Più segnalazioni, meno crimini. Così il Vaticano rafforza l'antiriciclaggio

La conferenza stampa di presentazione del rapporto dell'Autorità di Informazione Finanziaria
Foto: Angela Ambrogetti / ACI Group
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Le segnalazioni aumentano, ma non i crimini. La fotografia del sistema di vigilanza e intelligence finanziaria dato dal rapporto AIF 2015 racconta di un sistema che si è rafforzato e di un cambio di mentalità in atto. Tanto che una delle ragioni che hanno portato ad un aumento delle segnalazioni è proprio una maggiore consapevolezza da parte degli enti interessati, ha spiegato il direttore dell’Autorità, Tommaso Di Ruzza. Il quale sottolinea il ruolo di una Autorità di Informazione Finanziaria che non solamente riceve informazioni, ma soprattuto sollecita informazioni.

Le cifre stanno lì a dimostrarlo. L’Autorità di Informazione Finanziaria è divisa nei due uffici di intelligence e di vigilanza. L’ufficio di intelligence compie uno scambio di informazioni con le controparti estere, un lavoro di intelligence ; l’ufficio di vigilanza ha il compito di “vigilare” appunto sugli enti vaticani che svolgono attività finanziaria a livello professionale. 

Si registra un incremento nella cooperazione sia da parte dell'ufficio di intelligence che da parte di quello di vigilanza. 

Per quanto riguarda la vigilanza, ci sono state 12 segnalazioni, e 10 di queste sono state avviate dall’Autorità di Informazione Finanziaria. E sono aumentate anche le misure cautelari dell’AIF. Nel 2014, erano state sospese 3 transazioni. Nel 2015, ne sono state sospese 8, e in 4 casi si è proceduto a blocchi di rapporti. Le sospensioni hanno riguardato 8.262.565,42 euro e 1.714.800 dollari, mentre i blocchi hanno interessato 7.521.442,42 euro e 654.800 dollari.

Poi ci sono i dati che riguardano la cooperazione, che l’Autorità di Informazione Finanziaria svolge sia con le istituzioni all’interno e con le controparti all’esterno.

Il dialogo con le Autorità della Santa Sede e dello Stato di Città del Vaticano ha portato nel corso del 2015 a 108 scambi di informazioni, più del doppio di quelli registrati nel 2014. L’AIF ha poi inoltrato 17 rapporti all’Ufficio del Promotore di Giustizia, anche questo un notevole incremento rispetto ai 7 del 2014.

Ora si tratta di rafforzare – ma non è compito dell’AIF farlo – la parte giudiziaria, come richiesto dal comitato del Consiglio d’Europa MONEYVAL nel progress report del dicembre 2015, quando veniva notato che in pochi casi si arrivava ad una finalizzazione processuale delle segnalazioni dell’Autorità.

Spiega il direttore Di Ruzza durante la conferenza stampa di presentazione: "Se consideriamo i dati dal 2011 ad oggi, ovvero da quando è stato stabilito il sistema di segnalazioni, dal 2011 al 2015 900 segnalazioni di attività sospette. Di questi, sono stati inviati 34 rapporti al Promotore di Giustizia. Il che significa che si tratta di un sistema segnaletico molto severo, e il passaggio ulteriore è un passaggio importante, da una fase di intelligence ad una fase di attività investigativa e giudiziaria. Quali sono gli esiti di questa attività? Sono le nostre autorità giudiziarie nelle condizioni di operare? La nostra esperienza è piuttosto positiva, e siamo fiduciosi" .

Per quanto riguarda invece la cooperazione internazionale, ci sono stati 380 scambi di informazioni con le Unità di Informazione Finanziaria delle Controparti: nel 2014 erano stati 113. Di questi, l’AIF ha sollecitato 199 casi su 380. Insomma, l’Autorità non si limita semplicemente a recepire le normative e nell’osservare quello che succede o viene segnalato. Piuttosto, ha un ruolo propulsivo nel consolidamento del sistema vaticano.

La normativa antiriciclaggio è stata riformata, c’è un Regolamento che ha introdotto anche la necessità di una autorizzazione ad operare da parte dell’AIF per gli enti che svolgono una attività finanziaria a livello professionale. Sono state recepite anche ulteriori raccomandazioni del Gruppo di Azione Finanziaria Internazionale, è stato avviato un programma di “risk assessment” per la Santa Sede e lo Stato della Città del Vaticano da parte del Comitato di Sicurezza Finanziaria (“COSIFI”), svolto con la metodologia e il supporto tecnico della Banca Mondiale e coordinato dall’AIF. 

Degno di nota, il rafforzato controllo sui programmi di voluntary tax compliance. Si tratta dei programmi che permettono agli utenti di riportare i capitali nel loro Stato di origine, “sanando” così qualche eventuale contenzioso fiscale. Quando il programma viene avviato, l’AIF fa scattare immediatamente una segnalazione, e controlla come i capitali sono stati utilizzati in territorio vaticano, ovvero se il problema sia solo fiscale o se invece non siano stati usati i capitali per un eventuale riciclaggio. Se poi tutto è in regola, l’AIF dà l’assenso alla procedura. Altrimenti, l’utente avrà da rispondere alla giustizia vaticana, prima di poter terminare l’operazione di rientro.

Non c’è, insomma, nessuna possibilità per un qualunque tipo di “condono finanziario”. Anche questo nuovo meccanismo rappresenta una delle cause dell’aumento delle segnalazioni. Sono state 544 le segnalazioni di transazioni sospette, erano 147 nell’anno precedente. Di queste, 537 segnalazioni provenivano dagli enti vigilati, 6 dalle autorità della Santa Sede e dello Stato di Città del Vaticano e 1 da altri enti.

I dati del trasporto transfrontaliero sono stabili. Se si portano contanti superiori a 10 mila euro verso il Vaticano o dal Vaticano all’estero, si è tenuti a fare una dichiarazione scritta alla Gendarmeria o all’AIF (che comunque riceve la dichiarazione entro 24 ore. Nel 2015, sono state raccolte 367 dichiarazioni in entrata (per un totale di 9.697.570,61 euro) e 1.196 dichiarazioni in uscita (per un totale di 24.122.412,23 euro). Si può notare, si legge nel rapporto, “una riduzione e stabilizzazione del trasporto transfrontaliero di denaro contante, soprattutto in uscita, avviata nel 2012, a seguito del consolidamento del quadro istituzionale e giuridico interno dello Stato. Tale andamento conferma la tendenza registrata già nel 2013 e nel 2014.”

Tommaso Di Ruzza spiega che sono “tre i motivi principali per cui ha avuto luogo l’aumento delle transazioni”. Uno di questi tre fattori è appunto dovuto ai programmi di voluntary tax compliance, l’altro è proprio il fatto che gli enti vigilati hanno cominciato a comprendere quanto sia importante segnalare eventuali abusi, e il terzo è dovuto alla “chiusura dei rapporti non più in linea con la normativa vaticana e alle politiche adottate con gli enti vigilati”.

La chiusura dei rapporti rimanda subito ai due enti vigilati dall’AIF nel corso del 2015: l’Istituto per le Opere di Religione (IOR) e l’Amministrazione per il Patrimonio della Sede Apostolica (APSA). Il primo, funge da istituto finanziario, il secondo è un ente della Santa Sede. Ma è anche vero che l’APSA aveva anche una attività finanziaria di tipo professionale, seppur limitata.

Per quanto riguarda lo IOR, l’AIF ha dato l’autorizzazione a raccogliere “depositi e altri fondi rimborsabili dagli utenti”, la concessione di “anticipazioni al personale IOR” per quanto riguarda gli accrediti di lavoro, la pensione o il trattamento di fine rapporto, o anticipi sugli attivi finanziari. Lo IOR può anche trasferire fondi, fare bonifici, fungere da intermediario per qualsiasi tipologia di strumenti funzionari, gestire portafogli di titoli, raccogliere denaro contante, fare cambio di moneta, anche fare consulenza. Insomma, lo IOR - si legge nel rapporto - “non svolge né attività di raccolta nei confronti del pubblico (ovvero, di un insieme indistinto di persone), né attività di concessione di credito per conto proprio”.

Al termine del processo di vigilanza e screening dei conti conclusosi a ottobre 2015 – un processo già avviato tra l’altro ai tempi dei primi passi della legge antiriciclaggio, come si può notare dal rapporto MONEYVAL del 2012 – sono stati chiusi circa 4800 rapporti (una stima poi aggiornata a dicembre parla di 4935 rapporti chiusi, accenna Di Ruzza).

Non solo. Si legge nel rapporto che “l’Aif ha attentamente monitorato l’attuazione della completa segregazione, già presente ai fini operativi e contabili, tra gli attivi finanziari gestiti dagli enti vigilati per conto proprio e per conto degli utenti”. Sta a significare che la separazione della gestione dei fondi dell’Istituto e di quella dei fondi dell’utente è fatta a monte. Tanto che, dopo l’ispezione dello IOR, è “stata registrata l’adozione di tutte le misure necessarie (compresi nuovi sistemi informatici) per la completa segregazione a livello strutturale a partire dal primo trimestre 2016”.

Non ci sono dunque più scuse per un congelamento di conti come quello avvenuto nel 2010, quando 23 milioni dell’Istituto impegnati in operazioni di "giroconto" da due conti IOR ad un altro conto sempre di proprietà dello IOR erano stati bloccati dalla Banca d’Italia perché l’Istituto on avrebbe fornito le informazioni necessarie al Credito Artigiano (ora Credito Valtellinese) per attuare gli obblighi di “adeguata verifica rafforzata” (vale a dire l’identificazione del titolare e dell’origine dei fondi) previsti dalla normativa antiriciclaggio italiana;  i fondi erano poi stati sbloccati ma comunque “rimasti vincolati a causa di irrisolte questioni connesse all’adeguata verifica” – come aveva specificato un comunicato dello IOR - e poi alla fine riconsegnati alla Santa Sede, perché non era stata individuata nessuna attività di riciclaggio.

Si era trattato di un caso che per quasi cinque anni aveva tenuto mediaticamente banco, con la scusa che ci potesse essere una certa “confusione” tra fondi degli utenti e fondi dello IOR. Ora, non c’è più nemmeno la possibilità della scusa, perché la divisione è fatta sin dall’inizio, rendendo chiaro alle controparti quale il denaro che viene gestito. Questo aiuta anche la piena attuazione sia dell’Accordo Fiscale con l’Italia, sia di quello sottoscritto con gli USA, la cui applicazione è sotto la “supervisione” dell’AIF.

Da parte sua, l’APSA, dopo l’ispezione del dicembre 2015 – non è più sotto la vigilanza dell’AIF, in quanto non considerata più un “ente che svolge professionalmente una attività di natura finanziaria”.

Il passaggio sotto le competenze della Segreteria dell’Economia era nell’aria da tempo, come si può notare andando a scorrere il rapporto MONEYVAL del 2012. Nel rapporto si leggeva che, sì, la Sezione straordinaria (sulla base della Pastor Bonus e del Regolamento dell’APSA) poteva fornire alcuni servizi finanziari a persone naturali (membri del clero o laici) che non sono organismi della Santa Sede sotto l’approvazione del cardinale presidente. Ma questi servizi erano ormai limitati a sole 23 persone (15 membri del clero e 8 laici), per un totale di 10 milioni di euro. I conti dei membri del clero – si leggeva nel rapporto MONEYVAL, al paragrafo 118 – servono “allo scopo di depositare contributi caritativi fatti in loro nome, o in favore della Curia romana o delle loro diocesi di origine”.

Mentre le otto persone che avevano conti nell’APSA “hanno tipicamente donato beni mobili e immobili alla Santa Sede e in cambio ricevono un vitalizio annuale che è accreditato nel loro conto nell’APSA”.

E già dal 2001 – era scritto al punto 119 – “il consiglio dei Cardinali aveva preso la decisione di limitare gradualmente l’erogazione di servizi finanziari a persone individuali (sia chierici che laici) che non sono organismi o dicasteri della Santa Sede/Stato di Città del Vaticano”. E il 27 gennaio del 2006 “il Consiglio dei Cardinali ha deciso di cominciare il processo di chiudere tutti i conti rimanente con quelle persone appena possibile”. Non solo. Nessun nuovo deposito è stato accettato dal 2001 per i rimanenti 23 conti delle persone naturali.

È il segnale che la riforma finanziaria vaticana si sta assestando. Avviata da Benedetto XVI, la riforma è iniziata con una Convenzione Monetaria firmata con l’Unione Europea – poi successivamente aggiornata. Da lì, ci sono state due  “stagioni” nel processo antiriciclaggio: la prima segnata da soluzioni dettate dall’emergenza e dall’urgenza di risolvere problemi concreti (come era appunto il sequestro dei fondi in Italia); e quindi una “seconda stagione”, caratterizzata da una politica a lungo termine, che ha portato a due riforme della legge antiriciclaggio (nel 2012 e poi nel 2013) e orientata ad una politica internazionale e istituzionale, con il consolidamento del quadro giuridico.

Questo consolidamento del quadro giuridico ha portato ad un modello finanziario peculiare per la Santa Sede / Stato della Città del Vaticano. Il rapporto AIF spiega che nello Stato di Città del Vaticano “vige un regime pubblico nei settori economico, commerciale e professionale, incluso il settore finanziario”, e quindi non ci sono né attività produttive, né un settore privato. E, per quanto riguarda la finanza, non ci sono intermediari privati, ma vi operano “enti riconducibili alla Santa Sede che, nell’ambito delle proprie funzioni istituzionali, svolgono professionalmente attività di natura finanziaria, ovvero per conto di determinate categorie di soggetti terzi”.

Sul piano della cooperazione internazionale, è da notare che l’Autorità è nel Gruppo Egmont – l’ombrello che racchiude 153 Unità di Informazione Finanziaria di tutto il mondo - e ha preso parte a due plenarie del gruppo. Nel corso dell’anno ha siglato protocolli di intesa con Albania, Cuba, Lussemburgo, Norvegia, Paraguay e Ungheria, e sono adesso 27 i protocolli già siglati dall’Autorità con le controparti (di grande importanza quelli siglati con Stati Uniti, Italia e Germania).

In questo modo, la Santa Sede è nel concerto delle nazioni, dà un esempio di trasparenza, agisce in coerenza con la sua missione. La finanza è solo un mezzo, non il fine della missione. Ma di certo usare al meglio questo mezzo fa guadagnare in credibilità.

Spiega Tommaso Di Ruzza nella presentazione del rapporto: "Trasparenza e integrità del settore finanziario sono obiettivi fondamentali. Il perseguimento di tali obiettivi è un dovere sul piano strategico e operativo, ma è, soprattutto, un dovere sul piano morale, in considerazione della missione della Santa Sede nel mondo. Questo è l’orizzonte verso il quale si proietta l’attività dell’AIF, nel quale si esprime anche nel settore finanziario il convinto contributo della Santa Sede per il perseguimento di obiettivi condivisi dalla comunità internazionale".