Da Denver, una certezza: l'Humanae Vitae, una enciclica sempre attuale

L'arcivescovo di Denver Samuel J. Aquila durante una celebrazione
Foto: Denver Catholic - Arcidiocesi di Denver
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È stata una delle encicliche più discusse e dibattute del secolo, eppure cinquanta anni dopo l’insegnamento dell’Humanae Vitae è sempre attuale. Lo sottolinea, in una appassionata lettera pastorale, l’arcivescovo di Denver Samuel J. Aquila. Che mette in campo tutta la sua esperienza pastorale per sostenere un concetto, in fondo, semplice: quello che dice l’Humanae Vitae non è mera teoria, ma rappresenta una buona pratica pastorale che aiuta le famiglie e le coppie ad essere più unite. E, soprattutto, risponde al volere di Dio.

Il testo entra con forza in un dibattito che si è cominciato a costruire già alla vigilia di questo anno in cui ricorre il 50esimo dell’enciclica di Paolo VI. Conosciuta da molti come “l’enciclica del no alla pillola”, pubblicata dopo una lunga gestazione che iniziò con una prima commissione sul tema della contraccezione già sotto Pio XII, sono molti i tentativi di rileggere l’enciclica in chiave moderna.

Il dibattito si è acceso quando è stato reso noto che un gruppo di studio alla Pontificia Università Lateranense, guidato dal professor Gilberto Marengo, stava facendo ricerche sulla gestazione stessa dell’enciclica. Poi, il professor Maurizio Chiodi, membro della Pontificia Accademia della Vita, ha tenuto una conferenza alla Pontificia Università Gregoriana a dicembre, in cui ha sostenuto che oggi, in casi particolari, la contraccezione artificiale potrebbe essere consentita, anche alla luce del discernimento proposto dall’Amoris Laetitia.

Questo lo stato del dibattito attuale, che a volte assume anche toni forti. L’arcivescovo Aquila, però, non entra nel dibattito a gamba tesa, condannando l’una o l’altra teoria. Piuttosto, fa una proposta di senso, che si nota sin dal titolo della lettera, The Splendor of Love, lo “Splendore dell’Amore”, un titolo che subito richiama alla Veritatis Splendor di San Giovanni Paolo II.

Si tratta di un testo di 15 pagine, molto denso, che contiene, sì, citazioni del magistero, e in particolare alla “Teologia del Corpo” di San Giovanni Paolo II, ma anche esperienze personali di parrocchiani e l'esempio di santi. Da sempre, tra l'altro, l’arcivescovo Aquila consiglia ai giovani che stanno facendo un percorso verso il matrimonio di fare un corso sulla Pianificazione Familiare Naturale.

Divisa in tre parti, la lettera parte da “Luci e Ombre degli Ultimi 50 anni”, non negando che, dalla pubblicazione dell’Humanae Vitae ci sono state allo stesso tempo “cose buone e distorsioni sulla verità riguardo la sessualità umana”, eppure la Chiesa ha “continuato a illuminare il mondo con la buona notizia che l’amore umano trova il suo ultimo significato e splendore nel particolare amore che Dio ha per ciascun uomo”.

Tra gli sviluppi positivi, l’arcivescovo Aquila cita la teologia del corpo di Giovanni Paolo II, il riconoscimento che non ci sia tensione tra eros e carità, o l’amore che dà se stesso, l’enfasi di Papa Francesco sull’importanza della cultura dell’incontro da vivere all’interno della stessa famiglia, e anche gli sviluppi scientifici che hanno aiutato sempre di più a definire i metodi di pianificazione naturale della famiglia.

Tra gli sviluppi negativi, la diffusione della contraccezione, che ha portato – come temeva lo stesso Paolo VI nell’enciclica – ad un “abbassamento degli standard morali”, ma che ha anche permesso ai governi di entrare “nella responsabilità personale e intima di uomo e donna” imponendo l’uso dei contraccettivi a tutti. Profezie – nota con amarezza l’arcivescovo Aquila – che “si sono tutte avverate”, mentre la contropropaganda che sottolineava come divorzio e aborto sarebbero diminuiti con l’uso della pillola si è dimostrata falsa, “perché il tasso di divorzi e aborto è salito vertiginosamente”, mentre le donne “sono state oggettificate”, e questo si nota sia nei film e nella pubblicità che in forme “più estreme come la pornografia e il traffico di esseri umani”.

Non solo: “il rifiuto della vera natura dell’atto sessuale non ha portato a maggiore felicità e soddisfazione, ma ad una distorsione della relazione tra uomo e donna”, l’uso della pornografia ha “banalizzato l’amore e reso il sesso a buon mercato”, gli stessi contraccettivi artificiali sono un rischio perché intaccano gli ormoni, fanno crescere l’infertilità, e portano anche un rischio maggiore di cancro e di cambiamenti ormonali nei bambini, che sempre più sono concepiti fuori dal matrimonio, perdendo così il loro diritto di essere concepiti in un atto d’amore tra i loro genitori naturali.

E da qui – nota l’arcivescovo Aquila – viene anche il fatto che sempre più persone non vogliono “provare le gioie della vita famigliare”, e lo stesso concetto di famiglia – banalizzato e ridefinito – può essere “cambiato in qualunque cosa semplicemente relativo alla sessualità”. Un tema che ha affrontato anche Papa Francesco, sottolinea la lettera.

La seconda parte è dedicata a “Divinità della Sessualità: la dignità della persona”, e fa quella connessione tra sessualità e dignità umana che sembra mancare nel dibattito attuale. Una connessione che sottolineò San Giovanni Paolo II nella sua teologia del corpo, sulla scia di quello che il Beato Paolo VI aveva detto nell’Humanae Vitae, ovvero che l’amore degli sposi ha “quattro qualità essenziali: deve essere profondamente umano, totale, fedele e fruttuoso”.

Quattro caratteristiche che ci fanno capire perché c’è “una inseparabile connessione tra l’aspetto unitivo e procreativo del sesso”, e che “se cerchiamo di separarli li perdiamo entrambi”, perché la stessa contraccezione “minaccia la dimensione unitiva del sesso”, si perde infatti la dimensione del dono totale dello sposo alla sposa.

Sono temi – nota l’arcivescovo Aquila – affrontati tutti nel recente magistero, da Giovanni Paolo II alla teologia dell’amore di Benedetto XVI, fino all’Amoris Laetitia di Papa Francesco, il quale “ha enfatizzato che gli spossi possono crescere in carità coniugale, la più piena espressione del loro amore, sviluppando e approfondendo la spiritualità delle loro promesse matrimoniali”.

Qualcosa di astratto? Tutt’altro, sottolinea l’arcivescovo di Denver.

“Noi siamo fatti per la verità”, esclama, riprendendo l’esperienza di Edith Stein e della sua conversione. E poi fa l’esempio di Santa Gianna Beretta Molla, che morì perché aveva rifiutato di abortire il figlio che aveva in grembo, e per questo fu fatta santa. Fu lei a scrivere che “essere chiamati ad una vita di famiglia non significa fidanzarsi a quattordici anni, ma prepararsi su come formare una famiglia. Uno non può entrare senza conoscere come amare. Amare significa avere un desiderio di essere più perfetti, di aiutare l’amato ad essere migliore, di andare oltre ogni egoismo, di dare se stessi”.

Uno dei sacrifici della famiglia è proprio il momento in cui arriva un figlio, perché l'arrivo di un figlio porta gli sposi a perdere qualcosa del loro spazio personale. Per questo – afferma l’arcivescovo Aquila – “Dio ha creato i nostri corpi in modo che ci siano naturali periodi di infertilità, durante i quali le coppie che cercano di non avere figli lo possono fare legittimamente”. E lo si fa con i metodi di Pianificazione Naturale, ormai sempre più progrediti, sempre più precisi.

Conoscere tutto questo, per l’arcivescovo Aquila, è questione di evangelizzazione, perché la buona notizia “include la verità sull’amore umano e la sessualità”. “Molti, nella nostra cultura – dice – considerano l’insegnamento della Chiesa come una cattiva notizia, un peso e uno fonte di repressione. Siamo chiamati ad esprimere questo come parte della buona notizia, che aiuterà le persone ad andare oltre i molti pesi e ferite che sono una conseguenza della nostre famiglie e sessualità spezzata”.

Per questo, la lettera si conclude con un appello all’evangelizzazione. Un appello rivolto prima di tutto a genitori e coppie sposate, primi educatori dei loro bambini e chiamati ad essere esempio per i bambini di altre famiglie, specialmente perché “sfortunatamente e tristemente i nostri bambini sono esposti sin da piccoli a molte distorsioni della sessualità umana”, come la teoria del gender.

Quindi, l'arcivescovo si rivolge a sacerdoti e diaconi, chiamati “non solo a predicare sul piano di Dio, ma anche ad accompagnare il vostro gregge attraverso le difficoltà di vivere secondo quel piano”, e quindi invitando anche a confessarsi spesso, e ad essere “gentili e misericordiosi in confessione”.

Dottori e infermiere, invece, non “devono avere paura di abbracciare la loro fede nel contesto della loro vita professionale”, perché Cristo “sarà con voi, specialmente quando avrete bisogno di rimanere fermi di fronte all’opposizione di molti colleghi o impiegati per dare testimonianza della verità”. Pressati da una “cultura della morte”, medici e infermieri possono “servire gli altri secondo la fede, praticando buona medicina”, come fece il Servo di Dio Jerome Lejeune, che si oppose all’uso delle sue scoperte sulla Sindrome di Down per promuovere l’aborto”.

Sono coinvolti nell’appello anche politici e giuristi, chiamati a “lavorare per il bene comune e a proteggere i diritti di tutti”, giocando “un ruolo cruciale nell’assicurare che la famiglia continui ad essere alla base della nostra società”.

Infine, l’arcivescovo Aquila si rivolge a comunicatori, giornalisti, artisti e quanti sono nei media perché “usino i loro talenti per comunicare la bellezza della visione di Dio dell’amore matrimoniale”, e a catechisti, insegnanti e leader giovanili perché siano a fianco dei genitori nello sviluppare la crescita spirituale dei figli, alla luce della Teologia del Corpo di San Giovanni Paolo II.

Per concludere, un pensiero a quanti educano ai Metodi Naturali di Pianificazione Familiare e ai fidanzati, perché ricordino che “Dio li chiama a niente meno che a un completo dono di se stessi l’uno all’altro, che siete chiamati a scegliere e abbracciare nel servizio con il vostro futuro sposo”.