Il rettore padre Svanera spiega la popolarità di Sant'Antonio

Sant'Antonio
Foto: Sant'Antonio.org
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Martedì 13 giugno Padova festeggia sant’Antonio, che a 15 anni è novizio nel monastero di San Vincenzo, tra i Canonici Regolari di Sant’Agostino. Nel 1219 è ordinato sacerdote, mutando il nome in Antonio. Su mandato dello stesso san Francesco, predica in Romagna e poi nell’Italia settentrionale e in Francia. Nel 1227 diventa provinciale dell’Italia settentrionale proseguendo nell’opera di predicazione. Il 13 giugno 1231 si trova a Camposampiero e, sentendosi male, chiede di rientrare a Padova, dove muore. Subito dopo la morte la sua ‘fama’ di predicatore varcò i confini italiani.

Per comprendere perché sant’Antonio è venerato in tutto il mondo abbiamo rivolto alcune domande al rettore della basilica di sant’Antonio da Padova, padre Oliviero Svanera: “La devozione al Santo delle Genti è davvero universale forse perché lui stesso desiderò considerare tutto il mondo come la sua casa. Era portoghese di nascita, andò in Marocco per portare la fede, approdò in Sicilia per un naufragio, poi, risalì la Penisola sino ad Assisi e si unì ai frati di san Francesco, il quale lo inviò sino in Francia. Una volta tornato in Italia si stabilì a Padova dove morì nel 1231. Si racconta che egli parlasse una lingua fatta di mille accenti ma che era comprensibile a tutti. Così come a tutti egli era vicino: ai poveri, alle persone in difficoltà, ai malati. In questo suo essere ‘fratello di tutti’ sta forse la sua universalità, qualcosa che lo rende amico di tutte le genti del mondo, al di là della nazionalità, della cultura e addirittura delle religioni, dato che sant’Antonio è rispettato anche da chi non professa la fede cattolica”.

Per la festa del santo esiste la famosa Tredicina in onore del Santo: in cosa consiste?

“Con la parola Tredicina si intendono i tredici giorni di meditazione e preparazione spirituale alla Solennità del Santo, cioè dal 31 maggio al 13 giugno. Ogni giorno i devoti di sant’Antonio invocano l’intercessione del Santo attraverso una particolare preghiera, la Tredicina a sant’Antonio appunto, per affidarsi alla misericordia di Dio Padre. Sono i giorni in cui la Basilica diventa meta di pellegrinaggi sia di devoti singoli che organizzati in gruppi e il nostro santuario diventa veramente universale, poiché in questi giorni di venerazione e preghiera sono decine dimigliaia i pellegrini che giungono qui da ogni paese del mondo”.

Altra tradizione è il ‘Pane di sant’Antonio’: quale è il significato di questa tradizione?

“In una parola il ‘Pane di sant’Antonio’ è sinonimo di carità. La nascita di questa tradizione affonda le proprie radici in uno dei ‘Miracoli’ del Santo, quello di Tommasino, un bimbo di venti mesi affogato in un mastello d’acqua. La madre disperata invoca l’aiuto del Santo e fa un voto: se otterrà la grazia donerà ai poveri tanto pane quanto è il peso del bambino. E il piccolo torna miracolosamente in vita. Questo miracolo ha dato origine a due opere antoniane nella fedeltà allo spirito di Sant’Antonio: dapprima l’Opera Pane dei Poveri, l’organizzazione antoniana che a Padova si occupa di portare cibo, generi di prima necessità e assistenza alle persone in difficoltà, e successivamente la Caritas Antoniana Onlus, l’ente caritativo dei frati del Santo che nel 2016 ha sostenuto 124 progetti di sviluppo in 40 Paesi del mondo, per un totale di € 2.640.000”.

Sant’Antonio è stato un grande predicatore che ha praticato la carità: quale insegnamento oggi per una chiesa in uscita?

“Vangelo e Carità sono i due cardini della lezione antoniana. La sua predicazione è sempre stata capace di provocare il cuore di tanti. E questo anche grazie al suo esempio vita e alla sua umiltà imparata da Maria Santissima, a cui era profondamente devoto. Sant’Antonio ha annunciato il Vangelo vincendo la tentazione del potere, la tentazione della superbia, la tentazione, direbbe oggi papa Francesco, delle mondanità, di tante mondanità che ci sono e ci portano a recitare la vita o a voler apparire. Tramite il suo amore, Sant’Antonio ha saputo chinarsi sull’altro (profugo, migrante, disoccupato, solo, malato, carcerato, emarginato, povero), e prendersi cura di lui. Saremo quindi cristiani efficaci di una Chiesa in uscita, se, come sant’Antonio, riusciremo a uscire da noi stessi per predicare Cristo crocifisso, seguendolo con uno stile di umiltà, di vera umiltà, di amorosa umiltà”.