L’Europa è cristiana. Cattolici e ortodossi insieme in un forum continentale

Il Cardinale Vingt Trois e il metropolita Emmanuel aprono il V Forum Europeo cattolico-ortodosso, Parigi, 9 gennaio 2016
Foto: CCEE
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L’Europa è cristiana, e i cristiani sono in dialogo: è questo il messaggio che viene dal Quinto Forum Europeo Cattolico-Ortodosso. Si tiene a Parigi dal 9 al 12 gennaio, ed è stato aperto dai discorsi del metropolita Emmanuel e del Cardinale André Vingt-Trois, arcivescovo di Parigi.

Sono discorsi che rivendicano entrambi il ruolo importante che giocano le religioni nella società, e il cristianesimo in particolare nel forgiare la società europea. Dice il Cardinale Vingt-Trois: “Il ventesimo secolo è stato profondamente marcato dall’ambizione di proporre le nuove forme di salvezza all’umanità, sia attraverso un messianismo economico politico, sia attraverso la promessa di una vita eterna grazie ai progressi delle scienze e della tecnica, e sia ancora attraverso la supremazia razziale”.

Programmi illusori – sottolinea l’arcivescovo di Parigi – che purtroppo hanno avuto un “effetto sulla popolazione”, provata dai “mortiferi effetti di due guerre mondiali, dei campi di concentramento, dello sterminio di popoli interi e delle carestie organizzati”. E le Chiese, “più di ogni altro”, sono vittime “delle persecuzioni e delle dittature e sono portate a testimonianza di martirio con il sangue”, mentre i popoli “misurano i frutti amari delle dittature dei poteri finanziari che si fanno forza del sangue dei poveri ridotti a una forza di schiavitù economica”.

Ecco l’altra faccia della civilizzazione, denuncia il Cardinale Vingt-Trois, che viene coperta con “promesse di progressi tecnologici” che lasciano a tutti l’illusione di “un futuro radioso”. Eppure le religioni guadagnano sempre più interesse, che in questa situazione c’è “ancora una opportunità di annunciare il Vangelo di Cristo”, cercando di stare attenti a far sì che niente della predicazione possa essere interpretato con irrazionalità e fanatismo violento.

Per questo – aggiunge Vingt-Trois – cattolici e ortodossi discutono insieme su “come contribuire a sviluppare il rispetto della persona umana e la libertà di coscienza” di fronte a “movimenti terroristici che utilizzano forme di linguaggio religioso” per “infuocare gli animi”.

Quale allora l’esperienza francese dopo gli atti di terrorismo presunto religioso che hanno avuto luogo in questi anni? L’arcivescovo di Parigi ne sottolinea tre: la capacità di reazione solidale, la capacità di resistere alla dinamica dell’odio, la maniera in cui si è praticato il rispetto alla libertà di coscienza.

Il metropolita Emmanuel, dal canto suo, sottolinea che la scelta di Parigi come luogo del Forum viene dal fatto che la capitale della Francia è “una città martire”, colpita da “attentati sanguinosi”, a partire da quello al settimanale satirico Charlie Hebdo mosso due anni fa, fino a quello del Bataclan. Eppure – dice il metropolita – “Parigi non è un caso isolato”, e “l’Europa intera è piena di morti, piange i suoi caduti, e attende tremante la prossima catastrofe”.

È per il metropolita Emmanuel il momento di reagire. “Noi cristiani, cattolici e ortodossi, non possiamo solo convivere con questa consapevolezza”, dice. E ricorda che la costruzione dell’Europa viene proprio da un “anelito alla pace”, e così, proprio mentre “l’Unione Europa è messa di nuovo in questione dalla crescita dei populismi”, la missione delle Chiese nello spazio europeo “consiste non solo nel far fronte al terrorismo, ma allo stesso tempo a dare luogo a un destino comune del nostro continente”.

Proprio nel creare questa comunità di destino “cattolici e ortodossi svolgano un ruolo essenziale”, in particolare nel “denunciare l’estremismo religioso, nel manifestare attraverso una prospettiva ecumenica che le religioni sono attori di pace, nel denunciare instancabilmente le violazioni alla libertà religiosa, siano intolleranza o discriminazione passiva o attiva o addirittura persecuzioni”.

Queste le sfide che cattolici e ortodossi devono affrontare insieme, per il Metropolita Emmanuel, dando l’esempio nella costruzione del bene comune e nell’essere solidali, con un cenno chiaro ai problemi “dei migranti e delle persone più vulnerabili”.