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Papa Francesco, la Pasqua con lo sguardo ad oriente nel ricordo di padre Chmil

Basilica di Santa Sofia | La Basilica di Santa Sofia a Roma  | PD
Basilica di Santa Sofia | La Basilica di Santa Sofia a Roma | PD
Padre Chmil | La tomba di Padre Chmil, nella cripta della Basilica di Santa Sofia a Roma | AS / ACI Stampa
Padre Chmil | La tomba di Padre Chmil, nella cripta della Basilica di Santa Sofia a Roma | AS / ACI Stampa

Distano pochi chilometri, la Basilica di San Pietro e la Basilica di Santa Sofia, che a Roma è dedicata al culto della comunità greco-cattolico ucraina. Ma quella distanza, quest’anno, sarà colmata da due dati. Il primo è che quest’anno per rito latino e rito orientale la Pasqua cade nello stesso giorno: non succede spesso. Il secondo è che Papa Francesco ha un legame speciale con la Basilica di Santa Sofia: lì è sepolto padre Stepan Chmil, che fu colui che introdusse il Papa al rito orientale.

Lo ha raccontato, poco dopo l’elezione di Papa Francesco, l’arcivescovo maggiore Sviatoslav Shevchuk. “Il Papa – disse – ha avuto in Stepan Chmil un mentore. Durante il suo tempo come studente della scuola salesiana, Papa Francesco si svegliava molto prima dei suoi compagni per celebrare la Divina Liturgia con padre Stepan. Conosce molto bene la nostra tradizione, così come la nostra liturgia”.

Ma chi era Padre Chmil? Nato nel 1914 nell’Ucraina occidentale, padre Chmil divenne salesiano, ma poté mantenere il rito orientale grazie ad una richiesta specifica fatta a Pio XI nel 1930 dal Cardinale Amleto Cicognani, prefetto della Congregazione delle Chiese Orientale. Il Cardinale Cicognani chiedeva il permesso che i novizi salesiani di rito bizantino mantenessero i loro riti: fu concesso. I salesiani così accettarono candidati dall’Ucraina. 

Chmil andò a studiare ad Ivrea, quindi entrò nel noviziato salesiano vicino Chieri nel 1935, e infine prese i voti temporanei nel 1936. Fu ordinato sacerdote nel 1945, e fu poi inviato nel 1948 come missionario in Argentina, dove era chiamato a lavorare con gli immigrati ucraini laggiù, e divenne anche rettore del seminario. Fu lì che conobbe il giovane Jorge Mario Bergoglio, che proprio ad un salesiano, don Enrique Pozzoli, deve la sua vocazione e formazione.

Nel 1967, padre Chmil tornò in Italia, e lavorò in vari campi per la comunità ucraina, e morì nel 1978, dopo che le sue condizioni di salute erano peggiorate improvvisamente. Era considerato un uomo santo, e c'è un processo di canonizzazione in corso, che procede spedito con la benedizione di Papa Francesco, nonostante le normali difficoltà legate al periodo storico in cui è vissuto - era sacerdote ucraino in un periodo in cui la Chiesa ucraina era clandestina, sotto il comunismo. Fu seppellito nella Basilica di Santa Sofia.

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E qui la storia della Basilica si unisce a quella dei Papi, perché fu Paolo VI in persona ad inaugurare la basilica, il 28 settembre 1969. Voluta dal Cardinale Josyf Slipyj e costruita sul modello della Cattedrale di Kiev, Santa Sofia è punto di riferimento per la numerosa comunità ucraina a Roma. Una presenza importante: secondo gli ultimi dati disponibili, l’Italia è il primo Paese europeo per presenza di cittadini ucraini e negli ultimi anni ha visto un aumento del 62%. Gli ucraini, con circa 200 mila unità, rappresentano la quinta popolazione straniera per numerosità. Gli ucraini nella provincia di Roma si contano in 14 mila unità.

La Divina Liturgia della notte di Pasqua, quest’anno, avverrà nello stesso giorno in cui si festeggia la Pasqua per il Rito Latino. La prossima volta sarà nel 2025. Ma c’è sempre il sogno di un giorno comune per la celebrazione della Pasqua. Perché la Chiesa greco-cattolica ucraina è la più grande delle 22 Chiese orientali in piena comunione con Roma.

Quella greco-cattolica è una chiesa con le radici ben salde in oriente, e come le Chiese ortodosse segue il calendario giuliano. Ma è anche un modello di unità con Roma da non sottovalutare.

Dopo lo scisma d’Oriente, e varie vicissitudini, il metropolita di Kiev Isidoro decise di prendere parte al Concilio di Firenze nel 1439, e lì supportò l’unione con Roma. C’è stato dunque un periodo in cui Kiev era fedele sia a Roma che a Costantinopoli. Con l’Unione di Brest del 1596, il metropolitano ortodosso Michael Rohoza e buona parte dei suoi vescovi confluirono nella Chiesa Cattolica Romana, mantenendo le loro tradizioni. Così nacque l’attuale Chiesa greco-cattolica.

Quest’anno la comunione con Roma viene simboleggiata da un rito pasquale celebrato nello stesso giorno. Ma c’è anche questo legame particolare del Papa con la Basilica di Santa Sofia, che pure non ha mai visitato. Un legame reso ancora più forte dall’amicizia del Papa con l’Arcivescovo Maggiore Shevchuk, che fu eparca a Buenos Aires prima di guidare l’intera Chiesa Greco Cattolica Ucraina.

Dalla tomba di Pietro alla tomba di Padre Chmil, oriente e occidente si uniscono idealmente in questo giorno di Pasqua. Sullo sfondo, la guerra in Ucraina, dimenticata da tutti, ma non dalla Chiesa. E l’affetto di un Papa che da sempre guarda a Oriente.

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