Gänswein: quel quaderno segreto di appunti delle omelie del Papa emerito

Prima dell'intervista con Georg Gänswein, il collega Martin Rothweiler
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“Il primo incontro è stato nella Cappella Sistina davanti al Giudizio Universale. I cardinali gli stavano dichiarando la loro obbedienza. Dato che io dovevo stare nel Conclave, il cardinal decano Ratzinger aveva il diritto di portare un prete, e ha portato me, ero l’ultimo nella fila. C’erano altri davanti a me".

"Io ero l’ultimo. E in quel momento – me lo vedo ancora davanti, per la prima volta in bianco, con lo zucchetto bianco, la talare bianca, capelli bianchi e bianco in volto. Praticamente era solo una piccola nuvola bianca, stava seduto lì - e in quel momento ho dato la mia piena disponibilità al Santo Padre dicendo che avrei volentieri fatto tutto quello che mi avrebbe chiesto e che avrebbe potuto contare su di me, che l’avrei assistito volentieri”.

Così Georg Gänswein, Arcivescovo prefetto della Casa Pontificia e segretario particolare di Benedetto XVI racconta il suo primo incontro con il cardinale Ratzinger diventato Papa.

Di questo e molto altro il Prefetto parla nella lunga intervista realizzata da EWTN in tedesco dal collega Martin Rothweiler in occasione dei 90 anni del Papa emerito.

Il primo “incontro” tra il teologo e quello che sarebbe diventato il suo segretario in effetti è stato virtuale. Racconta Gänswein:

"L’ho conosciuto attraverso i suoi scritti. Alla fine del Liceo, il mio parroco mi ha dato 'Introduzione al Cristianesimo' dicendomi: 'Devi leggere questo! Questo è il futuro!' Io ho detto: 'Sì, e Lei l’ha letto?' 'No, ma lo devi leggere tu!'."

C’è molto affetto per Benedetto XVI e molti chiedono un incontro, dice Gänswein, “ci sono molte persone che sono dispiaciute perché non è possibile, ma quelli che vengono sono molto contenti, molto felici. Lo stesso vale anche per lui. Ogni incontro è sempre anche un segno di affetto e di intesa”. E c’è anche chi gli chiede consiglio? “Sicuramente. Sono convinto. Io non sono presente. Sono incontri a quattro occhi o sei occhi. E sono convinto che ricevono anche buoni consigli”.

Ci sono anche molte lettere, spiega Gänswein, “gli scrivono persone che conosceva da prima. Gli scrivono persone che io non conosco, e che neanche lui conosce, che evidentemente l’hanno conosciuto adesso attraverso i suoi scritti. Esprimono il loro ringraziamento, la loro gioia, in parte anche il loro dolore. Scrivono persone da tutto il mondo. Non si tratta solo di un certo tipo di persone: sono di età diverse, di diverse posizioni sociali e opinioni”.

Domani, Pasqua, 90 anni di Papa Benedetto, domenica. Come ogni domenica ci sarà una piccola omelia nelle celebrazione. Così come ogni domenica, spiega il suo segretario: “normalmente siamo presenti solo io e le Memores. Ogni tanto ci può essere un visitatore oppure, quando io non ci sono, un mio confratello che allora concelebra. Predica sempre a braccio. È vero che ha un quaderno con gli appunti per le sue omelie. Mi sono già chiesto anche io: cosa succede a questi appunti?

Un giorno vorrei chiedergli se non potesse dare un’occhiata agli appunti che abbiamo preso noi, nel senso di un’approvazione. Non so se quel giorno verrà”.

Scorrendo le pagine di 90 anni di vita e servizio per la Chiese ci sono due foto: il rapporto con Giovanni Paolo II e, quasi in conseguenza, la pubblicazione del Segreto di Fatima. “Il cardinal Ratzinger - dice monsignor Gänswein - ha naturalmente collocato l’interpretazione del presente. Ogni interpretazione teologica deve essere fatta in un determinato contesto. In questo caso è stata una interpretazione attuale del terzo segreto, che ovviamente aveva qualcosa a che fare con Giovanni Paolo II, qualcosa con la conversione della Russia e, guardando indietro, anche con la Seconda Guerra Mondiale.

Ha cercato di mettere queste cose in una cornice teologica e di metterle in relazione una con l’altra. Secondo la mia esperienza ci è riuscito molto bene. Dopo c’è stata la questione delle critiche, che il terzo segreto non sarebbe stato pubblicato nella sua interezza e che la Santa Sede e la Congregazione nascondeva qualcosa. Non è vero. Tutto il segreto è stato pubblicato”.

Tra le foto anche quelle più personali dell’arcivescovo tedesco: “Mi ricordo bene che quando mi ha preso come suo segretario, mi ha detto: 'Siamo due provvisori. Io andrò presto in pensione e smetterò di lavorare, e fino a quel momento Lei rimarrà con me'. Questo era nel 2003. Il tempo è passato. E’ diventato il 2005. Il provvisorio continua. Lui desiderava di avere tempo libero per poter finire di scrivere o di scrivere il suo libro su Gesù. È successo diversamente. Credo che con la morte di Giovanni II egli abbia fatto pro diversi sperando che il nuovo Papa lo lasciasse nel meritato riposo. Di nuovo è successo diversamente. Lui stesso è diventato Papa. Il Signore l’ha preso di nuovo a suo servizio. Lui faceva progetti, ma un altro faceva altri progetti per lui”.

E c’è una parola che per Georg Gänswein è signifcativa:Per Papa Benedetto una parola importante, un elemento importante, è stata sempre 'la gioia' [la dice in taliano]. Ha sempre parlato della gioia della fede, non del peso, della necessità, ma della gioia della fede: che un frutto importante della fede è la gioia. E la gioia è quello che dà le ali anche a un essere umano. Attraverso la gioia la fede dà all’essere umano delle ali che non avrebbe avuto senza la fede... Naturalmente è un altro grande dono conoscerlo personalmente e anche imparare qualche cosa di nuovo dalla sua persona. Per questo sono molto grato. Sono consapevole di questa grazia. E per questo ringrazio il buon Dio giorno per giorno”.

 

 

L'intervista integrale in tedesco sarà trasmessa da EWTN Germania oggi alle 16.30 (ora di Roma) e alle 22.30. Domani alle 12.30 dopo l’Urbi et Orbi, e di nuovo alle 19.00.

http://www.ewtn.de/exklusivinterview_2017_erzbischof_gaenswein