Celso Costantini, cardinale, storico dell'arte e diplomatico presto beato?

Il delegato Apostolico Celso Costantini visita il seminario di Jiantmen. 25 febbraio 1927.
Foto: Jiangmen, China. B/W Photo.
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É la storia del martire Stefano e del ritrovamento delle sue reliquie a pochi chilometri da Gerusalemme ad offrire la occasione al cardinale Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, per ricordare i martiri di oggi. Nella Concattedrale di Concordia il cardinale ha parlato dei “testimoni viventi della Resurrezione”.

“Penso - ha detto- ai fratelli dell’Iraq, incominciando dal Vescovo Raho di Mosul, da padre Ragheed Ghanni, sino ai sacerdoti, ai bambini e agli altri fedeli della cattedrale siro-cattolica di Nostra Signora del Perpetuo Soccorso a Baghdad”. E ha riproposto la  riflessione di Padre Cristian de Cherge, Priore del Monastero di Tibhirine, ucciso insieme a sei confratelli nel 1996 e di don Santoro ucciso come testimone del Vangelo a Trabzon, in Turchia, nel 2006.

La celebrazione si è aperta con la lettura del decreto di apertura della fase diocesana del processo di beatificazione e canonizzazione del servo di Dio cardinale Celso Costantini, nativo della diocesi,  delegato Apostolico di Fiume prima e poi in Cina, poi segretario della Congregazione di Propaganda Fide e cardinale.

Costantini, di umilissime origini, si laureò alla Accademia romana di S. Tommaso, e divenne sacerdote nel 1899. Per quattordici anni svolse il suo lavoro pastorale in Veneto e nel 1912 la Società degli amici dell'arte cristiana, poi la rivista Arte sacra, di cui fu anche direttore, mentre nel 1907 e nel 1911 pubblica a Firenze Nozioni d'arte per il clero e Il Crocefisso nell'arte.

La Prima Guerra Mondiale lo vede parroco ad Aquileia, che lascia per essere cappellano dell'esercito nella ritirata, durante la quale si interessa del salvataggio di opere d'arte.

Nel 1920 è delegato apostolico di Fiume dove svolge un attento lavoro di difesa dei diritti umani. Nel 21 è vescovo e nel 1922, Pio IX lo chiama a Roma per nominarlo delegato apostolico in Cina.

Nel 1919 con la enciclica Maximum illud, la Santa Sede definiva la sua politica con la Cina e Costantini ebbe il compito di sottrarre le missioni a qualsiasi tipo di protettorato straniero. Un impegno che gli procurò critiche e difficoltà e addirittura J. B. H. Garnier  scrive un romanzo Le Christ en Chine (Paris 1928), per dimostrare la fallacia delle tesi del Costantini a favore di una Chiesa indigena. Senza reagire pubblicamente Costantini arriva a realizzare il  primo concilio plenario cinese, a Shanghai dal 15 maggio al 12 giugno 1924.

La consacrazione episcopale, avvenuta a Roma il 28 ott. 1926, di sei vescovi cinesi, i primi dopo tre secoli, dato che il primo vescovo cinese, il domenicano Gregorio Lo (1616-1691), era rimasto senza successori; la fondazione della università cattolica di Pechino (1929).

Rientrato in Italia nel 1933 per motivi di salute prosegue il suo lavoro  per la Cina tanto che il  Sant’ Uffizio, su richiesta di Propaganda Fide, permette la traduzione del rituale nella lingua parlata in Oriente e della Messa tra il '42 e il '49. Nel 1946 venne istituita la gerarchia in Cina. Costantini divenne cardinale nel 1953 e solo 5 anni dopo, nel 1958, morì a Roma.

La sua passione per l’arte sacra si univa allo slancio missionario. Raccomandava sempre l'adozione di stili e modelli tradizionali nell'architettura delle chiese, e nella pittura e scultura delle immagini sacre nei paesi di missione per adeguare la presenza della Chiesa alla sensibilità di quelle popolazioni ed a evitare che potesse apparire come emanazione del mondo colonialista occidentale. Molte le pubblicazioni in questo senso e i racconti dei suoi periodi a Fiume e in Cina: Foglie secche, scritto nel 1948 in cui riassunse i principali episodi della sua vita fino al periodo fiumano incluso; e Con i missionari in Cina (1922-1933).