Turchia-Santa Sede, un libro crea l'occasione per il disgelo delle relazioni

Rinaldo Marmara presenta il libro "La squadra pontificia ai Dardanelli" a Papa Francesco, 3 febbraio 2016
Foto: L'Osservatore Romano
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“Io voglio bene al popolo turco e lo apprezzo”. Lo ha detto Papa Francesco a Rinaldo Marmara, presidente di Caritas Turchia e addetto culturale della Conferenza Episcopale Turca. Marmara ha incontrato Papa Francesco al termine dell’udienza generale del 3 febbraio, e gli ha presentato il libro “La squadra pontificia ai Dardanelli 1657”. Una presentazione che ha creato l’occasione di un comunicato stampa più ampio sulla storia della Turchia, in cui la Santa Sede parlava dei “tragici fatti” del 1915 in relazione al massacro degli armeni. Il fatto che non si sia parlato più del termine genocidio ha di fatto creato il disgelo delle relazioni diplomatiche tra Santa Sede e Turchia, la quale ha reinviato in Italia il suo ambasciatore accreditato presso la Santa Sede.

E così, è stato grazie a un libro che Turchia e Santa Sede si sono riavvicinate. Ad ACI Stampa, Marmara spiega che “il libro ha giocato un ruolo importante nella ripresa delle relazioni diplomatiche, anche se è stato unicamente uno strumento che ha provocato la dichiarazione di papa Francesco”. Ma la dichiarazione era segno della volontà di entrambe le parti di chiudere la questione.

Questione aperta il 13 aprile, quando Papa Francesco partecipò a una liturgia in Vaticano che ricordava il centenario del “grande male” – come viene ricordato in Armenia il massacro sistematico degli armeni ad opera dei Turchi –, definì quest’ultimo come “il primo genocidio del XX secolo”. Parole che in realtà riprendevano quelle di Giovanni Paolo II in un comunicato congiunto con il Catholicos Karekin II, capo della Chiesa apostolica armena. Ma, nel pronunciare quelle parole, Papa Francesco non segnalò che si trattava di una citazione. E la Turchia, che non ha mai voluto riconoscere il massacro degli armeni come “genocidio” (termine che tra l’altro prevede un riconoscimento giurdico) ritirò per protesta il suo ambasciatore presso la Santa Sede, Mehmet Pacaci.

Ma da allora, la diplomazia della Santa Sede ha lavorato incessantemente per ricucire lo strappo. Anche perché Papa Francesco aveva lasciato intendere che voleva intraprendere un viaggio in Armenia. Un viaggio che potrebbe avvenire in un buco che c’è nell’agenda romana diffusa dalla Prefettura della Casa Pontificia, che non prevede l’udienza generale del 22 giugno e l’Angelus del 26 giugno. Anche se Papa Francesco, proprio per mantenere buoni rapporti con la Turchia, potrebbe piuttosto decidere di andare in un Paese limitrofo, come Azerbaidjan o Kazakhistan. Mentre il viaggio in Armenia si potrebbe fare a settembre - sembra si sia già al lavoro per farlo - dopo il Sinodo Pan-Ortodosso. Non si farà invece il viaggio in Kosovo, per visitare i profughi, che pure sembrava possibile.  

Di fatto, dopo il comunicato diffuso dopo la consegna del libro da parte di Marmara, la ferita sembra essere ricomposta. Ankara ha considerato come uno “sviluppo positivo” le parole della Santa Sede. Un comunicato in cui la Santa Sede sottolinea anche che “è stato notato e apprezzato il rinnovato impegno della Turchia a rendere i propri archivi disponibili agli storici e ai ricercatori delle parti interessate”, cosa che tra l’altro – ricordano i turchi – è già stata fatta nel 2005.

Ma il comunicato della Santa Sede andava oltre. Si leggeva che “la memoria della sofferenza e del dolore, sia del lontano passato che di quello più recente, come nel caso dell’assassinio di Taha Carım, Ambasciatore della Turchia presso la Santa Sede, nel giugno del 1977, per mano di un gruppo terroristico, ci esorta a riconoscere anche la sofferenza del presente e a condannare ogni atto di violenza e di terrorismo, che continua a causare vittime ancor oggi”. Dettaglio, anche questo, apprezzato dalla diplomazia turca.

Era un incontro molto ben organizzato, quello tra Marmara e il Papa. Le parole di Papa Francesco sono state grandemente riportate dalla stampa turca. Racconta Marmara: “All'udienza generale ho offerto il libro curato da me al papa: ‘La squadra pontificia ai Dardanelli 1657’. Si tratta di un manoscritto della Biblioteca Apostolica Vaticana [Chigiano O.IV.57] sulla seconda battaglia dei Dardanelli 1657. La nota introduttiva è di Luca Berardi. Il libro è stato pubblicato dal sig. Atilgan Bayar, presidente della fondazione New East Foundation”.

Il libro era stato presentato già il 2 febbraio presso la Congregazione delle Chiese Orientali, ospitati dal Cardinal Leonardo Sandri. “Nella mia presentazione – racconta Marmara - ho spiegato l'importanza degli archivi vaticani per la storia della Turchia; e quando parlo di archivi vaticani non includo soltanto quello dell'Archivio Segreto, ma anche quelli della Segreteria di Stato, della Congregazione della Chiese Orientali, della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popli e gli archivi delle piccole singole chiese sparse nell'Anatolia (sempre parlando della Turchia)”.

Marmara è fermamente convinto che un rinnovato dialogo possa arrivare soltanto attraverso la cultura e la storia. Sottolinea: “Gli archivi, che sono una conoscenza reciproca (Santa Sede - Turchia) di una storia comune, ci dimostrano l'amicizia che esisteva già dal tempo dell'Impero ottomano tra questi due stati. Anche se le relazioni diplomatiche sono iniziate solo nel 1960, prima di questa data esistevano relazioni e rapporti amichevoli. Basti ricordare l'amicizia dei Delegati Apostolici Mons Bonetti e Mons Dolci con i sultani dell'epoca”.

Figura chiave è Angelo Giuseppe Roncalli, il futuro Papa Giovanni XXIII. “Come non ricordare – racconta Marmara – nel periodo della Repubblica l’amicizia di Mons Roncalli, Delegato Apostolico dal 1935 al 1944. Roncalli ha amato la terra di Turchia e il suo popolo. E in questa terra d'Oriente che si è maturata l'idea di un Concilio Vaticano II. Ed è poi da questa terra che ha lanciato il suo appello di fratellanza universale una domenica di Pentecoste, 28 maggio 1944, esortando i suoi fedeli ad abbattere le frontiere che li separavano dalle altre religioni. In questo appello riecheggiava un altro appello, lanciato sempre dall'Anatolia quasi 800 anni fa da Mevlana: Venite, venite come siete, infedeli, pagani, idolatri,... venite come siete!”

Dopo la presentazione del libro, il comunicato stampa successivo in cui si parlava di “tragici fatti del 1915” ha dato origine alla ripresa delle relazioni diplomatiche: l'ambasciatore turco Mehmet Paçaci è ritornato a Roma la sera del 4 Febbraio. 

Sottolinea Marmara: “Dato che il volume proviene da documenti della Biblioteca Apostolica Vaticana, la sua presentazione sottolinea anche l'importanza degli archivi vaticani per la storia della Turchia. Certamente gli eventi tragici del 1915 potrebbero essere analizzati attraverso questi archivi; già differenti libri sono stati pubblicati”.

E conclude: “Io come portavoce e   addetto culturale della Conferenza Episcopale di Turchia, ho il compito di promuovere l'importanza degli archivi vaticani per la storia della Turchia. La pubblicazione di questi libri è un bellissimo esempio ed una prova. Non dimenticando che sono i rapporti culturali che creano il clima di amicizia reciproca”.