Traffico di esseri umani, la Santa Sede pensa a come reintegrare le vittime

La presentazione del Workshop a Casina Pio IV. Al centro, l'arcivescovo Sanchez Sorondo, Cancelliere della Pontificia accademia delle Scienze Sociali, e Margaret Archer, presidente
Foto: Daniel Ibanez / ACI Group
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Come reintegrare in società le vittime del traffico di esseri umani? Come dare loro un aiuto legale? Si è parlato di questo nel workshop ospitato dalla Pontificia Accademia delle Scienze Sociali dal 4 al 6 novembre scorso.

Il convegno è parte di un vasto impegno sulla lotta al traffico di esseri umani fatto proprio dall’istituzione che ha sede in Casina Pio IV su esplicita richiesta di Papa Francesco al Cancelliere, l’arcivescovo Marcelo Sanchez Sorondo.

La presidente dell’Accademia, Margaret Archer, ha sottolineato il percorso fatto dall’Accademia, cercando di dare con questo ultimo workshop un approccio più pratico, tentando di “pensare dal punto di vista delle vittime” e non partendo solo dall’ “idea tradizionale di incriminare” quanti perpetuano il traffico di esseri umani.

Il tema del traffico di esseri umani è entrato di prepotenza nell’Agenda ONU per gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile 2030, dove al punto 27 si legge che gli Stati parte si impegnano a sradicare “il lavoro forzato e il traffico di esseri umani” e di porre fine “al lavoro minorile con tutte le forze”.

Quello del traffico di esseri umani è un affare, sottolinea Rani Hong, presidente della Tronie Foundaion, di “miliardi di dollari”. La signora Hong ha portato la sua testimonianza di ex bambina rapita dalla famiglia, ridotta in schiavitù e vittima del traffico fino a che non è stata venduta al sistema di adozioni internazionali del Canada, da dove ha cominciato a rifarsi una vita.

“Il problema di vendere i bambini per le adozioni – sottolinea – è un tema ancora sui media. Si parla molto di bambini venduti per servitù domestica, o per trapianti di organi, e per questo è importante farne un tema importante, in modo da educare le persone alla sensibilità”.

“Papa Francesco – afferma l’arcivescovo Sanchez Sorondo – ha affrontato il problema tempo fa, sottolineando come si è passati dal rapimento nelle strade ad Internet, perché è Internet il luogo da dove maggiormente vengono presi i bambini”.

Spiega ancora il Cancelliere della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali che “si trattava di spiegare la estensione del fenomeno del traffico di esseri umani e le buone pratiche o i modelli migliori che ci sono per ristabilire le vittime. Si è ripetuto, riassunta la definizione del traffico di esseri umani fatta sia da Benedetto XVI che da Papa Francesco, ovvero che il traffico di esseri umani è un crimine contro l’umanità nella figura del lavoro forzato e della prostituzione come tale e della vendita di organi, e si è cercato di vedere l’estensione del fenomeno, ma in questo piuttosto si è cercato di vedere quali sono le migliori pratiche per uscire”.

L’arcivescovo ricorda che “ci sono state infinite congregazioni di suore che si sono occupate di queste vittime”, ma che è molto importante che ci siano anche laici per dare un aiuto “spirituale, psicologico, umano”.

Tra i temi affrontati, anche il modo in cui rintracciare il traffico di esseri umani seguendo le tracce finanziarie. Un lavoro portato avanti dalla Global Alliance for Legal Aid, diretto da Jami Solli, co-organizzatrice del Workshop.

Sempre sul tema del traffico di esseri umani, Casina Pio IV si colorerà di rosa dal 9 al 10 novembre, con un convegno dedicato a “Donne giudici e pubblici ministeri sul traffico di esseri umani e il crimine organizzato”.