Delpini: "Milano contrasti l'individualismo egocentrico"

L'Arcivescovo di Milano, Mario Delpini
Foto: Chiesa di Milano - Facebook
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Bisogna contrastare "quella tendenza troppo facile alla critica e quell'enfasi troppo sproporzionata su alcuni che, approfittando della loro posizione hanno cercato il proprio vantaggio, anche con mezzi illeciti, aprendo la porta alla corruzione", dobbiamo ribadire invece "ogni mattino che il paese, la città funzionano, possiamo fare affidamento su servizi perché c'è una folla di persone che fanno di giorno e di notte il proprio dovere, a beneficio di tutti". Così ieri sera l'Arcivescovo di Milano Mario Delpini in occasione del suo primo discorso alla città per la festa di Sant'Ambrogio.

A Milano Delpini propone "un'alleanza, convocare tutti per mettere mano all'impresa di edificare in tutta la nostra terra quel buon vicinato che rassicura, che rasserena, che rende desiderabile la convivenza dei molti e dei diversi, per cultura, ceto sociale e religione". Non dobbiamo - aggiunge - "vivere la città come servizi da sfruttare o pericoli da temere, ma come vocazione a creare legami. Sono essi il luogo dell'ospitalità, della possibilità di (ri)dare nome ai soggetti, di offrire dimora alla cittadinanza fraterna e di riconsegnare le istituzioni alla comunità".

Oggi Milano - prosegue il successore del Cardinale Scola - dev anche "contrastare la tendenza individualistica di cui si è ammalata la nostra società. L'individualismo egocentrico ha radici lontane e una forza persuasiva e pervasiva impressionante alimentata da enormi interessi", bisogna quindi contrastare chi vuole "ridurre le persone a individui, rendere labili i rapporti, fragili le famiglie, instabili gli affetti, isolate le persone induce i cittadini a ignorare la città, a preoccuparsi solo di sé, del proprio benessere, della propria sicurezza". E ricordando il Papa Delpini invita i milanesi a non ritenere che "la notizia più importante della giornata è l'andamento della borsa. La società è così esposta al rischio di essere sterile, senza bambini e senza futuro, e le persone isolate, senza famiglia e senza comunità".

"Le istituzioni - sottolinea poi l'Arcivescovo - sono chiamate a motivare tutti ad appassionarsi all'impresa e a crederci. Le regole del vivere insieme non sono infatti un prontuario affidato alla buona volontà dei singoli, ma la normativa che impegna tutti e a tutti offre garanzie. Compito delle istituzioni è di garantire il vivere insieme e creare le condizioni perché ciascuno possa realizzare la propria vocazione, di difendere i deboli e di contenere l'arroganza dei prepotenti, di elaborare normative sensate e di farle rispettare, contrastando i comportamenti arbitrari e la suscettibilità di chi crede di avere solo diritti, di offrire i servizi e curarne il mantenimento, evitando lo sperpero e il degrado".