Gesù guarisce con i sacramenti. Sesta domenica del Tempo Ordinario

Gesù guarisce il lebbroso
Foto: Centro Aletti
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La lebbra nel mondo antico era considerata una malattia terribile che condannava alla solitudine, ma quel che è peggio era percepita come una punizione di Dio. Gesù di fronte al lebbroso è “mosso a compassione” e lo tocca. Nella compassione e nel gesto di Cristo verso il lebbroso noi vediamo il porsi di Dio nei confronti dell’umanità da Lui separata a causa del peccato, la vera lebbra, che distrugge la vita delle persone. Tutti, dunque, siamo lebbrosi. Con l’incarnazione Dio si rende visibile e pone le infinite ricchezze della sua divinità al servizio dell’uomo per dargli la vita. Anzi, Egli si fa carico del male dell’umanità.

Ma in che modo Dio salva? Con un gesto – lo toccò - ed una parola: lo voglio, sii mondato. Veniamo condotti alla scoperta dei sacramenti della Chiesa. Anche oggi Cristo continua ad esercitare la sua opera di guarigione e quindi anche a noi è dato di incontrarlo e di supplicarlo con le stesse parole del lebbroso: Se vuoi, puoi guarirmi! 

Questa possibilità ci viene offerta nei sacramenti per mezzo dei quali l’uomo incontra Gesù, la fonte di ogni grazia e di ogni bene. Gesù, in questi sette santi segni da Lui istituiti ci parla, ci perdona, ci fortifica, ci dà il bacio della riconciliazione e dell’amicizia, ci conferisce i suoi stessi meriti e il suo potere, ci dà tutto se stesso.

Nei sacramenti il Signore continua ad operare la nostra salvezza. Continua ad assumere la storia dell’uomo, il suo male, il suo peccato, la sua lontananza da Dio e non si “dà pace” fino a quando non giunge a risanare l’uomo nella sua interezza.  

Il lebbroso, dopo la guarigione, è invitato a presentarsi ai sacerdoti. Si tratta di un gesto che è nello stesso annuncio di Cristo e rivelazione della sua vera identità di Figlio di Dio. Il salvato diviene il salvatore. Il Vangelo si trasmette ancora con questa modalità. La testimonianza della vita di quanti sono stati raggiunti da Cristo e da Lui “guariti” dalle proprie infermità morali e spirituali costituiscono un annuncio del Regno di Dio, come lo erano i miracoli del Signore. Le persone che vivono autenticamente la propria appartenenza a Cristo – e i santi ne sono la prova - sono dotate di una forza che è capace di attrarre e di influire sulla vita degli altri. “Importa essere, più che apparire”.

In seguito alla proclamazione del lebbroso, Gesù si ritira in luoghi deserti. La popolarità sembra dargli fastidio perché ne avverte il rischio e l’inutilità. Infatti, Gesù nel momento in cui sarà chiamato a donare la sua vita sulla croce per la salvezza dell’umanità, non si troverà circondato dal favore del popolo, ma morirà nella solitudine. Il successo non è un criterio evangelico per misurare l’efficacia della grazia e la riuscita del regno di Dio.