Un non italiano ambasciatore del Papa in Italia: è la prima volta

Papa Francesco e l'arcivescovo Tscherrig, nell'udienza del 24 agosto 2017
Foto: L'Osservatore Romano / ACI Group
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È lo svizzero Emil Paul Tscherrig il nuovo nunzio apostolico in Italia e San Marino. Ed è la prima volta, da quando Italia e Santa Sede hanno stabilito pieni rapporti diplomatici a seguito dei Patti Lateranensi del 1929, che l’ “ambasciatore del Papa” in Italia non è un italiano.

Ma di certo, l’arcivescovo Tscherrig non è quello che si può definire un basso profilo. Classe 1947, primo di 8 figli in una famiglia di “Bergbauern” (contadini di montagna), è sacerdote dal 1974 e nel servizio diplomatico della Santa Sede dal 1978, ha lavorato in Segreteria di Stato come l’assistente di padre Roberto Tucci nella preparazione dei viaggi apostolici fuori Italia.

Poi, il lungo giro delle nunziature, fino ad essere nominato lui stesso ambasciatore del Papa: è in Burundi dal 1996 al 2000, rappresenta il Papa negli Stati delle isole caraibiche (da Trinidad e Tobago alla Giamaica) e nelle Antille dal 2000 al 2004, viene poi inviato in Corea e Mongolia dal 2004 al 2008, e poi in Svezia, Danimarca, Finlandia, Islanda e Norvegia dal 2008 al 2012 – e, da nunzio apostolico nei Paesi scandinavi, ebbe parole durissime per l’attentato di Oslo del 2011 che causò la morte di 92 persone.

Il suo ultimo incarico è stato quello di nunzio apostolico in Argentina, dove ha sostituito l’arcivescovo Adriano Bernardini. E, per uno strano scherzo del destino, sostituisce l’arcivescovo Bernardini anche nel suo incarico di nunzio in Italia. L’arcivescovo Bernardini, classe 1942, ha raggiunto i 75 anni, l’età della pensione.

Da nunzio apostolico in Argentina, l'arcivescovo Tscherrig aveva cominciato a stringere un rapporto molto buono con l’allora arcivescovo Bergoglio, rapporto che poi è continuato quando questi è stato eletto Papa. Si deve all’arcivescovo Tscherrig il lavoro di relazioni che c’è stato all’inizio del pontificato tra la presidenza Kirchner e Papa Francesco, con un paziente lavoro di cucitura.

Ed è stato, per esempio, all’arcivescovo Tscherrig che il Papa si è rivolto quando si è trattato di sostituire in alcuni incontri di mediazione il suo inviato speciale in Venezuela, l’arcivescovo Claudio Maria Celli.

L’arcivescovo Tscherrig è stato in udienza da Papa Francesco lo scorso 24 agosto, e in quell’occasione ha ricevuto il suo nuovo incarico, e già nella seduta del 28 agosto il Consiglio di Stato di San Marino ha espresso gradimento per la nomina.

La nunziatura in Italia è storicamente legata anche a San Marino. Il piccolo Paese del Titano ha rapporti diplomatici con la Santa Sede dal 1926, ma non c’è mai stato un nunzio apostolico residenziale, perché la funzione di nunzio a San Marino è sempre stata svolta dal nunzio in Italia. Dal 1992, San Marino ha anche un Concordato con la Santa Sede.

Da vedere che impatto potrà avere il primo nunzio non italiano nella realtà italiana. I nunzi apostolici hanno tradizionalmente due compiti. Da una parte, il nunzio cura le relazioni diplomatiche tra la Santa Sede e lo Stato in cui opera. Dall’altra, rappresenta la Santa Sede presso la Chiesa locale, occupandosi anche della procedura di nomina dei nuovi vescovi in tutte le diocesi che fanno parte dello Stato di sua competenza (fa le indagini, spedisce e organizza i questionari, aggiorna la lista dei sacerdoti proposti come candidati all’episcopato e propone alla Congregazione per i vescovi una terna di candidati).

Generalmente, i nunzi non sono mai scelti della nazionalità del luogo in cui vengono inviati, per mantenere la loro libertà di giudizio e perché non siano presi da sentimenti nazionali. L'Italia aveva costituito fino ad ora una eccezione, per via dei rapporti particolarissimi che c'erano tra Italia e Santa Sede. 

Il fatto che per la prima volta il nunzio non sia di nazionalità italiana rappresenta la fine di questa eccezione, e riafferma la universalità della Chiesa. Papa Francesco sgancia così la nunziatura da una mentalità “italiana”, anche nella possibile proposta del profilo dei nuovi vescovi, mentre, per quanto riguarda le relazioni diplomatiche, dota la nunziatura di un diplomatico di lungo corso, che ha affrontato situazioni difficili in passato e ha dato prova di grande equilibrio.