“Il gender, la minaccia più pericolosa”. Parola del nuovo arcivescovo di Cracovia

L'arcivescovo Jedraszewski durante la Messa di presa di possesso della sua sede a Cracovia, 28 gennaio 2017
Foto: Flickr Episcopat News
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Prende il posto che fu di Karol Wojtyla, il “Papa grande” di cui fu amico, ed ha le idee chiare: comincerà a mettersi in ascolto di una diocesi così diversa da quella da cui proviene – la secolarizzata Lodz – e allo stesso tempo con delle sfide simili. A partire – dice in esclusiva ad ACI Stampa l’arcivescovo Marek Jedrasewski, che si è insediato a Cracovia lo scorso 28 gennaio – dal tema del gender, una “minaccia ancora più pericolosa del marxismo”, dice. Una minaccia tale che su questo si basò la sua domanda a Papa Francesco, quando questi, lo scorso agosto, fu in Polonia per la Giornata Mondiale della Gioventù.

 Quali sono le sfide che pensa più urgenti a Cracovia?

Io sono di Poznan e vengo dalla guida pastorale della diocesi di Lodz, ed entrambe sono nella regione storica della “Grande Polonia” – che significa in realtà la parte più antica – mentre Cracovia è nella “Piccola Polonia”. E si tratta veramente di un’altra regione, con una tradizione propria. Quindi il mio primo impegno, un obbligo direi, è di imparare questa regione, questa città e questa gente. Solo dopo potrò dire più precisamente quali sfide saranno davanti a me.

Una sfida però per lei è chiara, ed è quella del gender, e lo ha sottolineato anche Papa Francesco, quando questi ha incontrato i vescovi polacchi. Perché è una minaccia così pericolosa?

Non è che il gender sia solo secondo me una minaccia. Benedetto XVI ha affermato che il gender è più pericoloso dell’ideologia marxista e comunista, perché rompe tutta la visione antropologica di ciò che è l’uomo secondo l’opera di Dio creatore. È Dio che ha creato l’uomo come maschio e femmina,. L’ideologia del gender, al contrario, fa tutto il possibile per cancellare le differenze tra uomo e donna, che è già un assurdo dal punto di vista biologico. Ma, se si guarda alla visione dell’uomo stesso e della dignità umana, allora ci rendiamo conto che non tocca solo l’uomo al singolare: è una ideologia che ha conseguenze drammatiche nella vita sociale e nella cultura odierna. Per questo non si può essere aperti a questa ideologia che è profondamente contro Dio creatore e contro tutto quello che Cristo stesso ci ha insegnato.

Eredita dal Cardinale Stanislao Dziwisz l’arcidiocesi che fu già di San Giovanni Paolo II. Che rapporto aveva con lui?

Avevo un rapporto che esisteva già nel 1975. Allora, ero arrivato a Roma per studiare filosofia alla Pontificia Università Gregoriana, e avevo preso alloggio presso il Collegio Polacco all’Aventino. Questo collegio fungeva anche da dimora per alcuni vescovi, e tra questi vescovi anche il Cardinale Wojtyla, che veniva spesso a Roma. Fu lui stesso a dire un giorno che, sommando tutti i giorni trascorsi nel Collegio Polacco, si sarebbe giunti ad almeno due anni pieni. Quando il Cardinale Wojtyla veniva, rimaneva anche delle settimane, questo ci dava la possibilità di farne la conoscenza.

Fu così, dunque, che lo conobbe…

Voglio sottolineare che il Cardinale si interessava molto ai giovani studenti polacchi, trascorreva molto tempo con loro. Chiedeva da quale diocesi venivano, cosa studiavano… e lo faceva anche con me. In particolare, il fatto che io studiassi temi filosofici ci avvicinava molta, perché erano temi molto a cuore al Cardinale Wojtyla, se ne interessava personalmente e c’erano tante possibilità di parlare e discutere di lui riguardo la filosofia.

Cosa successe quando fu eletto Papa?

Dopo l’elezione, io – terminati gli studi – sono tornato a Poznan in Polonia. Ma continuavo a mantenere una corrispondenza personale – e sottolineo personale – con lui, in particolare quando fui nominato vescovo. Lui voleva sempre che i vescovi polacchi che erano a Roma si incontrassero con lui a pranzo o cena.

È stato San Giovanni Paolo II a dare uno straordinario impulso alla devozione della Divina Misericordia, il cui centro è a Cracovia, ma che ha cominciato a diffondersi proprio a partire da Lodz. Non trova simbolico che lei si sia spostato dal luogo dove è iniziata la devozione della Divina misericordia al luogo che ne è il centro?

Sì, è veramente quasi un simbolo. Proprio nella cattedrale di Lodz, dove ero vescovo, Santa Faustina ha avuto la visione di Gesù che le ha detto di entrare in convento a Varsavia. L’inizio della sua vita spirituale è cominciato a Lodz. E per questo mi sento impegnato a prolungare questa missione della misericordia qui a Cracovia, anche per rispondere a tutti quelli che vengono a Cracovia per pregare presso la tomba, e realmente toccare i luoghi di Santa Faustina. Grazie al Cardinale Wojtyla, e poi a Giovanni Paolo II, il messaggio della misericordia è diventato importantissimo per il mondo. Ed è un messaggio molto caro a Papa Francesco.

Un altro tema caro a Giovanni Paolo II era quello di “Cristo, segno di contraddizione”, che era il tema degli esercizi spirituali che da Cardinale predicò alla Curia nel 1976. Cristo è ancora segno di contraddizione?

Sì, lo è. Lo è per un tema di cui abbiamo parlato prima, l’ideologia gender. Ma Cristo è davvero segno di contraddizione di fronte a tutto quello che è contro l’uomo, a tutte le sofferenze del mondo odierno. La lotta contro l’uomo e la sua dignità si indirizza contro Cristo stesso, che grazie alla sua vita, al suo Vangelo, a quello che insegnava, ci ha dato la visione dell’uomo come tale, della sua dignità, del suo scopo ultimo. Se il mondo oggi è contro l’uomo, è allo stesso tempo contro Gesù Cristo, Ma si può dire anche il contrario: chiunque voglia combattere Gesù ed eliminarlo dalla vita sociale, è un nemico dell’uomo.