Uno zaino, una fede: la vita di Padre Pietro Manghisi

Padre Pietro Manghisi
Foto: PIME
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“Se l'offerta poi fosse lei stesso sarebbe più gradita”. Con questa semplice frase il giovane Pietro Manghisi si trovò a dover prendere una decisione rispetto alla sua esistenza. Aveva mandato un'offerta a padre Paolo Manna per l'istituzione del seminario del Pontificio Missioni estere di Ducenta e si ritrovò ad essere egli stesso quell'offerta.

Pietro Manghisi nasce a Monopoli nel 1899. Seminarista, parte come soldato durante la grande Guerra del 1915-1918 e ritornato a casa si ritrova a vivere un momento di crisi e sbandamento.

Non mancavano un lavoro, gli amici e tanti svaghi normali per un uomo, ma qualcosa non c'era e così, tornato in Puglia, decide di riprendere gli studi e segnarsi ad ingegneria a Bari. Ma comprende e sceglie di rientrare in seminario a Molfetta. E il biglietto ricevuto da padre Manna è la svolta decisiva della sua vita.

Ordinato sacerdote il 6 giugno 1925 parte in Birmania,e vi rimane fino a dopo la seconda guerra mondiale. Rientrerà successivamente e in Italia per un periodo di riposo e di guida quale direttore del seminario di Ducenta.

Ma la Birmania, dopo la guerra permette ai soli missionari che avevano il permesso prima del conflitto il rientro e cosi solo padre Manghisi, in Italia vi può rientrare. Fatte le valige riparte per la sua nuova terra.

Dopo un inteso e faticoso apostolato a favore della gente birmana e superate le tante difficoltà per portare il Vangelo muore, ucciso da un colpo di arma da fuoco il 15 febbraio 1953.

Sembra rivederlo per i monti della Birmania, solo con lo zaino pieno di medicine e cibo a sopportare il caldo e le piogge di quella terra d'Oriente . Ma non è solo, accanto a lui c'è una presenza forte che non gli consente sosta: è quella di Cristo che al suo arrivo in cielo gli avrà sussurrato ”Benvenuto Pietro, ecco il Regno che hai annunciato in tutta la tua esistenza!”.