Cor Unum tra i rifugiati in Ucraina. "La frase ricorrente? Voglio tornare a casa"

Alcuni scatti del viaggio di Monsignor Dal Toso in Ucraina
Foto: Cor Unum
Previous Next
Facebook Twitter Google+ Pinterest Addthis

“Voglio tornare a casa”. È questa la frase ricorrente sentita dagli sfollati in Ucraina da monsignor Giampietro Dal Toso, segretario del Pontificio Consiglio Cor Unum. Monsignor Dal Toso è stato in Ucraina, a Kiev, dal 24 al 27 aprile, per definire come utilizzare i proventi della colletta straordinaria per l’Ucraina che Papa Francesco ha lanciato lo scorso 24 aprile. Ha visto storie di vita ordinaria, necessità impellenti nelle zone rurali dove a volte “si fa anche la fame”, ma anche una situazione economica disastrosa, che “è collegata, ma non dipende dal” conflitto e che rende difficile la vita della popolazione. Una “emergenza umanitaria” nascosta da un “conflitto nel cuore dell’Europa”, cui l’iniziativa del Papa ha dato finalmente visibilità.

Nei suoi tre giorni a Kiev, Monsignor Dal Toso si è incontrato con i vertici della Chiesa Greco-Cattolica e della Chiesa latina ucraina, ma anche con i rappresentanti delle altre confessioni cristiane e di tutte le confessioni religiose, si è confrontato con gli ufficiali delle Nazioni Unite, ha visto il gran lavoro che si fa lì. E ha visitato un luogo dove sono raccolti gli sfollati.

“C’è un numero incredibile di persone che hanno lasciato la casa: ci sono tre milioni di persone che vivono in forte disagio, e un milione e mezzo di sfollati interni. Questi ultimi sono concentrati soprattutto nelle zone a ridosso delle Repubbliche autoproclamate, ma anche a Kiev, la capitale”, dice monsignor Dal Toso.

Le repubbliche auto-proclamate sono quelle di Donetsk e di Lugansk, uno dei frutti amari del conflitto che dura ormai da due anni e del quale non si vede fine. Per prendere consapevolezza della situazione dei rifugiati, monsignor Dal Toso ha fatto visita a un centro che raccoglie circa 150 rifugiati a Kiev.

“La cosa che mi ha più colpito – dice ad ACI Stampa – è che si tratta di persone che avevano una vita ‘normale’: sono persone del ceto medio, con una casa, un lavoro, una vita dignitosa. Dall’oggi al domani, sono scappati e hanno lasciato tutto”.

Aggiunge: “La cosa terribile per queste persone è che non c’è prospettiva. Nessuno sa quanto durerà questa situazione. Vivono in quattro persone in una stanza senza magari sapere cosa sarà del domani. Ci sono posti in cui hanno l’elettricità per per sole due ore, non c’è gas. Ho chiesto ad alcuni di loro: ‘Qual è la vostra speranza?’ Mi hanno detto: ‘Di tornare a casa’.”

Sottolinea monsignor Dal Toso che “c’è un lato umano in questa crisi che viene considerato poco, ma è quello più doloroso. Il Papa lo ha compreso, e credo che il grande successo dell’iniziativa del Papa sia stato il mettere la situazione di nuovo sotto i riflettori, far rendere conto l’opinione pubblica che c’è un conflitto nel cuore dell’Europa, con un numero di sfollati che è pari o persino superiore all’ondata migratoria che sta colpendo il continente”.

Ora si tratta di rispondere all’emergenza. Uno sguardo alle cifre aiuta: sono 9 mila i morti accertati nel conflitto, il potere di acquisto si è ridotto di un terzo a causa della pesante inflazione, ci sono oltre 500 mila persone in urgente necessità di cibo. Sono 120 i settori sanitari danneggiati o distrutti, ci sono dalle 12 alle 15 mila case danneggiate e mille case completamente distrutte.

L’ammontare dei fondi raccolti con la Colletta Straordinaria si saprà non prima di tre mesi, quando tutte le parrocchie che hanno aderito avranno inviato il denaro raccolto alle Conferenze Episcopali e da queste saranno state inviate al Papa, e si sarà provveduto a conteggiarlo. La catena della solidarietà è stata amplissima, e persino le parrocchie in Ucraina hanno aderito.

Per Cor Unum – spiega monsignor Pietro Dal Toso – “si tratta di istituire un comitato tecnico in loco, che possa gestire tutto, utilizzando le strutture presenti, come le parrocchie, le Caritas, molto attive sul territorio. Queste nostre realtà rappresenteranno il canale attraverso il quale invieremo gli aiuti. Ma i destinatari non saranno solo cattolici: tutti quelli che ne hanno bisogno riceveranno un aiuto, a prescindere dalla loro appartenenza religiosa o culturale”.

Se ci sono tante iniziative sul territorio, è da notare che “questa è una iniziativa del Papa, e la Chiesa locale è lo strumento con cui si fa presente una iniziativa del Santo Padre.

Sono una serie di aiuti che “evidentemente non risolveranno i problemi dell’Ucraina, ma è un fatto importante che si possano raggiungere tante persone, e che il Papa possa in questo modo riaccendere i riflettori su quello che accade nell’Est dell’Europa”.

Non solo. Manifestano “cosa vuole la Chiesa”, la quale “non ha interessi di potere, ma ha interesse di manifestare la gratuità di Dio”. E poi, è una iniziativa che gode di una collaborazione non solo tra le Chiese cattoliche, ma anche con le altre confessioni come la Chiesa ortodossa ucraina, non ultimo il Patriarcato di Mosca (monsignor Dal Toso ha avuto anche un incontro con un suo rappresentante durante il suo viaggio).