionale, non potranno chiedere alle Regioni di essere esonerate dall’applicazione delle norme sul biotestamento che non siano coerenti con i carismi fondazionali, che costituiscono l’essenza dei servizi erogati, compresi in molti casi anche gli aiuti economici, l’assistenza e l’ospitalità alle famiglie dei malati, come nel caso dell’Ospedale di San Pio da Pietrelcina”. E non è vero, tuona Crupi, che gli ospedali cattolici siano finanziati dallo Stato, “il servizio sanitario pubblico, nell’organizzare la sua offerta di servizi, decide in modo assolutamente autonomo le prestazioni da acquistare dai privati, decide in modo unilaterale il prezzo da pagare e non contribuisce, per esempio, al finanziamento dei fattori tecnologico-strutturali occorrenti per la produzione dei servizi acquistati, con evidenti vantaggi economici”.