Pesca, la Santa Sede denuncia sfruttamenti e abusi

Il Cardinale Antonio Maria Vegliò, Presidente del Pontificio Consiglio per i migranti
Foto: Daniel Ibanez/CNA
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Tutti devono “collaborare come strumenti di Dio per la cura della creazione, ognuno con la propria cultura ed esperienza, le proprie iniziative e capacità”. Cita l’Enciclica di Papa Francesco Laudato si’ il Pontificio Consiglio per i Migranti nel Messaggio inviato in occasione della Giornata Mondiale della Pesca che si celebra il 21 novembre a firma del Cardinale Presidente Antonio Maria Vegliò. 

Il Pontificio Consiglio attende la completa attuazione del Trattato FAO che contrasta “la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata, un problema ambientale importante che provoca gravi danni economici e rappresenta una minaccia alla sicurezza alimentare di numerosi Paesi”.

Ma la pesca genera innumerevoli incidenti sul lavoro, pertanto il Messaggio richiama “l’attenzione anche sui numerosi pescatori che vivono situazioni di sfruttamento ed abuso. Purtroppo non è a tutti nota la tragica realtà in cui, nell’industria della pesca, centinaia di migliaia di migranti interni/transnazionali sono vittime del traffico di esseri umani e destinati al lavoro forzato a bordo delle navi da pesca”.

Nel Messaggio vengono denunciate le “organizzazioni criminali che sfruttano persone che provengono da situazioni di miseria e sono alla disperata ricerca di un lavoro che possa aiutarli a spezzare il cerchio della povertà. Essi, invece, finiscono per cadere vittime della tratta e della schiavitù per debiti, spesso senza alcuna via di uscita. Questo perché le navi da pesca restano lunghi periodi in mare e ciò rende difficile, per non dire impossibile, per le vittime di questi crimini denunciare tali situazioni”.

Ai cappellani del mare si esprime ringraziamento e un invito “ad essere vigili e ad intensificare la loro presenza nei porti di pesca, al fine di identificare e soccorrere le vittime della tratta”.