Il Papa a famiglie e adolescenti: “Educare all’austerità è una ricchezza incomparabile"

Papa Francesco apre i lavori del Convegno diocesano di Roma
Foto: CTV
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L’abbraccio a trenta rifugiati. Così, di fatto, il Papa ha aperto questa sera il convegno 2017 della diocesi di Roma, nel complesso del Laterano, a pochi passi dalla basilica di San Giovanni in Laterano, cattedrale di Roma.

Poco prima di rivolgere il suo discorso di apertura del Convegno (sul tema dell’educazione degli adolescenti) Francesco ha incontrato trenta rifugiati accolti dalle parrocchie di Roma, alla vigilia della Giornata mondiale del rifugiato. Perché la Chiesa di Roma abbia a cuore innanzitutto i poveri.

Il primo saluto del Papa è stato per il Cardinale Vallini, che tra nove giorni cesserà il suo mandato come Vicario per ragioni di età: "Mi ha sempre accompagnato dai primi giorni della mia elezione, lui ha tante virtù. Alle volte io volo e lui mi faceva atterrare con tanta carità. La ringrazio per la compagnia. Non va in pensione, un napoletano senza lavoro sarebbe una calamità in diocesi!"

“Non lasciamoli soli! Accompagnare i genitori nell’educazione dei figli adolescenti”. È questo il tema del Convegno ecclesiale diocesano. Papa Francesco, nel suo discorso, parte da alcuni “presupposti”. “Un riscaldamento e poi starà a voi “giocare tutto sul campo”, esordisce il Pontefice.

La prima delle chiavi per entrare in questo tema Francesco la chiama “in romanesco”: il dialetto proprio dei romani. “Pensare ai problemi, alle situazioni, agli adolescenti – dice Francesco - e così, senza accorgercene, cadiamo in pieno nel nominalismo. Vorremmo abbracciare tutto ma non arriviamo a nulla. Oggi vi invito a pensare ‘in dialetto’, in ‘astratto’. E per questo bisogna fare uno sforzo notevole, perché ci è chiesto di pensare alle nostre famiglie nel contesto di una grande città come Roma. Con tutta la sua ricchezza, le opportunità, la varietà, e nello stesso tempo con tutte le sue sfide”.

Francesco sottolinea che non è la stessa cosa “educare o essere famiglia in un piccolo paese e in una metropoli”. “La complessità della capitale – spiega il Papa argentino -  non ammette sintesi riduttive, piuttosto ci stimola a un modo di pensare poliedrico, per cui ogni quartiere e zona trova eco nella diocesi e così la diocesi può farsi visibile, palpabile in ogni comunità ecclesiale, con il suo proprio modo di essere”.

Sono tanti i problemi che Francesco riscontra nelle grandi città durante le sue visite pastorali: le distanze tra casa lavoro, la mancanza di legami familiari vicini, il vivere sempre al centesimo per arrivare alla fine del mese, perché il ritmo di vita è di per sé più costoso. Questo il consiglio del Papa: “Perciò la riflessione, la preghiera, fatela “in romanesco”, con volti di famiglie ben concreti e pensando come aiutarvi tra voi a formare i vostri figli all’interno di questa realtà”.

La società sradicata. Un altro problema riscontrato dal Pontefice. “Per questo- suggerisce Francesco -  una delle prime cose a cui dobbiamo pensare come genitori, come famiglie, come pastori sono gli scenari dove radicarci, dove generare legami, trovare radici, dove far crescere quella rete vitale che ci permetta di sentirci “casa”. Oggi le reti sociali sembrerebbero offrirci questo spazio di “rete”, di connessione con altri, e anche i nostri figli li fanno sentire parte di un gruppo”.

Ma non basta. “E’ necessario – commenta Francesco - che si connettano, che conoscano le loro radici. Solo così potranno volare alto, altrimenti saranno presi dalle visioni di altri”. "Fate parlare i bambini con i nonni, loro danno ai bambini l'appartenenza di cui hanno bisogno. Troviamo la storia concreti nei nonni, non lasciamoli da parte".

Gli adolescenti inoltre sono in movimento. “Un tempo difficile, sì – ammette il Pontefice – Un tempo di cambiamenti e di instabilità, sì. Una fase che presenta grandi rischi, senza dubbio. Ma, soprattutto, è un tempo di crescita per loro e per tutta la famiglia. L’adolescenza non è una patologia e non possiamo affrontarla come se lo fosse”.

Arriva puntuale la proposta del Papa: “Dove c’è vita c’è movimento, dove c’è movimento ci sono cambiamenti, ricerca, incertezze, c’è speranza, gioia e anche angoscia e desolazione. Inquadriamo bene i nostri discernimenti all’interno di processi vitali prevedibili. Esistono margini che è necessario conoscere per non allarmarsi, per non essere nemmeno negligenti, ma per saper accompagnare e aiutare a crescere. Cercano quell’autonomia complice che li fa sentire di “comandarsi da soli”. In questo troviamo una buona opportunità, specialmente per le scuole, le parrocchie e i movimenti ecclesiali. Stimolare attività che li mettano alla prova, che li facciano sentire protagonisti. Non lasciamoli soli. Questo richiede di trovare educatori capaci di impegnarsi nella crescita dei ragazzi. Richiede educatori spinti dall’amore e dalla passione di far crescere in loro la vita dello Spirito di Gesù, di far vedere che essere cristiani esige coraggio ed è una cosa bella”.

Educazione integrata. “Potremmo chiamarla – spiega il Pontefice -  una alfabetizzazione socio-integrata, cioè un’educazione basata sull’intelletto (la testa), gli affetti (il cuore) e l’agire (le mani). Questo offrirà ai nostri ragazzi la possibilità di una crescita armonica a livello non solo personale, ma al tempo stesso sociale”.

Infine, come ultimo elemento: si all’adolescenza, no alla competizione. “Oggi – osserva il Pontefice -  c’è una specie di competizione tra genitori e figli; diversa da quella di altre epoche in cui normalmente si verificava il confronto tra gli uni e gli altri. Oggi siamo passati dal confronto alla competizione. Sembra che crescere, invecchiare, stagionarsi sia un male. E’ sinonimo di vita frustrata o esaurita. In un certo senso questa è una delle minacce “inconsapevoli” più pericolose nell’educazione dei nostri adolescenti: escluderli dai loro processi di crescita perché gli adulti occupano il loro posto”.

Arriva alla fine del discorso il suggerimento prezioso di Francesco per i prossimi laboratori delle diocesi: austerità. Conclude Francesco: “Viviamo in un contesto di consumismo molto forte; sembra che siamo spinti a consumare consumo, nel senso che l’importante è consumare sempre. Perciò, è urgente recuperare quel principio spirituale così importante e svalutato: l’austerità. Siamo entrati in una voragine di consumo e siamo indotti a credere che valiamo per quanto siamo capaci di produrre e di consumare, per quanto siamo capaci di avere. Educare all’austerità è una ricchezza incomparabile”.

La serata di oggi nella basilica lateranense si chiude con l’intervento del cardinale vicario uscente Agostino Vallini, che concluderà il suo mandato nove giorni dopo. Presente al Convegno anche il suo successore, l’arcivescovo Angelo De Donatis, nominato il 26 maggio dal Papa nuovo vicario generale per la diocesi di Roma. Con lui il vicegerente, i vescovi ausiliari, i sacerdoti, i religiosi e le religiose e centinaia di laici provenienti dalle parrocchie e dalle altre realtà ecclesiali della diocesi di Roma nonché i rappresentanti delle aggregazioni ecclesiali, delle cappellanie e delle scuole cattoliche della città. 

Il Cardinale Vallini ha cosi salutato il Papa e il suo successore : "Formulo gli auguri più cordiali di un buon servizio al caro Angelo. E un grazie al Papa per la fiducia che mi ha accordato in questi anni, a partire dai primi momenti della sua elezione. Gli sono profondamente grato, con il cuore colmo di affetto. Le assicuro Santo Padre che i sentimenti sono quelli che nella messa mattutina del 30 maggio ha voluto indicare a Santa Marta: seguire il Signore senza vantarsi!"

I sei laboratori che si terranno martedì 20 lavoreranno sui temi: “La casa e la vita in famiglia”, “La scuola e lo studio”, “Interagire con la solitudine dei social network”, “La relazione tra le generazioni”, “La precarietà della vita: povertà, sofferenza, morte”, “Superare l’isolamento delle famiglie”. I partecipanti all’incontro di oggi hanno ricevuto il sussidio che conterrà tracce utili per il confronto, con una prima parte introduttiva - e ampi riferimenti all’Amoris Laetitia - e una seconda di domande, con l’obiettivo di non allontanarsi dalla concretezza della vita e della realtà pastorale e di arrivare alla formulazione di proposte.