L'Hermes dei Musei vaticani recupera la sua bellezza

Il volto dell' Hermes
Foto: Daniel Ibanez / CNA
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La reversibilità. Ogni intervento su un’opera d’arte deve essere reversibile e il meno invasivo possibile. Così è anche per uno dei restauri più recente presentati dai Musei dello Stato della Città del Vaticano: l’ Hermes del Belvedere.

La statua di Hermes venne acquistata sotto il pontificato di Paolo III Farnese a metà del 1500 ed esposta nel Cortile del Belvedere, forse era stata ritrovata negli scavi di Castel S. Angelo.

Creduta la immagine di Antinoo, il bellissimo giovane amato dall’imperatore Adriano, la scultura fu nota per lungo tempo.

In realtà si tratta della raffigurazione di Hermes, il dio messaggero per eccellenza che, tra i suoi compiti, aveva anche quello di accompagnare le anime dei morti nell’oltretomba. In tale veste è qui raffigurato, con l’espressione mesta e pensierosa, il mantello da viaggio avvolto e appoggiato sulla spalla sinistra.

La fama fu enorme nei secoli tanto che alla fine del Settecento era ancora considerata “una delle statue più perfette che ci siano giunte dall’antichità”.

Probabilmente eseguita da una bottega attiva a Roma durante il regno di Adriano  nella prima metà del II secolo d.C, ebbe bisogno subito di un restauro perché era stata ritrovata in pezzi. E già nel  1560 è documentato un restauro, poi rimosso, attribuito a Guglielmo Della Porta, che dovette integrare il braccio destro e la mano sinistra con il panneggio del mantello, lungo fino a toccare il polpaccio sinistro. 

Altri restauri si sono susseguiti nei secoli fino al 1995 quando, grazie a un generoso finanziamento da parte dei Patrons of the Arts in the Vatican Museums - California Chapter. La scultura fu portata in laboratorio e venne integralmente smontata, tutti i perni in ferro furono sostituiti con dei nuovi in acciaio inox che, a sezione tonda, vennero fissati con resina poliestere.

Ma proprio questa tecnica ha mostrato i suoi limiti anche a causa della esposizione della statua in un ambiente aperto.

Il lavoro, iniziato nel novembre del 2014 grazie al generoso finanziamento dei Patrons of the Arts in the Vatican Museums - Northwest Chapter, ha avuto uno sviluppo

piuttosto complesso, anche per il carattere sperimentale del restauro, grazie alla collaborazione con il Laboratorio Diagnostica.

Uno dei problemi delle opere del Belvedere è proprio la esposizione agli agenti atmosferici. Tanto che una delle idee in cantiere è quella di una copertura ad ombrello per poter eliminare almeno le piogge acide, e il grosso delle polveri sottili che inquinano l’aria di Roma e arrivano alle opere d’arte.

Il restauro, presentato la settimana scorsa ai Patrons, è stata smontata e rimontata con nuovi perni utilizzando un collante di malta a base di caolino.

Ripulito il marmo a tampone con acqua, le stuccature delle varie giunture sono state ripristinate con calce, polvere di marmo, grassello di calce e, infine, acquarellate in modo mimetico. Su tutta la superficie è stato applicato uno strato di protettivo, appositamente brevettato dal Laboratorio Marmi, in collaborazione con il Laboratorio di Diagnostica.

Ora Hermes e le altre statue del Cortile Ottagono sono sotto controllo grazie ad alcuni sensori, in grado di rilevare anche le più minime sollecitazioni di forze. Hermes, Laocoonte e gli altri capolavori sono più sicuri.