“Torni la voce di Gesù in Europa”. Da Minsk riparte la missione dei vescovi

Uno dei momenti della discussione alla plenaria del CCEE, che si è tenuta a Minsk dal 28 all'1 ottobre
Foto: © Shchyhlinskaya Aliaksandra/ccee.eu
Facebook Twitter Google+ Pinterest Addthis

L’Europa? Non è solo una terra, ma un compito spirituale. Al termine dell’assemblea plenaria di Minsk, i vescovi del Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee lanciano, in pratica, la missione europea. Con l’obiettivo di trovare le vie perché la voce del Signore Gesù torni a risuonare “nel cuore dell’uomo europeo”.

È una missione di evangelizzazione, che non va letta però come un tentativo di conquista, una occupazione degli spazi pubblici. È, piuttosto, una preoccupazione pastorale, la necessità di “dire Gesù”, come aveva detto il Cardinale Bagnaco, presidente del CCEE, nella prolusione di inizio lavori. Anche perché è proprio il messaggio di Cristo ad essere “garanzia” dei “diritti e doveri umani”.

Per questo, il nuovo slancio dell’Europa richiesto anche da Papa Francesco non può prescindere dall’annuncio di Cristo, dato che “la dignità umana dove può essere ancorata solidamente se non in Gesù figlio di Dio fatto uomo?” Questo – aggiungono i vescovi – è “il contributo specifico del Cristianesimo all’identità europea, e due millenni di carità, arte, cultura, ne sono viva testimonianza”.

I vescovi partecipano allo slancio con la “lieta notizia”, un messaggio “alto e forte”, ma con “strumenti poveri”, perché “il Vangelo di Gesù è la perenne sorgente della storia europea, della sua civiltà umanistica, della democrazia, dei diritti e doveri e umani”.

Il Vangelo è dunque sorgente di “quella unità di ideali spirituali ed etici che è da sempre l’anima e il destino dell’Europa”. Una unità in cui i vescovi credono allo stesso modo in cui credono “ad un continuo cammino di riconciliazione che è parte non solo della storia, ma della vita, e che porta al rispetto e alla valorizzazione delle diverse religioni oltre ogni estremismo”.

E ancora, è il Vangelo che ha dato volto alla “apertura alla religione, alla trascendenza, alla relazione solidale, alla comunione”, rivelando “la dignità unica della persona” e ispirando “il cammino non sempre facile dell’Europa che ha visto anche limiti ed errori”. 

Anche il fenomeno dell’immigrazione – notano i vescovi – è illuminato dall’anima del Vangelo, “nel segno dell’accoglienza, della integrazione e della legalità, nonostante difficoltà e timori, consci dello sforzo di una necessaria responsabilità comune”.

I vescovi incoraggiano dunque popoli e nazioni a “reagire alle forti suggestioni del secolarismo, che spinge a vivere senza Dio o a confinarlo nello spazio del privato, alimentando il germe dell’individualismo e generando solitudine”. Anche perché il segno migliore dello stato di salute della società è proprio il grado di natalità.

Si è discusso anche di giovani, in questa plenaria, in vista del prossimo sinodo dei vescovi. La Chiesa – scrivono i vescovi europei - “crede fermamente nei giovani, ne ha stima e fiducia, come una madre verso i suoi figli”.

Le preoccupazioni riguardano la “cultura liquida”, “l’esasperazione individualista”, i “conflitti e le ingiustizie”, che confermano l’impegno di “stare accanto ai giovani” per far sentire loro che “il Vangelo è l’annuncio del grande “sì” alla vita, all’amore, alla libertà, alla gioia: è dire ‘sì’ a Cristo”.

I vescovi europei si propongono dunque di essere “segno di speranza”, con la volontà di far giungere al cuore dell’Europa la parola di Gesù, quel “non temere, io sono con te” di cui si sente molto bisogno.

Da qui, l’esortazione finale: “Non temere antica Europa di essere te stessa, riprendi la via dei Padri che ti hanno sognata come casa di Popoli e Nazioni, madre feconda di figli e di civiltà, terra di umanesimo aperto e integrale. Sì, non temere, abbi fiducia! La Chiesa, esperta in umanità, ti è amica: con lo sguardo fisso a Cristo, e con in mano il Vangelo, con te cammina verso un futuro di conciliazione, di giustizia e di pace”.

Il messaggio è il risultato dell’analisi di questi due giorni. L’arcivescovo Stanislaw Gadecki di Poznan, vicepresidente del CCEE, ha commentato: “L’Europa ha perso la direzione verso il Cielo, ha perso la trascendenza e per questo è diventata povera, un museo del passato, donna sterile, stanca, ferita”.

E il Cardinale Angelo Bagnasco, presidente del CCEE, ha spiegato che l’antidoto a populismi e disaggregazioni sta nel fatto che “”L’Unione europea deve farsi sentire come una madre non come una matrigna, come una realtà più leggera e non come una realtà pesante e oppressiva. E ciò non vuol dire una unione più superficiale e meno identitaria, al contrario sarà più efficace perché entrerà nel cuore dei singoli popoli come una realtà bella e arricchente”.

Appuntamento per la prossima plenaria a Poznan, in Polonia. Spiega l'arcivescovo Gadecki che l'assemblea si terrà lì perché è il 1050esimo anno del primo vescovo della storia e perché è il centenario dell'indipendenza della Polonia.