Papa Francesco da Padre Pio, la vita cristiana non è un "mi piace" ma un "mi dono"

Papa Francesco nella cella di Padre Pio a San Giovanni Rotondo
Foto: Vatican Media/ Aci Group
Facebook Twitter Google+ Pinterest Addthis

Inizia tutto da lì, dai piccoli, dai malati, dai figli di Padre Pio che volle per i sofferenti una casa che non solo li curasse ma li dove si sentissero amati.

Dopo la vista al luogo delle stimmate, a Pietrelcina,  Papa Francesco arriva a San Giovanni Rotondo, percorre chilometri in papamobile per salutare tutti accompagnato dal suono delle campane della città e passa sotto archi di fiori. Arriva al Poliambulatorio “Giovanni Paolo II” dove è accolto da Domenico Crupi, Direttore Generale di Casa Sollievo della Sofferenza, visita i bambini degenti nel reparto di Oncoematologia Pediatrica. Bacia, abbraccia, firma magliette, incontra e parla con genitori coraggiosi.

Poi arriva al Santuario di Santa Maria delle Grazie è accolto dal Ministro Provinciale dei Cappuccini, Padre Maurizio Placentino, dal Guardiano, Padre Carlo Laborde, e dal Rettore, Padre Francesco Dileo, saluta la Comunità religiosa dei Cappuccini uno ad uno e venera il corpo di San Pio da Pietrelcina e il Crocifisso delle stimmate.

Il momento più festoso però è quello della Messa celebrata nell' altare papale creato per la prima visita di Giovanni Paolo II, nel piazzale del Santuario con migliaia di persone che lo attendono da ore, gli altri lo hanno salutato nelle strade della città.

 E il Papa nella omelia come nel suo stile riflette su tre parole: preghiera, piccolezza, sapienza che diventano segni visibili: i gruppi di preghiera, gli ammalati della Casa Sollievo, il confessionale.

 La preghiera, per Gesù non era un optinonal dice il Papa e “ se vogliamo imitare Gesù, iniziamo anche noi da dove cominciava Lui, cioè dalla preghiera”.  E allora ecco la domanda: “noi cristiani preghiamo abbastanza? Spesso, al momento di pregare, vengono in mente tante scuse, tante cose urgenti da fare.”  E San Pio Raccomandava: «Pregate molto, figli miei, pregate sempre, senza mai stancarvi»”.  E il Papa chiede quanto la preghiera di adorazione e di lode sia davvero viva.

Ma “le nostre preghiere assomigliano a quella di Gesù o si riducono a saltuarie chiamate di emergenza? Oppure le intendiamo come dei tranquillanti da assumere a dosi regolari, per avere un po’ di sollievo dallo stress? No, la preghiera è un gesto di amore, è stare con Dio e portargli la vita del mondo: è un’indispensabile opera di misericordia spirituale. E se noi non affidiamo i fratelli, le situazioni al Signore, chi lo farà? Chi intercederà, chi si preoccuperà di bussare al cuore di Dio per aprire la porta della misericordia all’umanità bisognosa? Per questo Padre Pio ci ha lasciato i gruppi di preghiera. A loro disse: «E’ la preghiera, questa forza unita di tutte le anime buone, che muove il mondo, che rinnova le coscienze, […] che guarisce gli ammalati, che santifica il lavoro, che eleva l’assistenza sanitaria, che dona la forza morale […], che spande il sorriso e la benedizione di Dio su ogni languore e debolezza» (ibid.). Custodiamo queste parole e chiediamoci ancora: io prego? E quando prego, so lodare, so adorare, so portare la vita mia e della gente a Dio?”.

 Piccolezza poi quella di chi ha il cuore umile che è “come un’antenna, che capta il segnale di Dio. Perché Dio cerca il contatto con tutti, ma chi si fa grande crea un’enorme interferenza: quando si è pieni di sé, non c’è posto per Dio”. E, dice il Papa nella omelia “ Il mistero di Gesù, come vediamo nell’Ostia ad ogni Messa, è mistero di piccolezza, di amore umile, e si coglie solo facendosi piccoli e frequentando i piccoli. E ora possiamo chiederci: sappiamo cercare Dio là dove si trova?”. Da questa attenzione ai piccoli nasce  la Casa Sollievo della Sofferenza: “Chi si prende cura dei piccoli sta dalla parte di Dio e vince la cultura dello scarto, che, al contrario, predilige i potenti e reputa inutili i poveri. Chi preferisce i piccoli proclama una profezia di vita contro i profeti di morte di ogni tempo, anche di oggi che scartano i malati e gli anziani perché non servono". E ricorda lo scarto dei bambini malati a Sparta: " noi oggi lo facciamo con più crudeltà e più scienza" e " i piccoli non sono voluti oggi  e per questo Gesù è lasciato da parte".

E c’è poi la  sapienza e “l’unica arma sapiente e invincibile è la carità animata dalla fede, perché ha il potere di disarmare le forze del male”.

Tanti parlano bene dei santi ma quanti imitano? “Molti sono disposti a mettere un “mi piace” sulla pagina dei grandi santi, ma chi fa come loro? Perché la vita cristiana non è un “mi piace”, ma un “mi dono””. E quando Gesù ribadisce: «Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi», vuol dire Confessione, il sacramento della Riconciliazione: “ Lì comincia e ricomincia una vita sapiente, amata e perdonata, lì inizia la guarigione del cuore.  Padre Pio è stato un apostolo del confessionale. Anche oggi ci invita lì; e ci dice: “Dove vai? Da Gesù o dalle tue tristezze? Dove torni? Da colui che ti salva o nei tuoi abbattimenti, nei tuoi rimpianti, nei tuoi peccati? Vieni, il Signore ti aspetta. Coraggio, non c’è nessun motivo così grave che ti escluda dalla sua misericordia”.

A conclusione, della messa anche il saluto dell’Arcivescovo di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo, Michele Castoro che ringrazia il Papa per la amorevole paternità verso i giovani, e "per la premura e l’affetto che ha voluto manifestare verso la mia persona, in special modo in questo periodo segnato dalla fragilità della malattia".

Intorno alle 13 il Papa riprende l’elicottero per fare rientro in Vaticano.