Georgia, una Porta Santa nel mezzo di un giardino

Il vescovo Pasotti apre la Porta Santa di Rustivo, Georgia, 7 dicembre 2015
Foto: Diocesi di Rustivo
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Sorge là dove dovrebbe esserci una chiesa, e invece non è stato ancora edificato niente. La Porta Santa di Rustavi, in Georgia, è così l’unica costruzione nel mezzo di quello che è ancora un prato. L’ha aperta, lo scorso 7 dicembre, il vescovo Giuseppe Pasotto, stimmatino veronese. Un segnale che la comunità georgiana è ancora viva. Nonostante le difficoltà.

Perché nella repubblica caucasica i cattolici sono l’1 per cento della popolazione, e vivono una difficile convivenza con gli ortodossi. Sono sempre più frequenti i ribattesimi, ovvero il secondo battesimo chiesto ai cattolici qualora vogliano sposare un ortodosso. Ma anche i battesimi somministrati agli anziani in punto di morte, ai testimoni di nozze ortodosse, a padrini e madrine di battesimi ortodossi. Tutto è strettamente connesso all’identificazione dell’identità georgiana con la religione ortodossa. Insomma, se sei georgiano non puoi che essere ortodosso.

E in più, la Costituzione georgiana (art.9) riconosce alla Chiesa ortodossa georgiana un ruolo speciale. Secondo una procedura per la registrazione delle associazioni religiose approvata nel 2011, le comunità non ortodosse - a cui spettava il solo riconoscimento di soggetto non commerciale di diritto privato - possono ora registrarsi come soggetto giuridico di diritto pubblico, purché abbiano una relazione storica con la Georgia o siano considerate “religioni” nei Paesi membri dell’Unione Europea. Un dato che permette a chiesa armena, comunità islamica e comunità cattolica di costituirsi come ente giuridico pubblico. Va da sé che la Chiesa ortodossa georgiana non è contenta.

Questo si riflette anche nei permessi per la costruzione di nuove chiese cattoliche. Come quella che dovrebbe esserci sul prato di Rustivo, nella quale si dovrebbe entrare attraverso la Porta Santa. Parlando con Radio In Blu, il vescovo Pasotti ha sottolineato che si tratta di “una porta che abbiamo costruito in un terreno libero, in un prato dove da anni tentiamo di costruire una chiesa e non abbiamo avuto ancora l’autorizzazione anche se tutti i documenti da anni sono a posto, cioè ci sono tanti problemi che creano, io credo sicuramente in modo artificiale, cioè nonostante tutti i documenti pronti il sindaco ancora non ha firmato. Allora è nata l’idea di fare la Porta Santa lì, è la porta della chiesa proprio esattamente come deve essere una porta ed è senza la chiesa”.

La Chiesa dovrebbe essere dedicata alla Divina Misericordia. Nella lettera ai fedeli, il vescovo Pasotti ha sottolineato che “la porta dell’anno santo la potremmo proprio pensare ad una porta senza chiesa, per capire che la misericordia non ha pareti ne confini, non ha il tetto che impedisce di vedere la luce del sole e delle stelle, non ha i perimetri al cui più in là non si può andare, non ha proprietario perché è per tutti, non ha posti a sedere riservati, per raccomandati, ma nemmeno posti da sedere perché chiede di essere sempre attivi, disponibili, pronti verso gli altri… non ha niente perché è tutto!”

Allora “proprio una porta senza chiesa, senza mura, è la Porta Santa che apriremo qui in Georgia, simbolicamente il 7 dicembre! Questa porta ci ricorderà che la Misericordia di Dio è immensa, che la misericordia di Dio è per tutti, che non c’è nessuno che non possa non essere da lei abbracciato, che la Misericordia permette alla terra di toccare il cielo, che la Misericordia è aria che dona vita, fa respirare l’uomo e lo proietta verso ciò che è eterno, infinito, come solo l’amore lo è”.

E chissà se Papa Francesco non pensi magari di fare una puntata in Georgia, qualora dovesse fare durante l’anno quel viaggio in Armenia cui tiene tanto.