5 anni al Sant'Uffizio: l'addio del Cardinale Müller

Il Cardinale Muller
Foto: Bohumil Petrik CNA
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Il Cardinale Gerhard Ludwig Müller lascia l'incarico allo scadere del suo quinquennio di Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. Lo ha deciso oggi Papa Francesco. Un mandato brevissimo quello del porporato tedesco, esattamente 5 anni: durò meno - nemmeno un anno, era il 1914- il Cardinale Ferrata quando Benedetto XV lo nominò Segretario di Stato.

 

Müller guidava l'ex Sant'Uffizio dal 2 luglio 2012 quando Benedetto XVI decise di portarlo a Roma, prelevandolo dalla Diocesi di Ratisbona. Papa Francesco lo ha confermato subito dopo la sua elezione e lo ha nominato cardinale di Santa Romana Chiesa nel suo primo concistoro, era il febbraio 2014.

 

Specializzato in teologia, ha insegnato dal 1986 dogmatica presso l'Università Ludwig Maximilian di Monaco di Baviera.

 

Nel 2002 Giovanni Paolo II li ha nominato Vescovo di Ratisbona.

 

Come Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede è anche presidente della Pontificia Commissione Biblica, della Commissione Teologica Internazionale e della Pontificia Commissione Ecclesia Dei.

 

Il Cardinale Müller ha lavorato a Roma in un quinquennio molto intenso: la rinuncia di Papa Benedetto, l'elezione di Francesco, il processo di riforma della Curia e proprio su questo punto il porporato raccontava ad ACI Stampa: "Una nuova organizzazione di alcuni Dicasteri può essere opportuna, ma non è ancora una vera riforma. Della riforma della Chiesa parlano Sant’Agostino e Papa Gregorio VII, conosciamo la grande riforma con i monasteri, quella di Santa Teresa d’Avila. Papa Pio X ha utilizzato come motto: Instaurare omnia in Christo, rinnovare tutte le cose in Cristo. La Chiesa non può essere l’oggetto delle nostre idee di riforma, la Chiesa è il corpo di Cristo. Noi come membra di questo corpo possiamo aprire le porte del nostro cuore e lasciarci riformare dalla vecchia mentalità: Papa Francesco mette sempre in guardia dal pericolo della mondanizzazione della Chiesa, proprio come Benedetto XVI parlava di de-mondanizzazione, due parole per la stessa idea. Per tutti i membri e collaboratori della curia, dai cardinali prefetti fino agli uscieri, è importante avere la coscienza di lavorare per il bene della Chiesa e di collaborare con il Papa nella sua missione che gli è stata affidata da Gesù Cristo".

 

E sul Giubileo della Misericordia - sempre in una intervista esclusiva concessa ad ACI Stampa - il Prefetto spiegava il senso della misericordia che "non è un vogliamoci bene a buon mercato. Come può un padre essere misericordioso e correggere i suoi figli? In realtà, se un padre non correggesse i suoi figli, ma giustificasse o minimizzasse i loro errori, non li amerebbe e li spingerebbe verso il disastro. In fondo, un padre che non aiuta i suoi figli a riconoscere i loro errori non li stima veramente e non ha fiducia nella loro possibilità di cambiare. Perché la misericordia porta inscritti in sé, indelebilmente e inseparabilmente, amore e verità. Appartiene alla tradizione cristiana, dalle Scritture fino al Magistero degli ultimi Papi, che amore e verità stanno insieme o insieme cadono: non c’è amore senza verità e non c’è verità autentica senza amore. E perché questo non dovrebbe valere anche per la dottrina? La misericordia è il contrario del lassez faire… non è questo l’atteggiamento di Dio verso l’uomo".