Il Papa in Myanmar: "La via della vendetta non è la via di Gesù"

Il Papa presiede la Messa al Kyaikkasan Ground
Foto: Edward Pentin CNA
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"Sono venuto come pellegrino per ascoltare e imparare da voi, e per offrirvi alcune parole di speranza e consolazione". Così Papa Francesco nell'omelia della Messa - la prima celebrata in Myanmar - presso il Kyaikkasan Ground di Yangoon, a cui hanno preso parte circa 150.000 fedeli.

Commentando le Letture, il Papa ricorda che "l'interprete definitivo dei misteri di Dio è Gesù. Egli è la sapienza di Dio in persona. Gesù non ci ha insegnato la sua sapienza con lunghi discorsi o mediante grandi dimostrazioni di potere politico e terreno, ma dando la sua vita sulla croce".

Non basta fare affidamento su noi stessi - prosegue il Pontefice - poichè è facile perdere l'orientamento, pertanto "è necessario ricordare che disponiamo di una sicura bussola davanti a noi, il Signore crocifisso. Nella croce, noi troviamo la sapienza, che può guidare la nostra vita con la luce che proviene da Dio".

Insieme alla sapienza troviamo - aggiunge - "la guarigione. Molti in Myanmar portano le ferite della violenza, sia visibili che invisibili. La tentazione è di rispondere a queste lesioni con una sapienza mondana che è profondamente viziata. Pensiamo che la cura possa venire dalla rabbia e dalla vendetta. Tuttavia la via della vendetta non è la via di Gesù. La via di Gesù è radicalmente differente. Quando l’odio e il rifiuto lo condussero alla passione e alla morte, Egli rispose con il perdono e la compassione".

Attraverso il dono dello Spirito Santo "Gesù - sottolinea il Papa - rende capace ciascuno di noi di essere segno della sua sapienza, che trionfa sulla sapienza di questo mondo, e della sua misericordia, che dà sollievo anche alle ferite più dolorose".

Attraverso l'Eucaristia, dunque, "impariamo anche come trovare riposo nelle sue ferite, e là essere purificati da tutti i nostri peccati e dalle nostre vie distorte. Rifugiandovi nelle ferite di Cristo, cari fratelli e sorelle - esorta - possiate assaporare il balsamo risanante della misericordia del Padre e trovare la forza di portarlo agli altri, per ungere ogni ferita e ogni memoria dolorosa. In questo modo, sarete fedeli testimoni della riconciliazione e della pace che Dio vuole che regni in ogni cuore umano e in ogni comunità".

Francesco loda in tal senso l'impegno della Chiesa birmana che "con mezzi assai limitati" proclama "il Vangelo ad altre minoranze tribali, senza mai forzare o costringere, ma sempre invitando e accogliendo. In mezzo a tante povertà e difficoltà, molti di voi offrono concreta assistenza e solidarietà ai poveri e ai sofferenti. Attraverso le cure quotidiane dei suoi vescovi, preti, religiosi e catechisti, la Chiesa in questo Paese sta aiutando un gran numero di uomini, donne e bambini, senza distinzioni di religione o di provenienza etnica".

Sono testimone - assicura il Pontefice - "che la Chiesa qui è viva, che Cristo è vivo ed è qui con voi e con i vostri fratelli e sorelle delle altre Comunità cristiane. Vi incoraggio a continuare a condividere con gli altri la sapienza inestimabile che avete ricevuto, l’amore di Dio che sgorga dal cuore di Gesù" che "vuole donare questa sapienza in abbondanza. Certamente Egli premierà i vostri sforzi di seminare semi di guarigione e riconciliazione nelle vostre famiglie, comunità e nella più vasta società di questa nazione".

L'amore della croce è "inarrestabile. È come - conclude il Papa - un GPS spirituale che ci guida infallibilmente verso la vita intima di Dio e il cuore del nostro prossimo".