Welcome to the Maco Papa Francis! Un film e tre miracoli

Una foto del film
Foto: Janusz Mrozowski
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Lo staresti a sentire per ore quando ti racconta come ha cercato con appassionata ostinazione di creare qualcosa che non sia solo immagine ma che crei una speranza per chi è in carcere. Janusz Mrozowski, è un regista polacco ma vive a Parigi. La sua opera più recente e più sentita è il film girato in Burkina Faso. Messaggi per Papa Francesco da parte dei carcerati: WELCOME TO THE MACO, PAPA FRANCIS!

Tutto nasce per il Giubileo della Misericordia. Mrozowski pensa ad una partita tra carcerati e personale delle carceri, una partita della misericordia, racconta. Ma non si riesce ad organizzare in Europa. Ma alla fine ritrova il suo passaporto del Burkina Faso dove ha vissuto per qualche tempo e pensa di andare la, nelle carceri più abbandonate.

“ Questo film non dovrebbe nemmeno esistere se fosse dipeso solo da motivi economici”.

Per mesi Janus ha mangiato alla mensa con le guardie del carcere, ha vissuto con i carcerati. Un vero miracolo per il regista che racconta: “Questo film mi ha fatto tornare a Dio che avevo lasciato con l’orgoglio di quattordicenne. Io credo nell’uomo non in Dio dicevo. Ma tutto quello che è successo con questa avventura africana è incredibile.

Il 25 settembre ho ricevuto il poster del film ispirato alla creazione di Michelangelo, una mano bianca e una nera. Allora Dio mi è apparso in modo evidente. Sono andato in una chiesa vicina è ho raccontato tutta la storia ad un prete. E poi c’è anche un altro miracolo. Durante il film ogni spettatore è Papa Francesco, perché i detenuti si rivolgono al Papa, direttamente, lo ringraziano”.

Cosa raccontano più di frequente ?

“Parlano della riconoscenza, perché lui a pensato a loro. E questo è quello che mi tocca di più. Si vedono anche i musulmani pregare per il Papa. Per i tempi in cui viviamo non è poco”.

Come viene distribuito il film?

"Tramite le presentazioni ai festival, come quello di Varsavia ad esempio. E poi ho avuto la gioia di proiettarlo in Vaticano e a Rebibbia. A gennaio forse sarà proiettato al Centro San Luigi dei Francesi a Roma. La Comunità di Sant’ Egidio pensa di fare in giro nelle prigioni italiane per proiettare la pellicola.

Il film non nasconde nulla della dura realtà della prigione africana, 700 prigionieri per 300 posti stipati fino a 12 in celle così piccole che a volte non si riesce nemmeno a girarsi di notte. Ma ognuno ha voluto essere parte del film, parlare con Papa Francesco.

C’era entusiasmo, hanno aperto le loro porte delle celle, come molte porte sante. A volte maldestri, ma sempre sinceri, assicurano al Papa la loro preghiera per lui. Non so se il papa abbia visto il film, ma se comprende  che, per questi uomini, la macchina da presa è l'unico modo per scrivergli, allora forse lo guarderà”.

Certo le difficoltà continuano ad esserci, ma, dice Mrozowski, Dio non mi ha mai abbandonato. “ Per me il primo regista del film è Papa Francesco, quando guardo questo film mi domando: ma come ho fatto? Era come se fossi guidato da qualcuno. Del resto il rispetto della dignità dei detenuti è oggi un imperativo assoluto per la nostra civiltà. Ciò aprirebbe le porte al dialogo e all'incontro tra tutti coloro che hanno a cuore la dignità delle persone”.

E questo è proprio uno degli scopi del film?

“ Vorrei aiutare il Burkina Faso a far sviluppare il rispetto dei diritti umani nelle carceri. deve diventare uno strumento per le associazioni umanitarie e abolire la pena di morte. L’idea è di andare a Ougadougo e lavorare a questo progetto. Ho chiesto al Papa anche un videomessaggio filmato per questi detenuti, vedremo”.