Perché il Patriarca Kirill e Papa Francesco si incontrano?

Il Patriarca Kirill (a sinistra) e Papa Francesco (a destra)
Foto: Alexey Gotovsky/CNA - patriarchia.ru
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Il primo, storico, incontro tra Papa Francesco e Kirill non arriva per caso. È frutto di un cammino lungo. Ci avevano già provato Giovanni Paolo II, e tutto era pronto per un incontro a Graz con l’allora patriarca Alexey II, poi saltato. Ci aveva provato Benedetto XVI, ma due volte l’incontro con Kirill, già preparato, non era andato a buon fine. Ora Kirill ci riesce con Papa Francesco. Un incontro in aeroporto, a Cuba, in un luogo lontano dall’Europa sulla quale la Chiesa ortodossa vive una sua crisi. Un incontro ecumenico per la natura dei protagonisti, ma senza una celebrazione ecumenica che lo suggelli.

Fonti vicine al Patriarcato Ortodosso di Mosca spiegano ad ACI Stampa che una delle ragioni è sicuramente l’imminenza del Grande e Santo Concilio pan-ortodosso, che si tiene il prossimo giugno a Creata. Il Patriarca di Costantinopoli Bartolomeo, che si è adoperato per organizzare il Concilio Pan-Ortodosso, ha mostrato nel corso di questi anni grande vicinanza con la Chiesa cattolica, tanto da essere il primo patriarca a partecipare alla Messa di inizio pontificato di un Papa. Prima del Concilio, per ragioni di “politica ecclesiastica”, Kirill deve mostrare di non essere da meno di Bartolomeo, per arrivare a Creta in una posizione paritaria con il Patriarcato di Costantinopoli. Ed eccolo allora approfittare dell’opportunità di incontrare il Papa, e di essere il primo patriarca ortodosso di Mosca e di tutte le Russie a farlo.

Una mossa che per Kirill è quasi un passaggio naturale: si sente ideologicamente molto vicino alla Chiesa cattolica, è il figlio spirituale del metropolita Nikodin che morì in Vaticano nel 1978 tra le braccia di Giovanni Paolo I.

Ma è anche un uomo della Chiesa ortodossa russa, che – raccontano le fonti – “ha sempre fatto un po’ da braccio del ministero degli Esteri del Cremlino”. C’è, dunque, una seconda ragione, squisitamente politica, perché “un incontro di questo tipo certamente dà una immagine della Russia di maggiore apertura, e mostra il Papa vicino a tutta la Russia. E la Russia, in questo momento di isolamento diplomatico, può gettare un ponte verso l’occidente. Non è un caso che il presidente Vladimir Putin è venuto ben due volte in Vaticano negli ultimi due anni, e che subito dopo sia passato in visita anche il metropolita Hilarion, a capo delle relazioni estere del Patriarcato”.

Non sono le uniche ragioni, spiega ad ACI Stampa lo ieromonaco della Chiesa ortodossa Ioan (Giovanni) Guaita, chierico della parrocchia dei santi Cosma e Damiano a Mosca, che fino all’anno scorso ha lavorato al Patriarcato, al Dipartimento delle Relazioni Esterne che di fatto sta preparando questo incontro.

“In primo luogo – spiega lo ieromonaco Guaita - di fronte all’uso distorto della religione, al fondamentalismo religioso e del terrorismo falsamente legato alle ragioni religiose dell’Islam, è chiaro che i cristiani devono essere più uniti. Annunciando questo incontro, la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa di Mosca lanciano il segnale che i cristiani devono essere più uniti: più uniti nel rispondere al fondamentalismo religioso, più uniti nella denuncia della persecuzione dei cristiani”. E si pensa infatti che la dichiarazione congiunta, che viene preparata in questi giorni negli uffici del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani e in quelli del Patriarcato ortodosso, verterà proprio sulla comune denuncia delle persecuzioni dei cristiani nel mondo.

Ma c’è un’altra ragione, sottolinea lo ieromonaco Guaita, che “non è stata accennata, ma è certamente presente. Di fronte all’estremo liberalismo morale che si vive nel mondo, la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa sono baluardi dei valori tradizionali, e per questo si trovano di fatto più vicine. Sono le due realtà che insieme possono lanciare un messaggio di moralità al mondo”.

Anche la scelta di Cuba ha il suo perché. Spiega lo ieromonaco Guatia che si tratta di una “scelta di prudenza: non si è ancora nelle condizioni di fare questo incontro né in Russia né in Italia. Ma l’America è il nuovo mondo. L’Europa è il continente della divisione, mentre l’America è l’immagine di un continente molto più giovane. La scelta di Cuba può rappresentare un messaggio di speranza, il segnale che si può cominciare da rapporti nuovi”.

Di fatto, l’approdo a Mosca è ancora un sogno per i Papi. Si deve andare avanti un passo alla volta, si devono anche considerare le reazioni dei fedeli del Patriarcato ortodosso, le cui frange più tradizionaliste sono generalmente ostili ad un riavvicinamento con Roma.

Se prima il problema era il presunto proselitismo dei cattolici, oggi invece è la questione greco-cattolica, che si consuma specialmente in territorio ucraino, ad essere tema di contenzioso. Tanto che, quando già si sapeva che ci sarebbe stato un incontro, il patriarcato di Mosca, che viveva in quei giorni il suo sinodo appena terminato, ha rilasciato una dichiarazione dai toni duri sul comportamento della Chiesa greco-cattolica. E il tema è comparso anche nell’incontro di Chambesy, nell’exclave del Patriarcato di Costantinopoli dove alla fine i patriarchi ortodossi hanno trovato un accordo di massima sul Grande e Santo Concilio.