Santa Sede e Taiwan, 75 anni di relazioni diplomatiche

La bandiera di Taiwan sull'ambasciata di Taiwan presso la Santa Sede
Foto: Taiwan Today
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Molto più di una celebrazione. Per Taiwan, i 75 anni di relazioni diplomatiche festeggiate con la Santa Sede, in un convegno presso la Pontificia Università Urbaniana il 10 di ottobre e qualche settimana dopo a Taipei, rappresentano anche la certificazione di un collegamento che è destinato a rimanere. Almeno per ora.

Nell’ambito delle trattative tra Repubblica Popolare di Cina e Santa Sede, infatti, l’ostacolo opposto per le relazioni diplomatiche è sempre uno: le relazioni che la Santa Sede continua ad intrattenerne con Taipei, parte di un ristretto gruppo di venti Stati al mondo. Mentre si trattava sulla questione della nomina dei vescovi, con l’idea di dare a Pechino la possibilità di mostrare una preferenza, si parlava anche di possibili relazioni diplomatiche da aprire, in vista di un sognato viaggio del Papa in Cina.

E allora, si era anche fatta ventilare l’ipotesi di lasciare la nunziatura di Cina a Taipei, da sostituire con un centro diplomatico “leggero” a Pechino, e questa ipotesi veniva anche dal fatto che Fitzpatrick Russell, lo chargée d’affairs che guidava la nunziatura – da quando Taiwan non è riconosciuto a livello internazionale non c’è un nunzio a guidare la delegazione della Santa Sede – era stato nominato nunzio in Turchia, e il successore non era stato ufficialmente nominato. Ma c’era.

E in più, le trattative sulle nomine dei vescovi venivano rallentate dalla pretesa del governo di Pechino che tutti i vescovi illegittimi fossero regolarizzati, mentre lo stesso governo di Pechino metteva in luce la necessità di “sinizzare le religioni”, in una dialettica che anche il nuovo vescovo di Hong Kong, Michael Yeung, non ha mancato di notare.

Insomma, mentre si allontana un accordo sui vescovi che sembrava imminente, resta congelata anche l’idea di nuovi rapporti diplomatici, e Taiwan può ben sperare di mantenere con la Santa Sede un rapporto privilegiato.

Non per niente, l’ambasciatore di Taiwan presso la Santa Sede, Matthew Lee, ci ha tenuto durante l'evento in Ubraniana lo scorso 5 ottobre a sottolineare che Taiwan “tiene molto all’amicizia con la Santa Sede, e i nostri legami sono segnati da una stretta e crescente amicizia che si riflette nei nostri progetti umanitari, negli scambi culturali, nei programmi educativi, di dialogo interreligioso, nel mutuo scambio”.

Dal canto suo, nella stessa circostanza l’arcivescovo Paul Richard Gallagher, “Ministro degli Esteri” vaticano, ha ribadito gli impegni comuni di Santa Sede e Taiwan, e ha sottolineato che “la Santa Sede continuerà ad essere vostro impegnato compagno nella famiglia dei popoli, sostenendo ogni iniziativa che contribuisce al dialogo, promuove una vera cultura dell’incontro e costruisce ponti di fraternità e pace per il bene di tutti”.

Insomma, grandi rassicurazioni sul fronte diplomatico. A Taipei, l’evento - avvenuto qualche tempo dopo quello dell'Urbaniana - è stato organizzato dalla nunziatura apostolica, dalla Conferenza Episcopale Regionale Cinese (i vescovi di Taiwan) e dall’Università cattolica Fu Jen, con una serie di relazioni che hanno incluso il saluto di monsignor Sladan Cosic, chargé d’affairs della nunziatura, e dell’arcivescovo di Taipei John Shan-Chuan Hung.

Molte le relazioni in quella circostanza. Suor Beatrice Lung ha raccontato il lungo cammino di relazioni tra i due Stati, padre Jac Kuepers ha messo in luce le statistiche dell’attività dei cattolici di Taiwan, padre Louis Gendron ha guardato indietro all’evangelizzazione operata non solo a Taiwan, ma in tutto il mondo di lingua cinese.

E così, la Cina continentale sembra allontanarsi, mentre si riavvicina Taiwan, che di recente ha anche ospitato la grande conferenza mondiale dell'Apostolato del Mare