Giordania, il dialogo interreligioso, ma anche il proselitismo ‘evangelical’

Il vescovo William Shomali, vicario patriarcale di Giordania
Foto: LPJ
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Il tema dei migranti, sempre attuale nonostante la situazione sembri migliorata. Il dialogo interreligioso, qualche volta titubante, ma insostituibile, che porterà oggi cristiani e musulmani e celebrare insieme l’annunciazione ad Amman. I giovani, una vera risorsa in Medio Oriente. Ma soprattutto, il tema del proselitismo delle sette evangeliche, presenti anche in Giordania, che si affrontano "catechizzando bene i nostri fedeli, di creare comunità ricche di calore umano e carita cristiana, di celebrare la liturgia con dignita e bellezza". William Shomali, vicario patriarcale latino di Giordania, parla di tutto questo con ACI Stampa dopo la visita ad limina dei vescovi di rito latino nelle Regioni Arabe.

Di cosa avete parlato con Papa Francesco?

Abbiamo parlato della situazione in ogni diocesi. La nostra conferenza episcopale comprende tutti i paesi arabi senza l’Africa del Nord. Fanno eccezione l’Egitto, la Somalia. Cipro e Israele fanno parte di questa conferenza. Papa Francesco è stato molto attento, ha fatto domande. Gli abbiamo parlato della nostra situazione politica, religiosa e ecumenica, della libertà di coscienza, ma anche dei profughi, dei rifugiati e dei migranti.

Cosa ha detto della situazione in Giordania?

Ho ribadito che le notizie che giungono dalla Giordania sono piuttosto rassicuranti. La Giordania vive un miracolo di sicurezza in un ambiente generale instabile. Grazie alla politica moderata del re, c’è una situazione di tranquillità. L’ISIS non ha potuto entrare in Giordania. Il governo è molto favorevole ai cristiani, nonostante il fatto che siano solo il 2 per cento.

I cristiani sono molto pochi. Come portate avanti il dialogo con il mondo musulmano?

Il dialogo non è omogeneo. Ci sono vari modi di fare dialogo: il dialogo culturale e quello teologico, nonche il dialogo esistenziale che vuol dire la convivialità e l’interazione quotidiana. Vivere insieme è una forma di dialogo non meno importante. Anzi e il piu importante. Che beneficio tiriamo da un dialogo accademico in sale chiuse se non c’e vera convivialita nella strada, nell’ufficio, nella scuola e all’universita? Riusciamo a vivere insieme: nella stessa scuola o universita, dove studiano insieme giovani cristiani e musulmani, avendo professori cristiani e musulmani. Il dialogo si fa in molti modi.

C’è amicizia tra cristiani e musulmani?

L’amicizia nasce dal vivere insieme al quotidiano. I musulmani e i cristiani sono legati da valori comuni che favoriscono la convivialita. Durante la Quaresima, spieghiamo ai nostri amici musulmani il nostro modo di digiunare. Durante il mese di Ramadan, li invitiamo a cena durante, e loro ricambiano l’invito. Durante le cene ramadaniche, si fanno discorsi, si raccontano storie, si scambiano indirizzi.

Gli incontri di carattere interrelioso sono numerosi. È successo che l’Università di Amman ci ha invitati a metà dicembre a far ricordo del Natale in una sala dell’universita. Ho potuto parlare del senso del Natale davanti ad una sala strapiena di studenti musulmani. Il 28 marzo ci riuniamo con i capi musulmani della capitale Amman nel Palazzo delle Conferenze per parlare dell’Annunciazione. Infatti, i musulmani hanno una grande venerazione per Maria, grazie a una Sura – o capitolo- del Corano che parla dell’annunzio dell’angelo a Maria e della sua maternità virginale. L’idea ci viene dal Libano, dove, dall’anno 2010, la festa dell’Annunciazione è festa nazionale e giorno festivo.

Come si struttura la comunità cattolica di Giordani?

Il 2 per cento di cristiani si divide in una metà di greci ortodossi e l’altra metà di cattolici e protestanti. Tra questi protestanti, ci sono anche le nuove chiese protestanti pentecostali, che praticano il proselitismo a scapito delle altre Chiese.

Come combattete il proselitismo?

L’unico modo di mettere un limite a queste sette è di catechizzare bene i nostri fedeli, di creare comunità ricche di calore umano e carita cristiana, di celebrare la liturgia con dignita e bellezza. Se manchiamo al nostro dovere e non ci occupiano dei nostri fedeli, verranno altri e prendranno il nostro posto.

Sembra incredibile che un posto come la Giordania, dove i cristiani sono la minoranza, vivano questo problema, perché in genere le comunità piccole si rafforzano tra loro…

Devo dire che sono pochi i cattolici che diventano pentecostali,Sono piuttosto gli ortodossi a convertirsi.

Lei sarà il delegato per il Sinodo dei Giovani della Conferenza Episcopale dei Vescovi Latini di Arabia. Quale è la situazione dei giovani nella regione?

Nel Medio Oriente la percentuale dei giovani è alta: il 60 per cento della popolazione è costituito da persone che vanno da 1 a 18 anni. Si tratta di una società molto giovane. Sebbene i cristiani abbiano meno natalità dei musulmani, c’è una media di 3-4 figli per famiglia critiana. Siamo differenti dall’Europa, che soffre da una grande crisi etica che minaccia la famiglia. Molte coppie europee convivono e non hanno figli, perché la loro unione non è stabile. È la stabilità del matrimonio che stimola ad avere più bambini.

Quale è la situazione delle vocazioni?

La nostra diocesi ha abbastanza clero: a giugno ordineremo sette nuovi sacerdoti, mentre lo scorso anno ne abbiamo ordinati nove. Per una piccola diocesi è molto. Il buon numero di sacerdoti ci permette di coprire tutte le parrocchie e le posizioni amministrative. La nostra chiesa e missionarie. Inviamo sacerdoti servire le nostre comunita arabo-americane delgi Stati Uniti e i nostri fedeli del Golfo. Mandiamo anche studenti a Roma per specializzarsi nelle diverse discipline ecclesiastiche.

Capitolo migrazioni. La Giordania ha ricevuto moltissimi profughi. Come è la situazione adesso?

I profugi siriani vivono pittosto al Nord, più vicini della frontiera siriana La Giordania li ha ricevuti e accolti bene, costruendo fabbricati. Lo Stato li aiuta per la scuola, il cibo, le medicine. Caritas Giordania fa tantissimo per loro. I siriani hanno permessi di lavoro, contrariamente ai profughi iraqeni. La guerra nella Ghouta Orientale e nelle zone nordiche di Afrin, e non permette ai profughi di ritornare alle loro citta. Ma come ritornare alle loro città e villaggi ormai distrutti?

In cosa differisce l’assistenza ad iracheni?

Gli iracheni ricevono poco dallo Stato e non hanno permesso di lavoro, per spingerli a tornare a casa, dato che la guerra è considerata finita. Gli iracheni non vogliono ritornare, ma cercano di emigrare in Australia e Canada dove viene dato loro lo status di rifugiati.

Cosa fa la Chiesa per gli iracheni?

Abbiamo aperto loro le nostre scuole nel pomeriggio, assicurando loro tre ore quotidiane di scolarizzazione gratuita, facendoli anche mangiare e, quando riusciamo, paghiamo l’affitto della casa. Talvolta diamo loro lavoro nelle nostre strutture parrocchiali. Ma loro sono impazienti di partire, non vogliono tornare in Iraq e sono terrorizzati all’idea di ritornare. Una famiglia Irachena si sente in estasi quando viene la notizia che il visto per l’Australia e pronto.

Quale è la sfida più grande per la Chiesa di Giordania?

La parima sfida e continuare a dialogare con i musulmani. Il dialogo e talvolta titubante, talvolta forte, ma sempre insostituibile. E poi, desideriamo la libertà di coscienza. La nostra libertà religiosa è preservata, ma la libertà di coscienza o di conversione non esiste realmente. Un’altra sfida è appunto l’emigrazione. Da una parte, riceviamo profughi, dall’altra, molte famiglie vanno via, specialmente cristiane: si sentono più tutelate all’estero. Partono alla ricerca di lavoro o per amegliorare la loro qualita di vita.

L’ultima sfida e l’evangelizzazione dei giovani.

Come si fa ad evangelizzare i giovani?

I protagonisti dell’evangelizzazione dei giovani dovrebbero essere le famiglie, e i giovani stessi, perché tra loro si capiscono. Dobbiamo evangelizzare prima di tutto le famiglie. Nel seno di una famiglia cristiana che vive la sua fede, i figli crescono forti nella fede e armati di valori cristiani.

Dobbiamo essere in grado di raggiungere i giovani nei luoghi dove si incontrano. C’e un nuovo fenomeno sociologico che riguardo il luogo d’incontro dei giovni: s’incontrano sul web, che è virtuale, ma diventa per loro un luogo reale. Li s’incontrano, scambiano idee. Occorre andare e raggiungerli dove si possono trovare.