Islam e violenza, il gesuita Padre Samir commenta gli attacchi ai cristiani d'Egitto

Padre Samir Khalil Samir
Foto: en.abouna.org
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“Cari fratelli e sorelle, esprimo la mia vicinanza ai fratelli Copti Ortodossi d’Egitto, colpiti due giorni fa da due attentati a una chiesa e a un negozio nella periferia del Cairo. Il Signore accolga le anime dei defunti, sostenga i feriti, i familiari e l’intera comunità, e converta i cuori dei violenti”. Così, dopo la preghiera dell’Angelus dell’ultimo giorno dell’anno 2017 Papa Francesco ha ricordato al mondo l’ultimo attacco contro i cristiani in Egitto.

Perché tanta violenza contro i Copti? Di questo argomento, purtroppo sempre attuale, Wlodzimierz Redzioch ha parlato con un egiziano, padre Samir Khalil Samir, gesuita e grande conoscitore dell’islam. 

Continuano gli attacchi contro i cristiani copti in Egitto: si è verificato un altro attentato contro la chiesa a Helwan con 10 morti. Chi c’è dietro questi attacchi terroristici? L’ISIS, membri della Fratellanza Musulmana o la semplice gente indottrinata dai fanatici?

L’ISIS ha rivendicato l’attentato ma non sappiamo esattamente qual è la presenza dell’ISIS in Egitto. Invece da noi la Fratellanza Musulmana ha una grande influenza, anche se sono stati allontanati dal potere dal gen. Al-Sisi, e ci sono tanti suoi simpatizzanti. Quindi poteva influenzare degli individui a compiere tale attacco. I fanatici islamici pensano di fare del bene uccidendo i cristiani. Per questo abbiamo avuto tanti attacchi contro i cristiani e le chiese un po’ dappertutto nel Paese.       

Se l’islam è una religione di pace, perché nel mondo islamico c’è la simbiosi tra la predicazione religiosa e le ideologie jihadiste?

Io non smetto di chiarire una cosa: nel Corano ci sono i versetti che richiamano alla tolleranza e altri che richiamano alla violenza, che sono molto più numerosi. I versetti tolleranti riguardano il primo periodo della vita di Maometto alla Mekka, quando non aveva il sostegno della gente. Per questo è fuggito (hijra) a Medina (allora chiamata Yathrib). Lì stava all’inizio con gli ebrei e imparava da loro storie dell’Antico Testamento.

Dopo, quando non l’hanno riconosciuto come profeta di Dio, si è messo contro di loro e ha ammazzato 600 a 800 uomini, prendendo come schiavi le loro donne e bambini. Poi, tribù dopo tribù, ha cominciato di convertirli con la guerra. E’ una cosa significativa che la più antica biografia di Maometto si chiama “Il libro delle guerre” (Kitab al-Maghazi).

Perché si prendono in considerazione di più i versetti che incitano alla violenza?

Perché c’è nell’islam una regola: i versetti posteriori cancellano i versetti anteriori, quando si tratta dello stesso argomento. E’ il cosiddetto principio del “nāsikh e il mansūkh). E i versetti posteriori sono i più violenti. Questo si puo’ capire se comprendiamo che l’islam non è soltanto una religione, una spiritualità, ma anche un progetto politico-religioso. La religione serve per integrare tutti in un sistema politico. Nei Paesi musulmani la legge islamica, la sharia, si applica a tutti, anche ai non musulmani.

Ma si può uccidere in nome dell’islam?

I terroristi uccidono, basandosi sui versetti coranici. In principio, i monoteisti, cioè gli Ebrei e i Cristiani, non dovevano essere uccisi. Gli altri, politeisti e atei, dovevano essere uccisi. Invece gli Ebrei e i Cristiani potevano rimanere tali, con una doppia condizione: pagando un tributo alla società islamica e dovendo “essere umiliati”.

Se qualche musulmano ritiene che certa gente è “kuffār” (cioè miscredente), allora si sente in dovere di ucciderli. Se per qualche musulmano i cristiani sono politeisti (perché il Corano non capisce il mistero della Trinità e ripete “Smettete di dire tre, è meglio per voi!”), allora può ritenere che può uccidere i cristiani.

I terroristi sono i musulmani fanatizzati, che interpretano i testi coranici in modo radicale. Questo è il problema dell’islam. Certo, si possono trovare i musulmani tolleranti, che si rendono conto che il Corano è stato scritto 14 secoli fa, in un preciso contesto storico, e perciò allora va interpretato. Purtroppo, sono in minoranza.   

Il governo attuale fa tutto il possibile per proteggere i cristiani?

Penso di sì. Gli edifici cristiani importanti sono protetti. Per esempio, io sono nel centro del Cairo nel collegio dei gesuiti e davanti al collegio ci sono due poliziotti. A 20 m c’è la chiesa protestante che è anche protetta. Un po’ più lontano c’è la cattedrale greco-cattolica e lì c’è la protezione ancora più forte. Allora direi che il governo fa il possibile, ma non è possibile prevedere un attacco. Come in Europa d'altronde dove non si possono prevenire al 100% gli attacchi terroristici.

Quali riforme dovrebbe attuare il governo egiziano per garantire ai cristiani copti gli stessi diritti e le stesse opportunità di tutti gli altri cittadini egiziani?

Noi, cristiani, da sempre chiediamo alle autorità di essere trattati come cittadini egiziani pari agli altri. Prima, nel regno d’Egitto, i cristiani erano giudicati secondo le leggi “cristiane”, i musulmani secondo la “sharia”. Oggi la legge islamica è imposta a tutti. Non c’è parità.

Abbiamo richiesto tante volte che la Costituzione parlasse soltanto di “cittadini”, non di musulmani, cristiani, ebrei, ecc. Era anche una delle richieste del Sinodo per il Medio Oriente (ottobre 2010) : gli stati dovrebbero avere le Costituzioni laiche che assicurano la parità di tutti i cittadini, indipendente dalla loro religione. Ma nei Paesi musulmani non è così.

Per esempio, in Egitto si possono senza problemi costruire le moschee, ma per costruire una chiesa ci vuole il permesso del presidente della repubblica. Ma le richieste vengono bloccate dai vari impiegati e spesso non arrivano per niente al presidente. Se i cristiani senza luoghi di culto costruiscono qualche chiesetta, spesso i fanatici musulmani la distruggono. È un esempio della mancanza di parità di trattamento dei cittadini.

Tra i Paesi musulmani, soltanto la Siria ha una Costituzione laica, neutrale così: Hafez Al-Asad ha chiesto ad un greco-ortodosso siriano di preparare una bozza della Costituzione. 

Cosa possiamo fare noi, cristiani in Europa per aiutare l’Egitto e i cristiani egiziani?

Prima di tutto bisogna conoscere la nostra realtà e dire la verità sulla nostra situazione. Bisogna chiedere a tutti i Paesi musulmani di rispettare la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani dell’ONU del 1948: questa Dichiarazione non è riconosciuta in molti Paesi musulmani, e non è rispettata in nessun Paese musulmano. Prima di tutto non è rispettata l’uguaglianza tra uomo e donna, tra musulmano e non-musulmano. Bisogna ricordare ai Paesi musulmani che hanno tutto il diritto di applicare la legge islamica ai musulmani, ma non ai non-musulmani.

      Gli attacchi terroristici che si susseguono da anni sono fatti a nome dell’islam. Allora bisogna dire ai capi musulmani di cambiare l’insegnamento, di controllare i predicatori nelle moschee: chiunque predica la violenza dovrebbe essere messo in prigione. Qui in Egitto, le moschee sono controllate dalla polizia, le prediche degli imam, prima di essere pronunciate, devono essere presentate alle autorità civili. Si fa tutto questo perché le autorità sanno che spesso tramite le prediche passano i messaggi fanatici. Bisognerebbe fare lo stesso anche in Europa, pretendendo esigendo di fare le prediche nella lingua del Paese.

I drammi e le tragedie che viviamo oggi nei Paesi musulmani nascono dal fatto che l’islam è un sistema che non è accettabile integralmente nel mondo odierno. Per la Chiesa ci volevano dei secoli per arrivare alla separazione tra la religione e lo stato. Oggi dobbiamo aiutare i musulmani ad arrivare a questa separazione, per rispetto della libertà religiosa.

L’intervista in polacco è apparsa sul settimanale “Niedziela”, nr.2/2018