Roma, 21 January, 2026 / 9:00 AM
Roma, la famosa piazza Navona. Un po' tutti la conoscono, forse per quel suo mercatino tradizionale a ogni Natale. Fotografie di un tempo passato si mescolano a quelle del presente. Tre fontane, famosissime in tutto il mondo. E poi, una chiesa: barocca e scrigno di fede e di arte. E' la chiesa di Sant'Agnese in Agone.
“Ingresso del luogo di turpitudini dove l’Angelo mandato da Dio intervenne a salvare Agnese”, così recita una targa all’ingresso della chiesa sotteranea di Sant’Agnese in Agone, a Roma. Questo, il luogo del martirio della santa di cui oggi ricorre la memoria liturgica.
Ma chi era Agnese? Una bellissima ragazza tredicenne. Lo stesso nipote di Diocleziano (in altri racconti il figlio del prefetto di Roma) si invaghì di lei, della sua bellezza. Intanto, l’imperatore Diocleziano - il 24 febbraio del 303 - dichiarava il Cristianesimo fuori legge, iniziando così le sue persecuzioni contro i cristiani. Agnese aveva fatto voto di castità perché voleva dedicarsi completamente a Cristo. Il figlio del prefetto di Roma tentò comunque di usarle violenza. Ma Agnese lo respinse. Per questo affronto, la giovane fu rinchiusa nel lupanare, postribolo che sorgeva proprio nel luogo in cui oggi sorge la chiesa di Sant’Agnese in Agone. In questo luogo di perdizione, il ragazzo avrebbe voluto possederla. Ma avvenne un fatto straordinario: un angelo lo toccò e morì ai piedi di Agnese. Lei, perdonandolo, chiese l’intercessione di Dio per riportarlo in vita. Il ragazzo resuscitò, ma Agnese venne accusata di stregoneria e la condannarono alle fiamme, sul rogo. Ma anche in questa occasione il Signore dimostrò la sua potenza: le fiamme si divisero in due senza toccare il suo corpo. Solo alla fine, un soldato - con un colpo di spada - le trafisse la gola. La giovane morì, proprio nel luogo dove oggi si trova la cripta di Agnese. Era il 305.
Questa, la storia del luogo del martirio. L’attuale costruzione della chiesa che possiamo ammirare oggi fu iniziata da Girolamo e Carlo Rainaldi, per poi essere ultimata da Francesco Borromini (1653-57) che la modificò sensibilmente.
Al Borromini, infatti, si deve la magnifica facciata concava che sembra abbracciare la piazza. I campanili gemelli, su disegno di Borromini, furono realizzati da Antonio Del Grande e Giovanni Maria Baratta. L’interno della chiesa è opera del Rainaldi. Conserva la pianta a croce greca. È un trionfo del barocco romano. Ori e marmi, cappelle, altari: tutto sembra immergere il fedele nel Paradiso. Quel Paradiso che è possibile scorgere nella cupola - sorretta da otto colonne - che venne affrescata da Ciro Ferri.
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