Bendetto XVI, la profezia della fede

La copertina del libro
Foto: Edizioni Paoline
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Uno degli aspetti più significativi della vita di Joseph Ratzinger diventato Papa Benedetto XVI è il suo lavoro alla Congregazione per la Dottrina della fede. Senza quel quarto di secolo il pontificato di Benedetto XVI sarebbe stato diverso.

Lo ha capito bene Giovan Battista Brunori, vaticanista del Tg2 con una solida preparazione di archivista, che si occupa di esteri per la testata della RAI.

Il suo libro “ Benedetto XVI. Fede e profezia del primo Papa emerito della storia” edito dalle Paoline, ha il grande pregio di riportare bibliografia, note, citazioni e indicazioni che lo rendono un vero strumento di studio, anche se giornalistico.

Come ad esempio appunto alcuni momenti del suo lavoro di Prefetto. Ma non solo. Come spiega nella introduzione, Brunori sa che “A un mondo sempre pù incerto e impaurito, messo in crisi d’identità dalle migrazioni, incattivito e costretto a difendersi dall’odio minaccioso dei terroristi che spacciano il “dovere di uccidere”  per  “dovere di credere”, Ratzinger risponde presentando a tutti la “Differenza cristiana”,  l’amore il vero volto del cristianesimo,

Dio é amore afferma nella sua prima enciclica Deus caritas est”. É questa la chiave per comprendere la “profeticità” della vita di Joseph Ratzinger.

E in effetti basta scorrere l’indice per capire come emerge questa “profeticità”. Dalla vita nella natia Baviera, attraverso la guerra, fino al lavoro da professore, al Concilio, e appunto all’arrivo in Congregazione. “Alla Congregazione per la dottrina della fede - scrive Brunori- Ratzinger impegna molti anni della sua vita, cerca di rinnovarla e di renderla più internazionale, chiamando a collaborare teologi e giuristi provenienti da tutto il mondo. Durante il suo incarico svolge un servizio che cambia la Chiesa”.

Si possono ritrovare nel testo i casi più difficili affrontati dal cardinale bavarese, ma anche il metodo di confronto chiaro e rispettoso del teologo e il lavoro al fianco di Giovanni Paolo II.

Anche da questo nasce il programma spirituale di Benedetto. Scrive Brunori: “ In pochi si accorgono che il papa non vuole lanciare messaggi politici ma spirituali, che vuole indicare la strada del ritorno all’essenziale nella fede: lo si vede già dal suo stemma papale che segnala alcune discontinuità con il passato, una novità che parla di un pontefice che non pensa di essere ‘il successore dell’imperatore Costantino, ma di un pescatore’”.

E in pochi si accorgono dell’ampiezza del dialogo di Benedetto: con i lontani, tra fede e ragione, con le altre confessioni, con le altre fedi. E così la vicenda del discorso di Ratisbona viene riportata nel libro al suo senso reale: “Il discorso di Ratisbona, al netto delle sue contraddizioni, degli errori e delle polemiche, segna anche una svolta, un cambio di tendenza rispetto a un certo irenismo presente in alcuni incontri interreligiosi, in cui prevale una sorta di . galateo . del dialogo, un dialogo fatto di buone maniere e di belle parole, che durano finché sono accesi i riflettori dei convegni, ma scivola via come l’acqua sulle coscienze dei partecipanti e dei loro seguaci”.

Francia, Inghilterra, Germania, i grandi discorsi di Benedetto portano alla sua visione sull’ Europa. Ma c’è anche una analisi “ad intra” del pontifcato, con le difficoltà nei rapporti con la Curia che in qualche modo vede Ratzinger con sospetto.

Ma Benedetto va avanti e riforma rinnova il pensiero, revoca scomuniche, dialoga con gli anglicani e rinsalda un rapporto speciale con gli ebrei.

“Il rapporto con Israele- scrive Brunori- fa parte della sua ricerca di ritorno alle sorgenti della fede, quasi un “compagno di strada” di Ratzinger: la fede cristiana non si può capire

senza ciò che lo ha preceduto. Il rapporto con Israele e il popolo ebraico fa parte del cammino della Chiesa. Il rinnovamento al quale aspira Benedetto trae forza proprio dalla sua formazione biblica, muove dalla riscoperta delle Sacre Scritture, Antico e Nuovo Testamento”.

Ecco allora che la conclusione arriva quasi naturale dopo la attenta ricostruzione di molti fatti: “Il papa timido ma dal pensiero forte e brillante, che propone piuttosto che tentare di imporre, che non voleva diventare vescovo, né prefetto e non ha fatto nulla per diventare papa, ama la vita riservata eppure più di ogni altro ha esposto volutamente la sua persona alle critiche e agli insulti. Ha riconosciuto pubblicamente gli errori commessi dalla curia cos. come non ha nascosto le sue umane fragilità ma non ha arretrato di fronte alle ricorrenti tempeste che hanno investito la Chiesa durante il suo pontificato”.

La rinuncia è stata solo l’ultimo passo di una vita di profezia. Il libro di Brunori accompagna il lettore oltre la cronaca superficiale dei titoli e fa chiarezza.