Il Beato Rosmini e la concezione giuridica dello Stato

Un busto del Beato Antonio Rosmini
Foto: Wikimedia pubblico dominio
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Rosmini è senza dubbio una delle sei o sette intelligenze che onorano la carità intellettuale di questi ultimi due secoli.” Con questa nota espressione usata da Papa Giovanni Paolo II si suole indicare il grado di profondità spirituale ed intellettuale del celebre sacerdote amico del Manzoni.

Il suo pensiero si è concentrato su molteplici aspetti dello scibile umano ma in modo particolare la sua riflessione poggiò le sue fondamenta nel diritto. In particolare tra questi concetti quello a cui il filosofo ha dedicato parte dei suoi studi è lo Stato.

Secondo il Rosmini, in questo si concentrano le possibilità che lo stesso offre alle singole famiglie ed alle imprese per il regolare svolgimento delle proprie attività. In modo specifico nella Filosofia del diritto (1839) egli concentra le sue attenzioni sul concetto di persona giuridica pubblica in chiave liberale ovvero intendendola come somma delle libertà personali. Quindi la funzione dello Stato in Rosmini è di massima utilità in quanto è fondamentale e centrale sia per la sicurezza che per i singoli rapporti patrimoniali e giuridici dei cittadini. Ovviamente, secondo i canoni dell'epoca per Rosmini la societas perfecta è la Chiesa, quindi lo Stato viene inteso come una struttura autonoma rispetto a quest'ultima ma che può ben offrire sinergie di natura umana con scopi prettamente solidaristici e personali. In tale opera egli analizza le funzioni dello Stato partendo dal concetto di bene morale che tale persona giuridica deve e può concretizzare nella società civile.

Il concetto e la funzione di Stato intesa rosminianamente è però tutt'ora molto moderna e degna di nota in quanto latu sensu è all'origine dell'impostazione costituzionale del 1948.

Infatti all'art. 2 della nostra Carta costituzionale si legge che “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale. In quest'ultima accezione lo Stato perde ogni caratterizzazione morale però riprende fedelmente le basi solidaristiche e di piena tutela della persona e della collettività della tradizione culturale e giuridica Italiana del milleottocento.