Il Papa in Amazzonia: mostrateci la vostra identità, abbiamo bisogno di ascoltarvi

I popoli originari dell' Amazzonia
Foto: Aci Group / Edoardo Berdejo
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 Non è la prima volta che un Pontefice si reca in Amazzonia, Giovanni Paolo II lo ha fatto in Brasile e in Perù. Ma questa volta è un Papa latinoaericano che si ferma a parlare con i popoli originari dell’ Amazzonia.

I canti, le danze, le testimonianze raccontano non solo l’ Amazzonia ma i grandi drammi sociali che derivano dal sottosviluppo, dalle estrazioni minararie illegali, dai traffici di eseri umani, tanto che anche la pastorale è rischiosa.

Nel palezzetto dello sport, di Puerto Maldonado, città a sud del Perù e uno dei tre centi importanti dell’ Amazzonia, il Papa partecipa ad una festa, incontra i Popoli dell’ Amazzonia. Harakbut, Esse-ejas, Matsiguenkas, Yines, Shipibos, Asháninkas, Yaneshas, Kakintes, Nahuas, Yaminahuas, Juni Kuin, Madijá, Manchineris, Kukamas, Kandozi, Quichuas, Huitotos, Shawis, Achuar, Boras, Awajún, Wampís, sono questi nomi.

Il Papa dice grazie per la “biodiversità”.

Colori e suoni che non riescono per a nascondere che, dice il Papa  “i popoli originari dell’Amazzonia non sono mai stati tanto minacciati nei loro territori come lo sono ora”.

Minacce come “ il neo-estrattivismo e la forte pressione da parte di grandi interessi economici “ e anche la “perversione di certe politiche che promuovono la “conservazione” della natura senza tenere conto dell’essere umano e, in concreto, di voi fratelli amazzonici che la abitate”.

Il Papa chiede “spazi istituzionali di rispetto, riconoscimento e dialogo con i popoli nativi” e riconosce “che esistono iniziative di speranza che sorgono dalle vostre realtà locali e dalle vostre organizzazioni e cercano di fare in modo che gli stessi popoli originari e le comunità siano i custodi delle foreste, e che le risorse prodotte dalla loro conservazione ritornino a beneficio delle vostre famiglie, a miglioramento delle vostre condizioni di vita, della salute e dell’istruzione delle vostre comunità”.

Per il Papa la gent dell’ Amazzonia è “memoria viva della missione che Dio ha affidato a tutti noi: avere cura della casa comune.  La difesa della terra non ha altra finalità che non sia la difesa della vita”.  E poi la “tratta di persone: la mano d’opera schiavizzata e l’abuso sessuale. La violenza contro gli adolescenti e contro le donne è un grido che sale al cielo”. Chiede il Papa: “Ci sono molte complicità. La domanda è per tutti!”.

Il pensiero del Papa è per  i “Popoli Indigeni in Isolamento Volontario” (PIAV), i “più vulnerabili tra i vulnerabili”.

Isolati anche dalla loro storia, che vivono in luoghi inaccessibili nella” foresta per poter vivere in libertà” . Vanno difesi, perché non ci sono minoranze “ma autentici interlocutori”. Perché “l’Amazzonia, oltre ad essere una riserva di biodiversità, è anche una riserva culturale che deve essere preservata di fronte ai nuovi colonialismi”.

Ed ecco la famiglia al centro “l’istituzione sociale che più ha contribuito a mantenere vive le nostre culture. In momenti passati di crisi, di fronte ai diversi imperialismi, la famiglia dei popoli originari è stata la migliore difesa della vita. Ci è chiesta una speciale cura per non lasciarci catturare da colonialismi ideologici mascherati da progresso che a poco a poco entrano e dilapidano identità culturali e stabiliscono un pensiero uniforme, unico... e debole”. Parla degli anziani, il Papa ma anche dei figli che devono studiare senza, dice ripetendo le parole di Yesica che ha raccontato la sua testimonianza:  “non vogliamo che la scuola cancelli le nostre tradizioni, le nostre lingue, non vogliamo dimenticarci della nostra saggezza ancestrale!” dice.

Cultura dell’incontro allora e il Papa chiede ai vescovi “che, come si sta facendo anche nei luoghi più isolati della selva, continuino a promuovere spazi di educazione interculturale e bilingue nelle scuole e negli istituti pedagogici e universitari. Mi congratulo per le iniziative che vengono prese dalla Chiesa peruviana dell’Amazzonia per la promozione dei popoli originari”.

E’ un grazie quello del Papa ai giovani “che si sforzano di elaborare, dal proprio punto di vista, una nuova antropologia e lavorano per rileggere la storia dei loro popoli dalla loro prospettiva”.

Mostrateci la vostra identità, dice il Papa “abbiamo bisogno di ascoltarvi.

Quanti missionari e missionarie si sono impegnati con i vostri popoli e hanno difeso le vostre culture! Lo hanno fatto ispirati dal Vangelo. Anche Cristo si è incarnato in una cultura, quella ebrea, e a partire da quella, si è donato a noi come novità per tutti i popoli in modo che ciascuno, a partire dalla propria identità, si senta autoaffermato in Lui. Non soccombete ai tentativi che ci sono di sradicare la fede cattolica dei vostri popoli”. E per questo chiede ai popoli dell’Amazzonia: “Aiutate i vostri Vescovi, i missionari e le missionarie affinché si uniscano a voi, e in questo modo, dialogando con tutti, possano plasmare una Chiesa con un volto Amazzonico e una Chiesa con un volto indigeno”.

Puerto Maldonado è una piccola città amazzonica all’incrocio dei fiumi Madre de Dios e Tambopata ed è la sede del Vicariato Apostolico di Puerto Maldonado.  Il primo esploratore spagnolo, alla ricerca dell’oro, a viaggiare e a scoprire questi territori è Juan Alvarez Maldonado, nel 1567, il quale dopo aver perso più di 200 uomini a causa delle malattie e degli attacchi delle popolazioni indigene, deve lasciare la zona. Bisogna aspettare la metà del XIX secolo perché un altro spagnolo, il colonnello Faustino Maldonado, faccia la prima mappa dell’area. Con il boom della gomma, nel 1902, e con la costruzione di una strada che dalla costa conduce alle sorgenti del fiume Tambopata, la città cresce rapidamente, grazie anche poi ad attività minerarie e di disboscamento, attività che continuano ancora oggi, anche se fortunatamente si stanno adottando misure volte a proteggere l’ambiente.  Il Vicariato di Puerto Maldonado viene istituito nel 1949 su realtà missionarie precedenti. 267.907 i  cattolici; 21 parrocchie; 4 chiese; 40 sacerdoti diocesani ; 18 suore; 3 seminaristi dei corsi filosofico e teologico; 21 membri degli istituti religiosi maschili; 33 membri degli istituti religiosi femminili; 65 istituti educativi; 11 istituti di beneficenza; 2.787 battesimi nell’ultimo anno.

Il Papa ha consegnato ai 4000 rapresentanti dei popoli dell' Amazzonia la Laudato si nelel lingue locali, in attesa del Sinodo del 2019 la cui prima riunione preparatoria si svolge proprio a Puerto Maldonado in serata.