In mostra a Roma una collezione inedita di manoscritti iracheni antichi

Grandes heures des manuscrits irakiens
Foto: Amazon
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La mostra “Grandes Heures des Manuscrits irakiens” offrirà l’opportunità di vedere la preziosa e secolare eredità che ci giunge da quella terra tanto provata che è l’Iraq. Il mio pensiero va soprattutto ai suoi figli e alle sue figlie che continuano a vivere e a testimoniare la fede in Cristo risorto, e si estende a quanti, in passato e ancora oggi, sono stati accolti nei paesi della diaspora”. Sono le parole dal cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese orientali che il 9 giugno ha inaugurato a Roma una mostra speciale: Una collezione inedita di manoscritti iracheni antichi dal XIIIal XIX secolo tratti dall'archivio del convento domenicano di Mosul.

La mostra speciale si svolgerà dal 10 al 17 giugno presso il convento domenicano di Santa Maria sopra Minerva a Roma. Sin dal 1750 i preziosi manoscritti, più di ottocento in origine, erano custoditi nella biblioteca del convento di Mosul. Nel 2014, alla vigilia dell’assedio della piana di Ninive delle truppe del sedicente stato islamico, gran parte di loro sono stati trasferiti e messi in salvo a Erbil (Kurdistan iracheno) dal prete domenicano Najeeb Michaeel.

La mostra di manoscritti è corredata da un insieme di ricordi storici, in particolare da una serie di scatti provenienti dal fondo fotografico antico del convento (1855-1930).

“Sono i documenti della fede – commenta il Cardinale Sandri -  che hanno reso possibile le celebrazioni liturgiche, lo studio della Bibbia e l’approfondimento delle altre materie ai nostri fratelli e sorelle vissuti in passato. Bisogna ricordare che questi manoscritti sono stati realizzati e conservati là dove la comunità cristiana era una minoranza nel paese, ma le veniva data la possibilità di apportare il suo contributo all’edificazione del bene comune, sviluppando tutte le espressioni della sua cultura: l’arte, la musica, la letteratura, la scienza”.

Dunque, come sottolinea ancora il prefetto, il ricordo di un passato di libertà e di testimonianza trasforma il desiderio di stabilità che anima il presente “in una accorata supplica affinché il Signore tocchi i cuori violenti e conceda la pace tanto attesa”.

“Se alcuni distruggono – conclude il Cardinale Sandri - noi dobbiamo rendere omaggio a chi, profeticamente, ha scelto di abitare in Iraq, immergendosi nella vita e costruendo fecondi legami con l’Occidente, nel pieno rispetto della particolarità delle tradizioni e dei riti orientali. Predicatori, grazie ai quali è stato possibile salvare dalla distruzione numerosi manoscritti esposti”.