Shevchuk: "Il Papa segue da vicino il conflitto in Ucraina"

L'arcivescovo maggiore Shevchuk durante una visita sulle zone del conflitto in Ucraina
Foto: http://ugcc.tv/ua/media/77936.html
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Papa Francesco “segue da vicino il conflitto in Ucraina”. Lo dice Sua Beatitudine Sviatoslav Shevchuk, arcivescovo maggiore della Chiesa Greco Cattolica Ucraina, in una intervista concessa ad una tv ucraina in cui fa il punto del conflitto in corso.

E che il Papa segua da vicino il conflitto è testimoniato dal fatto che il Papa ha menzionato esplicitamente l’Ucraina nel suo discorso Urbi et Orbi del giorno di Pasqua, mentre in Ucraina si continuano a sviluppare i progetti finanziati con l’iniziatva “una colletta straordinaria per l’Ucraina”.

Per l’arcivescovo Shevchuk “la responsabilità della Chiesa nelle circostanze odierne è quella di fornire al nostro popolo, in un momento così difficile e impegnativo, degli orientamenti di vita e di aiutarlo a vedere una prospettiva a lungo termine”.

Spiega capo della Chiesa Greco Cattolico Ucraina: “La Chiesa non vive per soddisfare se stessa. La Chiesa non è un obiettivo in sé. La Chiesa come comunità dei credenti è sempre una via, un mediatore, un’opportunità e una possibilità. Quindi, penso che proprio quelle persone, che oggi nella loro vita applicano i principi di libertà e di responsabilità, stiano davanti a una grande sfida di dover costruire la società ucraina sulle solide fondamenta della Verità Divina. Tuttavia, credo che ci sia anche un altro compito sociale della Chiesa”.

E ricorda che in Ucraina “sono state avviate numerose buone azioni e iniziative, tanti progetti validi”, e che la Chiesa è chiamata ad essere “un catalizzatore del cambiamento, del rinnovamento, una fonte di speranza che dica che l’Ucraina c’è e che l’Ucraina ci sarà”.

In questo, conta sul sostegno del Papa che è “solidale non solo nella preghiera personale o in alcuni appelli, ma anche nell’operato concreto.”, e questo si riversa anche nella diplomazia pontificia, che ha un carattere leggermente diverso rispetto a quella degli Stati laici, si tratta sempre della diplomazia di difesa della dignità della persona umana e di solidarietà con i più deboli o le vittime di ingiustizia.”

“Il Papa – afferma l’arcivescovo Shevchuk - capisce che l'attuale Ucraina è vittima di un'aggressione ingiusta, ed è solidale con noi in modo chiaramente visibile. Ovviamente, il Santo Padre, come i suoi predecessori, cerca oggi la possibilità di dialogo con tutti quanti sono aperti a questo dialogo”.

L’arcivescovo Shevchuk nota la particolare posizione della Chiesa di Mosca, che prima aveva una chiusura al dialogo con la Santa Sede e ora si è aperta al punto da accettare l’incontro tra il Papa e il Patriarca Kirill. Un fatto che “probabilmente non possiamo capire fino in fondo”, ma che è positivo perché “bisogna costruire ponti e creare qualsiasi occasione di dialogo”.

Al di là degli interessi della Chiesa di Mosca, Shevchuk ricorda che “il Santo Padre è sempre stato e sarà solidale con le vittime di un'aggressione ingiusta, e lo dice spesso anche negli incontri personali: con i modi, la terminologia, il linguaggio consono al servizio diplomatico della Sede Apostolica”.

“Per noi – aggiunge - è molto importante che proprio lui abbia rotto il silenzio intorno alla guerra contro l'Ucraina. Sappiamo che una parte di questa guerra ibrida è fatta di silenzio sui fatti scomodi che non corrispondono alle convinzioni ideologiche comuni. Proprio per questo motivo, in Europa i media e altre fonti pubbliche di comunicazione di recente hanno completamente smesso di dedicarsi alla nostra tragedia. E così il Santo Padre ha rotto il silenzio, e l'Ucraina è stata di nuovo ricordata. Di nuovo il nostro dolore è stato sentito nel mondo”.