Iraq, una università cattolica a Erbil. Finanziata con l’8 per mille

Il vescovo Galantino, numero 2 della CEI, visita un campo profughi in Iraq
Foto: TV2000
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Una Università Cattolica ad Erbil, per offrire ai giovani profughi della piana di Erbil e di Mosul la possibilità di completare il percorso formativo. Inaugurata lo scorso 8 dicembre dal vescovo Galantino, l’università è uno dei progetti portati avanti dalla Conferenza Episcopale Italiana, che l’ha finanziata con i soldi dell’8 per mille, e si aggiunge ad una serie di altre iniziative di stampo cattolico che si vogliono attuare nella zona, a fianco allo straordinario lavoro di aiuto ai profughi: un polo ospedaliero nuovo, ad esempio, anche quello di stampo cattolico, e magari maggiore coordinamento nell’aiuto ai profughi, con una situazione che ormai si protrae da troppo tempo.

Perché anche quando i riflettori se ne sono andati, ad Erbil sono rimasti i profughi. Sono scappati all’improvviso da Mosul, pare avvertiti dell’arrivo dell’auto-proclamato Stato Islamico dallo stesso esercito che avrebbe dovuto difenderli e che aveva deciso di lasciare, stanco di non ricevere la paga. Non erano poveri, ma una classe media che poteva contare su una buona istruzione scolastica. E i loro figli e nipoti stavano, appunto, portando avanti gli studi. Hanno perso anni scolastici, non sono potuti andare all’università. Ora potranno.

È andato a posare la prima pietra della nuova università il vescovo Nunzio Galantino, segretario generale della CEI, a inaugurare l’Università Cattolica di Erbil, la città che si riprometteva di essere la Dubai dell’Iraq e che ora si trova a fare i conti con la guerra, la voglia di indipendenza del Kurdistan e la pressione dello Stato Islamico.

Ma il progetto viene da lontano. La prima pietra della nuova università è stata posta ad Ankawa, un sobborgo della città che è a maggioranza cattolico, il 20 ottobre 2013. L’area su cui sorge l’edificio è di circa 30 mila metri quadri, ed è stata messa a disposizione della Chiesa caldea. Oltre ai fondi dell’8 per mille, il nuovo ateneo è stato costruito anche con l’aiuto dell’Université Saint-Esprit di Kalisk, l’università dell’Ordine Libanese Maronita.

L’obiettivo era quello di creare un polo di insegnamento universitario privato aperto a tutti, e molto basato sulla ricerca scientifica. Ora, l’obiettivo si espande, perché la nuova università diventa anche un gancio per quanti non hanno potuto ancora completare gli studi per via della guerra.

Al termine del viaggio, il numero 2 dei vescovi italiani ha sottolineato che i fedeli italiani “devono sapere che attraverso la loro generosità la Cei ha portato i soldi fino in Iraq per sostenere i cristiani e tantissima gente perseguitata. La Chiesa in Italia sta aiutando queste persone non solo tramite sostegni diretti, ma anche grazie al lavoro di molte organizzazioni sostenute dai vescovi italiani”.

Il viaggio di Galantino ha toccato anche altri luoghi dell’Iraq del Nord. Il segretario dei vescovi italiani ha anche fatto visita a Enishke, un piccolo villaggio cristiano nelle montagne fra Zakho e Dohuk in cui ha trovato rifugio una comunità di cristiani yazidi. La parrocchia locale è guidata da Samir Yousif, e il vescovo Galantino ha assicurato che la CEI continuerà a mandare a aiuti.