Fratelli della Carità, no all'eutanasia nei loro ospedali. Ma il board si ribella

L'Ospedale psichiatrico di St. Martin, nella zona di Namur, uno degli ospedali di proprietà dei Fratelli della Carità
Foto: www.cp-st-martin.be
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Non è bastato il “no” delle autorità vaticane, che ha fatto seguito alla vibrante protesta della Congregazione dei Fratelli di Carità: con un comunicato diffuso in fiammingo, francese e inglese, l’Organizzazione Famiglia della Carità ribadisce la sua volontà di permettere l’eutanasia all’interno degli ospedali belgi che gestiscono, e che sono di proprietà della Congregazione. Una spaccatura interna che rischia persino di non far definire più l’ospedale cattolico. La Congregazione affronterà il problema in Vaticano, in un incontro fissato per la settimana che inizia il 25 settembre.

La storia è orma diventata un piccolo giallo. I Fratelli della Carità sono una organizzazione religiosa, composta da fratelli (non sacerdoti) nata in Belgio alla fine del XIX secolo. Cura le persone in modo professionale, e ha la gestione di vari ospedali nel mondo, con una specializzazione nella cura di malati psichiatrici, che ora stanno sviluppando anche in un nuovo ospedale in Sud Sudan. La gestione di questi ospedali è affidata ad una società in Belgio, il cui board è composto da laici – tra cui l’ex premier belga Van Rompuy – e solo tre fratelli consacrati della Congregazione. È stato questo board a includere la possibilità dell’eutanasia nelle linee guida degli ospedali in Belgio, dove tra l’altro la legge sulla eutanasia è tra le più aperte possibili.

Una decisione che ha causato la vibrante protesta dei Fratelli della Carità, che hanno ribadito la totale non accettazione del principio dell’eutanasia nei loro ospedali. Da qui, l’appello in Vaticano, che ha chiesto all’ospedale di terminare con la pratica. E la risposta dell’organizzazione arriva in un lungo “statement” pubblicato il 12 settembre sul sito, in cui si contesta la mancanza di dialogo, e si sottolinea come la posizione dell’ospedale è “perfettamente consistente” con la Dottrina cristiana. Ma Fratel René Stockman, superiore generale della Congregazione dei Fratelli della Carità, non ci sta. Ribadisce la posizione della Congregazione, come ha fatto anche in una lettera alla Congregazione della Dottrina della Fede. E spiega la sua posizione anche ad ACI Stampa.

L’organizzazione dei Fratelli della Carità afferma, nel suo comunicato, che continuerà “a chiedere di stabilire un dialogo”, e lamenta che questo dialogo non ci sia mai stato. Ma allo stesso tempo non intendono fare nemmeno un passo indietro rispetto alla loro decisione. Su quali basi si può dialogare?

Il problema è che c’è solo una richiesta di dialogo sul modo in cui l’eutanasia debba essere implementata, e non sull’eutanasia in quanto tale. Ho chiesto, molte volte e con chiarezza, che il dialogo si basi sull’eutanasia e su come questa deve essere vista sulla base della Dottrina della Chiesa, sperando di arrivare ad un consenso, ma loro hanno sempre rifiutato di cambiare la loro visione iniziale.

Il comunicato sottolinea che la decisione del board dell’ospedale segue perfettamente la Dottrina della Chiesa e spiega che “il testo (di apertura all’eutanasia, ndr) è stato sviluppato a partire dalla cornice cristiana di pensiero che noi applichiamo all’interno della organizzazione”. E prosegue spiegando che nelle linee guida si tiene conto dei “cambiamenti e delle evoluzioni della società”, considerando “la scelta di coscienza e l’eccezionale e proporzionata visione di etica, visioni deontologiche e ideologizzazioni”. Cosa dice a riguardo la Congregazione? È un punto di vista dottrinalmente corretto?

Questo è totalmente sbagliato ed è contro la Dottrina della Chiesa. Tutta la questione nasce dal rifiuto di considerare il rispetto della vita come un assoluto. Per loro, è diventato fondamentale, posto allo stesso livello dell’autonomia del paziente e la relazione della cura. Per questo, non possiamo accettare questa dichiarazione: prende distanza dalla dottrina della Chiesa.

L’organizzazione ha anche rifiutato la decisione vaticana. Van Rompuy, uno dei membri del board, ha detto che ormai non è più il tempo in cui Roma ha l’ultima parola. Davvero possono ignorare una richiesta che viene dal Vaticano?

È esattamente quello che stanno facendo.

E l’apertura all’eutanasia è compatible con un ospedale cattolico?

Non per quanto ci riguarda.

Quali saranno i prossimi passi? La Congregazione riprenderà il controllo dell’ospedale, cambiando il board, o l’ospedale sarà lasciato all’associazione?

Il prossimo passo è un incontro fissato in Vaticano per la settimana del 25 settembre. Faremo i nostri passi in accordo con la visione del Vaticano dopo questo incontro.

Ed è possibile non considerare più un ospedale cattolico e che I Fratelli della Carità lascino il controllo dell’ospedale?

Se non ci saranno cambiamenti nella politica dell’ospedale, sì, è una soluzione possibile.