Città del Vaticano , 02 February, 2026 / 5:49 PM
Una suggestiva celebrazione quella di oggi presieduta da papa Leone XIV: è la Santa Messa della Festa della Presentazione del Signore. Inoltre oggi viene celebrata anche la XXX Giornata Mondiale della Vita Consacrata. La basilica vaticana è colma oltre da diversi pellegrini, soprattutto da donne e uomini dei più svariati ordini religiosi. Una celebrazione di luce, soprattutto. E a sottolineare tutto ciò ci pensa la processione con le candele in mano al popolo di Dio: “Luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele”. Il pontefice conduce la processione dall'esterno della basilica, dal portico d'ingresso, procedendo attraversando il corridoio centrale, verso l'altare maggiore. La basilica è in penombra, "in attesa" della Luce di Cristo. Un quadro suggestivo sottolineato anche dalla bellissima scenografia di fiori che aggiungono le quattro colonne del baldacchino del Bernini. La celebrazione comincia.
Dopo la lettura del Vangelo secondo Luca (cap. 2, 22-40), il papa prende la parola per la sua omelia. Papa Leone XIV comincia soffermandosi proprio sul Vangelo da poco letto: sulla pagina in cui Gesù è riconosciuto e annunciato come il Messia da Simeone e Anna. In questo episodio evangelico, il pontefice intravede “l'incontro tra due movimenti d'amore: quello di Dio che viene a salvare l'uomo e quello dell'uomo che attende con fede vigile la sua venuta”. Un Gesù che si presenta figlio di una famiglia di “poveri” (così dice papa Leone XIV). Questo ha un senso per il pontefice: si offre "a noi nel pieno rispetto della nostra libertà e nella piena condivisione della nostra povertà. Nel suo agire non c'è infatti nulla di costringente, ma solo la potenza disarmante della sua disarmata gratuità". Da parte dell'uomo, di contro, nei due personaggi di Simeone e Anna troviamo “l'attesa del popolo d'Israele”.
Ed è così che Cristo rappresenta la luce, “lampada al mondo” e l'Infinito “si dona al finito, in un modo così umile da passare quasi inosservato”. Ricorda, poi, la giornata di oggi in cui viene celebrata la XXX Giornata della Vita Consacrata. E proprio ai cosacrati che si rivolge papa Leone XIV: “La Chiesa vi chiede di essere profeti: messaggeri e messaggere che annunciano la presenza del Signore e ne preparano la via” esorta il pontefice. Così come li esortano a “svuotarsi” per il Signore, per divenire - citando il Malachia - “bracieri per il fuoco del Fonditore e vasi per la lisciva del Lavandaio”.
E' un'omelia, quella del pontefice, tutta incentrata sull'importanza di essere religiose e religiosi nel mondo di oggi: donne e uomini "chiamati a testimoniare, in una società dove fede e vita sembrano sempre più allontanarsi l'una dall'altra, in nome di una concezione falsa e riduttiva della persona, che Dio è presente nella storia come salvezza per tutti i popoli. A testimoniare che il giovane, l'anziano, il povero, il malato, il carcerato, hanno prima di tutto il loro posto sacro sul il suo Altare e nel suo Cuore, e che al tempo stesso ciascuno di loro è un santuario inviolabile della sua presenza, davanti al quale piegare le ginocchia per incontrarlo, adorarlo e glorificarlo”.
Fa, allora, riferimento alle tante congregazioni religiose che anche in mezzo ai conflitti non “se ne vanno; non scappano; rimangono, spoglie di tutto, per essere richiamo, più eloquente di mille parole, alla sacralità inviolabile della vita nella sua più nuda essenzialità, facendosi eco, con la loro presenza – anche là dove tuonano le armi e dove sembrano prevalere la prepotenza, l'interesse e la violenza – delle parole di Gesù: «Guardate di non disprezzare uno solo di questi piccoli, perché [...] i loro angeli nei cieli vedono sempre la faccia del Padre»”, continua il pontefice.
Una particolare attenzione, papa Leone XIV la rivolge alla preghiera del vecchio Simeone: «Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola, perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza». Una frase che “insegna l'inseparabilità tra la cura più autentica per le realtà terrene e la speranza amorosa in quelle eterne, scelte già in questa vita come fine ultimo ed esclusivo, capace di illuminare tutto il resto” ricorda papa Leone XIV. Simeone - sottolinea il pontefice - “ha visto in Gesù la salvezza ed è libero davanti alla vita e alla morte”. Così deve essere un religioso: con i piedi “ben piantati a terra, ma al tempo stesso costantemente rivolti ai beni eterni”.
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